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Il Re della moda a Libero

Giorgio Armani, la sua prima intervista "politica": moda, euro, tasse, Roma e islam

13 Febbraio 2017

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Giorgio Armani, la sua prima intervista "politica": moda, euro, tasse, Roma e islam

Cos'è la moda per Giorgio Armani?
«Stupisce se dico un lavoro, il mio lavoro? Ma è anche la mia vita, il mio piacere e la mia fantasia. Una fantasia che determina la realtà con la quale mi confronto».

Quando e come ha scoperto di essere un genio?
«Sono un genio nel non essermene mai accorto. Anche se mi valuto con una certa stima, non mi sopravvaluto».

Che cosa fa quando non lavora?
«Niente di diverso da quello che fanno tutti. Negli ultimi anni prolungo però le vacanze estive per godermi di più il mare e dividere più tempo con le persone che amo».

Si tiene in perfetta forma fisica per dovere o piacere?
«Non so quale dei due venga prima, ma certo il piacere rende più sopportabile il dovere».

Quanto deve a Richard Gere e al film "American Gigolò"?
«È stato il nostro lancio internazionale. Anche se all' inizio pensavo che avrei disegnato gli abiti per John Travolta, già famosissimo, che invece preferì girare "Urban Cowboy". Richard Gere stava cominciando la sua carriera. Io ero agli inizi della mia e ci siamo incontrati».

Chi sono l' uomo e la donna più eleganti in Italia e nel mondo?
«Mi avvalgo della facoltà di non rispondere. Il mondo è grande, e l' Italia in fondo non è piccola».

Lei ha dichiarato: «La volgarità è la malattia della finta modernità». Allora, l' eleganza in quale formula magica risiede? Ha qualche consiglio per gli uomini e le donne alla ricerca di un proprio stile?
«L' eleganza, secondo me, consiste nel farsi ricordare e non nello stupire. Consiglio discrezione e, insieme, disinvoltura con la consapevolezza del proprio corpo. È un' idea che non fa riferimento al genere e risulta valida per entrambi: è lo stile che bisogna ricercare e mettere in risalto».

Qual è il segreto della giacca Armani apprezzata in tutto il mondo?
«Il rigore del taglio e la sensualità della costruzione, che sottolineano la figura».

In quale stilista giovane vede il suo piglio deciso e la sua vena creativa?
«Tutta la nuova generazione dimostra energia, entusiasmo, affrontando il mestiere dello stilista con impegno e determinazione. Mi è impossibile scegliere. Quanto alla creatività, ognuno ha la sua, e il bello è proprio la pluralità delle voci».

Nell' eterna guerra tra francesi e italiani, chi vince in passerella in questo momento?
«Aspettiamo a dirlo dopo le prossime sfilate donna».

Siamo davvero il popolo più elegante del mondo?
«In linea di massima, direi che siamo eleganti. Non a caso il modo di dire "fare bella figura" è soltanto italiano e intraducibile.

C' è un periodo storico della moda in cui si riconosce di più o che apprezza?
«Ho sempre amato moltissimo gli anni Trenta e il periodo déco, anche per quanto riguarda il design e la decorazione d' interni».

Non crede ci sia troppa confusione negli stili tra donna e uomo? Ha qualche critica su come si è evoluto il mondo della moda?
«Ogni modernità richiede un drastico mutamento d' aspetto, dunque di abito.
E del resto la mia storia di stile - se qualcuno l' ha dimenticata - comincia proprio da uno slittamento tra maschile e femminile che ha avuto come punto di partenza la giacca. E questo prima che nella moda la tendenza transgender diventasse uno degli argomenti più discussi. Io credo che la moda non debba vendere teorie ma vestiti e che sarebbe opportuno un codice più preciso, che sia più vicino alla realtà».

Perché tanto nero, blu e grigio nelle sue collezioni, riflettono anche uno stato d' animo? È malinconico?
«Amo questi colori, non perché sono malinconico, ma perché possono avere infinite sfumature e sono quelli che, in pittura, si definiscono "colori di fondo". Possono dialogare con molte altre tonalità e sottolineano con forza il corpo».

Se non avesse fatto lo stilista cosa avrebbe fatto?
«Il regista, e mi sembra un po' di esserlo quando metto in scena le mie sfilate».

