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Polverini e Mussolini pronte a mollare Alfano

Alessandra Mussolini e Renata Polverini

Le due azzurre sposano la linea Fitto: "azzeramento delle cariche" e subito al congresso

Nicoletta Orlandi Posti
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Raffaele Fitto ha lanciato la sua sfida ad Angelino Alfano: la resa dei conti tra le due anime del Pdl nell'arena di un congresso. L'ex ministro ed ex governatore della Puglia chiedendo l"'azzeramento di tutti gli incarichi di partito" e un'assemblea "straordinaria", dove far prevalere una linea "non subalterna alla sinistra", si candida così alla guida dei "lealisti" raccogliendo plausi e sostegno da molti delusi da Alfano e forzisti convinti. Tra questi due pasionarie come Alessandra Mussolini e Renata Polverini. La nipote del Duce ieri ha puntualizzato che "la politica delle larghe intese deve essere considerata soltanto come una parentesi in un momento di grave eccezionalità, non certo la base sulla quale costruire il futuro del centro destra o, peggio, le fortune politiche di taluni". Secondo Mussolini "oltre ad un organigramma snello e privo di doppi e tripli incarichi, occorre disegnare una chiara e condivisa linea politica che dovra' essere tradotta con coerenza in azione politica di Governo". E su Alfano: "Un vigliacco che attende paziente l'agonia del capo per sferrare la pugnalata finale", aveva detto al Fatto. Verso la scissione - Più espicita la Polverini. "Non voglio morire democristiana, ma soprattutto non voglio continuare a sostenere un governo che è partito come un governo di larghe intese ed è diventato, sfruttando i voti di Berlusconi un governo di centrosinistra", tuona l'ex governatore del Lazio dalle colonne del Messaggero da dove lancia un monito: "Se prevale la linea di Alfano, siamo pronti ad andarcene". E spiega: "Non saremmo disponibili a restare in un partito che non riparta dal basso e dal merito e che non individui la nuova classe dirigente attraverso il consenso sui territori". In pratica la "scissione" che alcuni temono dagli alfaniani potrebbe avvenire per mano dei lealisti. "Siamo tutti convinti che ci sarà l'impegno di Berlusconi per tenerci uniti. Ma le condizioni che ha posto Quagliariello sono per noi inaccettabili. Lui vuole un partito fatto dagli alfaniani e che lasci fuori tutti gli altri. Se così sarà, ne trarremo le conseguenze". Alternativi alla sinistra - La deputata fa fatica a sentirsi rappresentata dai ministri Pdl: ''Non riusciamo a capire se loro fanno ancora parte di un partito alternativo alla sinistra. Mi piacerebbe capire, tra l'altro, se siano ancora per il bipolarismo e per il presidenzialismo. E sulla riforma della giustizia non ho capito se intendano portare avanti la battaglia, che appartiene al nostro Dna e ce la chiede anche l'Europa, sulla responsabilità civile dei magistrati''. ''C'e' bisogno di un impegno più profondo di tutti sull'agenda di governo. Abbiamo dato la fiducia e continuiamo a dargliela, ma mi dà fastidio vedere Letta quasi disturbato dal fatto che tutto il Pdl abbia deciso di sostenerlo''. Sassolini nelle scarpe - Polverini nell'intervista rilasciata a Mario Ajello si toglie poi qualche sassolino dalla scarpa. Il pensiero rivà indietro nel tempo quando si dimise da Presidente della Regione Lazio a seguito dello scandalo Belsito sui rimborsi d'oro. "Mi sono dimessa a causa di quella vicenda che non toccava né me, né la mia Giunta, ma solo un esponente del Pdl. Nessuno mi ha detto grazie per le mie dimissioni. Né il vertice del partito è intervenuto per difendere noi e circoscrivere la responsabilità a colui che era il reale colpevole del caso".  

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