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Moggi attacca Travaglio: "Sei uno pseudo juventino, vergognati"

Nicoletta Orlandi Posti
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Juve-Roma, impossibile non parlarne dopo una partita così: per l'importanza e per gli errori dell'arbitro Rocchi. E prepariamoci - vista la sosta del campionato (gioca la nazionale) - a sentire litanie per i prossimi 15 giorni. Ad ascoltare gente che vuole la pagina di giornale che altrimenti non avrebbe. L'On. Miccoli, per esempio, dice «presenterò un'interrogazione alla Camera ed un esposto alla Consob». In tanti si domanderanno se Miccoli, passato dal Palermo al Lecce, sia stato eletto parlamentare: in molti così sapranno che non è il giocatore, ma un signore con lo stesso cognome, e conosceranno così la vera identita del Parlamentare che proprio questo voleva. La domanda che si faranno tutti quanti magari contrasta con al sua carica: «È possibile che un deputato, con la nostra Italia in recessione, con gli scioperi a catena, con la disoccupazione sempre più galoppante, si possa interessare di un rigore dato o non dato da un arbitro?». C'è in gioco l'avvenire della patria e questo pensa al campionato di calcio anziché fare il mestiere a cui è preposto e per cui è stato eletto. Speriamo che siano in pochi ad assomigliare a Miccoli, altrimenti... E poi c'è Travaglio. Travestito da pseudo tifoso juventino come solo lui sa fare e rappresentare, dice: «Non mi vergognavo cosi dai tempi di Moggi: i suoi allievi hanno superato il maestro». Che dire a questo signore (?) che costruisce la sua fama attaccando persone e cose importanti che per lui diventano quasi un miraggio? Travaglio non solo non è juventino, è proprio contro la squadra bianconera. Se fosse juventino leggerebbe le motivazioni dei vari processi, da quello sportivo a quello ordinario, che recitano: “Campionato regolare, nessuna partita alterata, sorteggio regolare”. E allora? Si dovrebbe vergognare, sì, ma per quello che dice e scrive nel segreto delle sue stanze invece di presentarsi ad un confronto che però smaschererebbe tutte le sue fandonie. Guardandosi allo specchio sarebbe pure capace di dire, se il caso lo richiedesse: «Ma quello chi è?». Altro pseudo juventino è Zeman, allenatore del Cagliari. È stato muto dopo l'esonero dalla Roma del suo amico Baldini. È andato al Cagliari perdendo le prime partite, poi è bastata una vittoria, quella di S. Siro contro l'Inter, per risentirlo recitare, su sollecitazione di chi vuol fare audience, le solite litanie contro la Juve e i suoi dirigenti. Dovrebbe pensare alla squadra che gli è stata consegnata anziché parlare male delle persone, visto che a campionato appena iniziato già naviga in zona retrocessione. Con lui la Roma subì la bellezza di 53 reti, un record per la società giallorossa mai sfiorato, e con lui uno dei migliori giocatori, De Rossi, che è il perno attuale della squadra di Garcia, stava al massimo in panchina se non in tribuna. E non ha neppure aspettato la controprova dopo la vittoriosa partita con l'Inter, evidentemente moriva dalla voglia di cinguettare, se avesse almeno contato fino a 10 avrebbe capito che non era un'impresa andare a vincere contro la squadra nerazzurra presa a schiaffi anche dalla Fiorentina con un secco 3-0. Ma a lui interessa cantare: tanto se lo esonerano prende ugualmente lo stipendio. Chissà se un giorno gli si possano aprire le porte di Sanremo. di LUCIANO MOGGI

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