Franca Sozzani era davvero così potente nel decretare la fortuna o la sfortuna di uno stilista? Era autonoma o subiva l' influenza di Anna Wintour?
«Franca Sozzani è stata l' importante direttrice di una testata prestigiosa, in una casa editrice che ha accompagnato e determinato la grande moda. La sua opinione aveva una grande influenza, ma il resto sono leggende».

E lei sente la sua mancanza?
«Come ho già avuto modo di dichiarare, nessuno come Franca Sozzani ha saputo immaginare una realtà diversa e raccontarla attraverso un esercizio continuo di gusto e di fantasia.
Ha dato al suo destino la forma che ha voluto e che non ha mai lasciato nessuno indifferente. Mi manca cercare la sua presenza nel buio della sala».

Per la sua attività l' Unione europea è un aiuto o un ostacolo?
«Dal punto di vista ideale ci ha uniti dopo secoli di guerre, da un punto di vista pratico è un grandissimo mercato. Perché la Ue dovrebbe essere un ostacolo?».

L' euro ci ha impoveriti o arricchiti?
«Povero euro, ha dovuto navigare tra l' attentato alle Torri di New York - e io ero in città per la mia sfilata e ho impiegato quasi una settimana per riuscire a rientrare in Italia - e il fallimento della Lehman Brothers. Seguito dalla disastrosa catena dei mutui subprime e dalle crisi economiche più gravi del dopoguerra. Giudicare l' euro, in queste condizioni, è un' impresa che lascio a chi crede di poterlo fare».

Un salto negli Stati Uniti: Donald Trump può essere il nuovo Ronald Reagan? Perché lo temono tutti? Anche lei? Avrebbe preferito che vincesse la Clinton?
«Premessa: non conosco Trump di persona e non voto negli Usa. Di Hillary Clinton conosco quello che, della sua vita politica e personale, stampa e televisione raccontano da molti anni. Di Trump invece so poco e da poco tempo perché, a differenza di Reagan, non ha avuto una vita politica e istituzionale prima dell' elezione a presidente. Reagan era stato a capo del sindacato attori e governatore della California. Quindi Trump non è il nuovo Reagan perché non ha alcuna esperienza. La Clinton forse ne aveva troppa».

Quando ha cenato con Barack Obama, che impressione ha avuto? Il ricordo più bello e quello più brutto della visita alla Casa Bianca...
«È stata una serata inaspettata, molto intensa, ufficiale ma anche riservata».

E Matteo Renzi perché è caduto? Ha fatto degli errori?
«Forse ricordo male, ma il premier Matteo Renzi si è dimesso fulmineamente dopo l' esito del referendum. È stato un gesto responsabile e corretto. Intendo, non restare abbarbicato al suo ruolo. Gli altri errori sono di carattere, come accade spesso a chi ha una forte personalità».

Perché in questi 15 anni non siamo cresciuti, qual è il nostro male? Lei è il primo contribuente di Milano: ritiene di pagare troppe tasse?
«Pago quello che la legge attualmente prevede e, mi creda, se l' Italia cresce poco, e comunque meno di altri Paesi Ue, non è per le tasse che si pagano ma per quelle che non si pagano».

Siamo ancora la terra dei geni e dei talenti?
«Scommetto che nel Rinascimento non sapevano di esserlo e l' hanno scoperto le generazioni successive. Forse succederà così anche questa volta».

Perché i francesi e i fondi arabi continuano a comprare la nostra moda e il nostro lusso?
«Perché è originale, espressione di creatività e alto artigianato. Non sono attacchi da corsaro: se qualcuno decide di comperare, c' è sempre qualcun altro desideroso di vendere».

Bergoglio le piace o preferiva Ratzinger come Papa? Condivide la sua linea progressista e il suo pensiero sui temi etici?
«E se di questi temi, immensi e delicati, parlassimo in un altro momento e in altri contesti?».

Parliamo di islam: cosa ne pensa del burqini? Il velo le sembra un capo elegante? Come mai gli arabi vanno matti per la moda italiana e per i suoi abiti in particolare?
«Non sono contrario al burqini, perché rappresenta un primo passo verso la libertà di scelta. È esattamente il contrario di quello che si pensa: non una costrizione, ma il primo gesto che serve per liberarsene.
Quanto al velo, è una definizione un po' troppo generica per poter dare un giudizio: direi che importante è indossarlo per scelta, non per imposizione e che la passione degli arabi per la moda, come lei la definisce, può aiutare a confrontarsi con un concetto di libertà e autonomia».

