La lettera

Selvaggia Lucarelli alla Pascale: "Cara Francesca, torna Velina"

Andrea Tempestini

    di Selvaggia Lucarelli @stanzaselvaggia Cara Francesca Pascale, ci sono un po’ di cose che vorrei dirti da tempo.  Lo so cosa starai pensando: un’altra che ce l’ha con me. E invece no Francesca, la faccenda sorprenderà te quanto me. Mi sei simpatica. Irragionevolmente simpatica. Ci sono cose che accadono senza logiche accertate: la pettinatura di Alfio Marchini, la Lombardi in politica, l’autocombustione. Ecco. L’affetto che provo per te appartiene a quel mondo. Ed è per questo che ti scrivo: per esprimerti tutta la mia solidarietà. La mia vicinanza. Per tenderti una mano, perché ti guardo mentre sorridi sulle copertine patinate dai giornali e penso che la tua vita debba essere veramente una rottura di balle siderale.  Hollywoodiana Credo che nemmeno le estati di Elisabetta Canalis nella villa di George sul lago di Como con le mogli babbione dei boss del cinema hollywoodiano, siano state così catastroficamente pallose. Penso che se fossi in te rimpiangerei il Calippo e Telecafone e le vasche il sabato pomeriggio a Fuorigrotta.  Intanto il fidanzato tuo Francesca. Papi. Diciamoci la verità. Te lo sei preso che organizzava maratone di burlesque fino all’alba e charter per Villa Certosa ammassando nelle cappelliere tutte le veline delle ultime 24 stagioni, e tu te lo ritrovi nella fase monacale, pure mezzo acciaccato.  Un giorno c’ha il malore e Alfano gli deve portare un bicchiere d’acqua (che poi non ne ha rovesciato un goccio, tant’è che secondo tutto il Pdl unanime è stato pure l’unico incarico portato a termine da Angelino in modo decente). Un giorno c’è la storia del dito nell’occhio che non si capisce bene se, come si mormora, gliel’abbia messo la Biancofiore quando ha saputo che stava con te,  fatto sta che l’hai dovuto accudire in ospedale come una partoriente. Un giorno s’addormenta in pubblico come il nonnetto che porta al cinema i nipotini a vedere L'era glaciale. Insomma, una tragedia , Francè.  Per non parlare poi di questa vocazione politica che ha ritrovato lo slancio e l’ardore di un tempo. Te lo sei preso che aveva appeso l’Imu al chiodo, che faceva i pediluvi tiepidi nelle acque del Kenya, che giocava a racchettoni con Elisabetta Gregoraci. Potevate girare il mondo e tu accompagnarlo nelle sue allegre scorribande mandando cartoline sconce alla Boccassini, e invece nulla.  Gli è rivenuta la scimmia della politica. La scimmia del «senza di me qui non si combina niente», che Francè diciamolo, sembra una di quelle casalinghe petulanti che prima si lamentano di dover fare tutto loro, poi mettono il mocho in mano al marito e quando quello inizia a lavare , si alzano piccate dal divano dicendo: «Lascia fare a me che tanto te non sei capace». Poi c’è questa cosa che siccome lui ha una certa età, e te a 28 anni ti ritrovi a fare la first lady, ti tocca girare vestita come Jacqueline Kennedy vestita da Enzo Miccio con un buono spesa da Fratelli Marotta - la più esclusiva boutique di Fuorigrotta. Lascia perdere i pellicciotti, i tailleur panna, il fondotinta a strati color Magnum Double chocolat e il sopracciglio a cappelletto da divisioni in colonna.  Vestiti come una ragazza. Vestiti come la Satta, iscriviti a twitter , fatti qualche autoscatto da bimbominkia con lo smalto Kiko appena asciugato  e fregatene. Vai allo stadio e fai la ola per chi ti pare, che tanto quelli mica l’hanno capito che non applaudivi il Milan ma gli addominali di Boateng.  Ti sono vicina Francesca, perché ne devi sopportare tante. Le olgettine che ti detestano perché dopo Ruby il bancomat s’è smagnetizzato e qualcuna corre il serio pericolo di dover andare a lavorare, la Minetti che ti mozzerebbe il dito con l’ascia di Shining pur di avere lei, quel brillocco da sei etti , la Santanchè a cena, la faccia di dell’Utri in penombra sul videocitofono, Barbara con la saudade, le zaffate di lacca «Cielo alto» dalla cofana di Marina. E poi l’imitazione della Raffaele, le guardie del corpo che t’accompagnano pure se devi cambiare il salvaslip con le ali. E infine, quei mesti giretti in centro col cane Dudù. Che fattelo dire Francè, manco il cane che ti sei presa è da ventottenne. Quello è il tipico cane bianco peloso che comincia a abbaiare davanti alla porta della padrona per avvertirti che  la vecchia sul tuo pianerottolo è schiattata da due giorni in salotto. E poi Francesca, fattelo dire, stai sbagliando tutto.  Niente filosofia Lo sanno tutti che a Silvio le sciure non piacciono. Che ha sempre preferito donne che sembravano scese dal cubo dell’Amnesia piuttosto che dalla scalinata della Triennale. Guarda Veronica, dopo che s’è messa il lupetto e ha cominciato a leggere libri di filosofia, che fine ha fatto.  Scappa Francè.  Dammi retta. Meglio Fuorigrotta di Arcore. Meglio una carta di credito che ti dà transazione negata, che una gioventù negata. Te vojo bene, Francè.