Il retroscena

Santanchè, Berlusconi la tiene lontano dalla televisione

Andrea Tempestini

«Perdere una battaglia non significa perdere la guerra». Non si dà per vinta, la Santanchè. Ma quando nel campo marzio sei l’avanguardia, è facile che la tua testa sia la prima a rotolare. E Daniela non è donna da retrovie. O trincea o niente. È sempre stata così da quando ha esordito in politica. Era al fianco del capo, nella war room di Arcore, quando sabato scorso Silvio Berlusconi ha deciso le dimissioni dei ministri, a loro insaputa. Poi lo scontro fratricida nel Popolo della libertà. Poi la prevalenza delle colombe e la fulminea conversione filogovernativa del Cavaliere in un rocambolesco mercoledì mattina.  Gli eventi cambiano velocemente e la ruota che gira: i lealisti, vittoriosi, adesso vogliono chiudere i conti con gli ultrà. E la pitonessa è nella black list. Con Denis Verdini, Sandro Bondi, Renato Brunetta, Daniele Capezzone. Loro rischiano la carica, Santanchè non ha un ruolo da difendere. Doveva essere eletta vice presidente della Camera, ma i difficili rapporti che ha fuori e dentro al partito non l’hanno aiutata. La deputata azzurra ha sempre puntato tutto sul legame personale e fiduciario con Berlusconi. Non c’è nessuna cordata o corrente che la difenda. Anzi, sono in tanti che - in pubblico o non privato - non aspettano altro di vederla soccombere. Chiaro che se le si chiude il portone di Arcore, allora ciao. «Ho mangiato un cucchiaino di merda», ha detto alla Stampa l’altro giorno per rendere l’idea del suo disagio. La realpolitik impone che debba continuare a difendere l’uomo di Arcore fino alla fine, ma Daniela si è sentita usata. Messa in mezzo. E ora mollata. Perché Silvio ha questo piccolo difetto. Quando ha ragione, è merito suo. Quando sbaglia, è colpa degli altri.  E adesso il Cav dà ascolto a quelle vocine che gli dicono: «Allontanala, vuole fare carriera sul tuo martirio ». E al momento asseconda pure chi gli consiglia di non mandarla in tv. Dopo la litigata su La7, nel salotto di Lilli Gruber, con Roberto Formigoni a “Otto e mezzo”, è saltata l’ospitata della Pitonessa alla trasmissione Virus di Nicola Porro: ordini superiori, dicono. D’altra parte Daniela ha la colpa di non aver fatto tesoro delle esperienze passate. Non è propriamente la prima volta che Berlusconi la manda avanti. Successe nel 2007, quando Silvio convinse la Santanchè a diventare la frontwoman del partito di Francesco Storace: «Così prendo voi e mollo Fini», le assicurò. Alla fine invece si tenne Gianfranco. E come è andata a finire è stranoto. Forse non è un caso se oggi Santanchè abbini la parabola di Angelino Alfano a quella dell’ex presidente della Camera e leader di Alleanza nazionale. Nella concezione di Daniela non esistono i «diversamenti berlusconiani»: o lo ami senza se e senza ma, oppure alla lunga finirai per fotterlo.  Perciò le brucia tanto la prevalenza del delfino. Lo sfida: «Se vuole la mia testa, eccola, è qui». Non considera il vice premier affidabile come successore («Un democristiano ») ed era pronta a sfidarlo nella corsa alla guida del nuovo partito. Se non fosse successo il patatrac. Che poi magari alla lunga la spaccatura finirà per ricomporsi, Berlusconi è al lavoro per riassemblare i cocci del Popolo della libertà, riportando la pace tra i litiganti e assicurando agibilità politica anche ai falchi. In favore di Daniela, va detto, gioca il fatto di essere una delle poche presenze femminili tollerate in casa Berlusconi dalla fidanzata Francesca Pascale e dall’assistente personale Maria Rosaria Rossi. Cosa tutt’altro che secondaria. di Salvatore Dama