L' integrazione con l' islam è possibile? Pensa che l' Isis ci abbia rubato la libertà?
«Pur non avendo terre da conquistare o guerre da combattere, siamo comunque in lotta: a questa consapevolezza ci hanno portato l' Isis e il terrorismo di matrice islamica, per noi oggi così difficile da comprendere.
Ma con l' islam dobbiamo convivere, nel rispetto gli uni degli altri e della legge del luogo in cui siamo ospiti».

L' immigrazione, tema molto sentito negli ultimi tempi: dobbiamo accogliere proprio tutti? E l' Italia diventerà multietnica...
«Le faccio una rivelazione, l' Italia è già multietnica. Ma dobbiamo ragionare sui criteri dell' accoglienza, è un impegno politico indispensabile».

Passiamo al suo impero. Che ne sarà della sua azienda? Com' è come capo: delega o è un tiranno, oppure preferisce la via della tolleranza?
«Continua e continuerà con l' assetto che serve. Delego, ma controllo sempre. Non sono un capo facile, però apprezzo chi lavora con me e infatti nella Giorgio Armani i rapporti di lavoro sono di lunga durata».

Si ritiene un uomo fortunato o è tutto frutto del suo lavoro?
«I risultati che ho ottenuto sono frutto del mio lavoro, ma mi ha aiutato anche un pizzico di fortuna.
È qualcosa di impalpabile, ma ci credeva perfino Napoleone, che diceva di volere "generali fortunati".

Milano è la città che più ama. Perché? Cos' ha di tanto speciale?
«È la città che ho scelto per vivere e lavorare, che ha accolto me e la mia famiglia nel primo dopoguerra.
È una città dura, ma generosa. Difficile, ma con enormi possibilità. Sempre proiettata verso il futuro, sempre attenta a quello che succede nel mondo, e che cerca di essere perfetta. È la sua ambizione, e quando non ci riesce, soffre».

Milano è tornata la capitale morale? È davvero migliorata in questi ultimi anni? Che idea si è fatto del disastro di Roma?
«Non mi è mai piaciuta questa definizione perché sembra creata apposta per inasprire il confronto con Roma. Direi che Milano è la nuova capitale anche perché in questi anni ha ritrovato energie e slancio e la spinta a progettare il proprio futuro. Mentre Roma mi sembra sotto choc».

Come mai ha scelto il basket? Anche il calcio avrebbe molto bisogno di lei...
«Il basket è una passione di famiglia. Lo giocavano sia mia sorella Rosanna sia mio fratello Sergio. Ho voluto proseguire, a modo mio, una tradizione».

Lei ama il mare, soprattutto quello di Pantelleria. Da lì arrivano i suoi blu notte?
«I colori di Pantelleria e del suo mare sono stati spesso all' origine della mia ispirazione per il senso di libertà profonda, di avventure possibili, di incontri sorprendenti ai quali alludono».

Daniela Mastromattei

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Commenti all'articolo

  • burago426

    13 Febbraio 2017 - 23:11

    armani come nostradamus, dice e non dice.

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  • nick2

    13 Febbraio 2017 - 16:04

    Di Tolve, ma che cazzo scrivi? Se sei ubriaco ti conviene mollare la tastiera e andare a fare un pisolino. Se non sei ubriaco, hai seri problemi di disordine mentale...

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  • nick2

    13 Febbraio 2017 - 15:03

    Talevi. purtroppo anch'io, al pari di Cecchini sono un po' duro di comprendonio. Il tuo post mi ha però illuminato e credo d'aver capito che il grande Armani abbia dato alla sua intervista, oltre ad un significato letterale, anche significati nascosti, un po' come il Sommo Poeta nella Divina Commedia. Significati indecifrabili per i poveri komunisti, ma chiari e limpidi per voi, acculturati e raffinati estimatorii del padano in felpa. Ti rendi conto di essere ridicolo? Sei un povero banana elevato all'ennesima potenza!

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