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Il cardiochirurgo

Alfieri, l'uomo che ha in mano il cuore di Silvio

14 Giugno 2016

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Alfieri, l'uomo che ha in mano il cuore di Silvio

L' uomo che oggi avrà fisicamente per le mani il cuore di Silvio Berlusconi, e che ne arresterà il naturale battere per quasi un' ora, preferisce far parlare gli interventi eseguiti - oltre diecimila in una carriera quarantennale - piuttosto che rilasciare dichiarazioni.
Ottavio Alfieri, classe 1947, è un' istituzione vivente della cardiochirurgia mondiale il quale, dopo una carriera in movimento, ha messo saldissime radici all' ospedale San Raffaele di Milano, contribuendo a incrementarne la fama del polo di eccellenza sanitario idealizzato e realizzato da don Verzè, recentemente entrato nella galassia della famiglia Rotelli con il gruppo San Donato.
Bergamasco di nascita, una passione formidabile per l' arte e il periodo storico del Rinascimento, ama condividere con le due nipotine parte del (poco) tempo libero, illustrando loro i capolavori dei grandi del passato.  Per liberare la mente e rilassarsi si dedica a lunghe camminate in montagna, surrogate - quando la necessità lo impone - con una corsa o una lunga nuotata.


È a Brescia, però, che ottiene la consacrazione professionale: infatti agli Spedali Civili nel 1986 conquista il primariato in cardiochirurgia, carica che mantiene fino al 1997, quando si trasferisce a Segrate, a un tiro di schioppo dall' utopia urbanistica del Cavaliere, il quartiere di Milano Due, nell' istituto di cura che - all' epoca - il prete-manager stava lanciando nel campo della ricerca biomedica e dell' istruzione universitaria, ottenendo di lì a poco l' accreditamento alla Regione Lombardia.
Tanto riservato in pubblico quanto capace di sciogliere le paure dei pazienti con un sorriso e una parola azzeccata (i forum di medicina in rete i corrispettivi di Tripadvisor per le cure mediche ricevute, sono zeppi di commenti entusiasti di persone passate sotto i ferri della sua équipe), Alfieri si laurea a Parma e si specializza prima a Bari in chirurgia cardiovascolare e poi a Utrecht, nei Paesi Bassi, in chirurgia cardiopolmonare. In mezzo, un tour negli Stati Uniti, a farsi le ossa all' università di New York in Buffalo e nell' università dell' Alabama.

Nel 1986, come detto, è primario a Brescia, dove inizia anche l' esperienza universitaria, culminata con la cattedra nel 2004, alla Vita e Salute del San Raffaele. Alfieri ha anche ricoperto il ruolo di presidente dell' Associazione europea di chirurgia cardiotoracica e direttore della Scuola europea di chirurgia cardiotoracica e ottenuto l' Ambrogino d' oro nel 2011.
Un curriculum impressionante che fa il paio con alcuni interventi che hanno fatto la storia delle sale operatorie. Nel 2011, ad esempio, Alfieri salva un 55enne con il cuore devastato da un infarto: ventricolo destro e sinistro sono praticamente "esplosi". In assenza di un donatore si provvede a espiantare quasi completamente l' organo per sostituirlo con una protesi meccanica.
Ma è con la tecnica operatoria che porta il suo nome, introdotta nei primi anni Novanta e via via perfezionata, la cosiddetta "Alfieri stitch", ossia la correzione del malfunzionamento della valvola mitralica con un banalissimo punto si sutura, che entra nel mondo dei grandi.

Una "firma" personale su un gesto tecnico che fa il paio con i signori dell' atletica che battezzano un movimento nuovo.
Ancora lui, nel 2014, con la sua unità è il primo a effettuare l' impianto di una valvola aortica senza la necessità di punti di sutura, ovvero "auto-ancorante" come si chiama in gergo. Sabato scorso, in trasferta a Campobasso per un convegno organizzato dalla Cattolica, Alfieri - fedele al dogma della riservatezza, con uffici stampa e giornalisti avvisati in anticipo che non ci sarebbe stata trippa per i taccuini - si è limitato a dire che «il presidente Berlusconi è sereno, ed è una buona cosa che si sia affidato a Dio».
Essersi affidato anche alle sue mani è certamente un' ulteriore garanzia.

Edoardo Cavadini

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Commenti all'articolo

  • kufu

    15 Giugno 2016 - 12:12

    Ah ecco, pensavo fosse Silvan

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