Sinistra impunita

COME DA COPIONESalvato dagli amici il giudicea tavola con Vendola prima di assolverlo

Nicoletta Orlandi Posti

Tanto rumore per nulla. Dopo oltre dieci mesi dall’iscrizione sul registro degli indagati per abuso d’ufficio, il tribunale di Lecce ha deciso di archiviare la posizione del gup Susanna De Felice. Per chi non la ricordasse, il gup De Felice il 30 ottobre 2012 prosciolse il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola da un’accusa di abuso d’ufficio per la riapertura dell’iscrizione a un concorso da primario. La decisione di De Felice, recentemente trasferita alla Corte d’appello di Taranto, fece infuriare i due pm, Francesco Bretone e Desireé Digeronimo, i quali scrissero (e per questo oggi sono indagati per calunnia ) ai loro superiori lamentando i presunti rapporti amicali tra il giudice e la famiglia Vendola, in particolare Patrizia, sorella del governatore. Per quell’accusa il procuratore di Lecce Cataldo Motta iscrisse sul registro degli indagati De Felice. Due mesi dopo, nel febbraio 2013, il settimanale Panorama pubblicò un’intervista a Patrizia Vendola, in cui la stessa ammetteva una sessantina di incontri con il giudice, in occasioni conviviali. A testimonianza di uno di questi il settimanale pubblicò la foto della festa di compleanno di una cugina dei Vendola, Paola Memola, risalente all’aprile 2007. A quel pranzo parteciparono De Felice, il compagno (oggi marito) Achille Bianchi, all’epoca pubblico ministero a Trani, e altri quattro magistrati tra cui Francesca Romana Pirrelli e Gianrico Carofiglio, pm, scrittore ed ex senatore Pd. Proprio Carofiglio a settembre ha officiato le nozze dei suoi carissimi amici De Felice e Bianchi.  Al tavolo erano seduti, davanti a una caprese di pomodori e mozzarella (un particolare importante), pure Nichi Vendola e il fidanzato Ed Testa. Per esplicitare ulteriormente i rapporti di amicizia tra Patrizia Vendola e questo gruppo di magistrati, Panorama pubblicò pure diverse immagini vacanziere della Vendola con Carofiglio e Pirrelli.   Nonostante questi elementi, il gip Alcide Maritati (figlio dell’ex senatore Pd ed ex sottosegretario del governo D’Alema Alberto Maritati), ha deciso di prosciogliere De Felice, accogliendo la richiesta di archiviazione del procuratore Motta, firmata il 24 luglio scorso.  Per Motta la De Felice non avrebbe dovuto astenersi nel processo Vendola. Il motivo? La donna in una nota del 17 settembre 2012 aveva avvertito il suo capo della frequentazione con Patrizia Vendola, specificando, però, che questa si sarebbe «limitata a sporadici incontri in locali pubblici per feste o cene per lo più organizzate da colleghi e che lei non era mai stata a casa della Vendola né quest’ultima a casa sua». Tranne che in occasione della morte del padre di Nichi e Patrizia Vendola, nel 2009, quando il giudice si recò nella casa avita dei Vendola per porgere le condoglianze. Una circostanza che Motta non ha ritenuto spia di un rapporto non solo formale.  Il procuratore di Lecce nel ritenere il comportamento della De Felice ineccepibile fa proprie le dichiarazioni di due testimoni chiave, Francesca Pirrelli e la stessa Patrizia Vendola, le cui parole «contribuiscono ad una valutazione di assoluta legittimità del comportamento della dottoressa De Felice in quanto essere delineano con ricchezza di particolari una situazione di rapporti con la dottoressa De Felice analoga a quella descritta da quest’ultima al presidente aggiunto della sua sezione e tale da escludere che il loro rapporto potesse essere qualificato con il termine “frequentazione”». Motta non è scalfito nelle sue certezze neppure dalle immagini della festa: «Le fotografie pubblicate da Panorama non costituiscono affatto smentita delle dichiarazioni rese da Patrizia Vendola suoi suoi rapporti con De Felice, confermati da Francesca Romana Pirrelli» scrive. Al procuratore, per chiedere l’archiviazione, sembrano bastare le dichiarazioni della sorella dell’imputato prosciolto e dell’amica dell’indagata, quella Pirrelli che con De Felice ha condiviso diverse vacanze, comprese quella del 2011 a Santorini, in Grecia. Per Motta le immagini pubblicate da Panorama hanno scarso significato: «La fotografia che ritrae la giudice De Felice seduta allo stesso tavolo cui sedeva Nicola Vendola, in un contesto conviviale, non documenta alcuna frequentazione tra di due e non esclude l’occasionalità della partecipazione della partecipazione di De Felice a quell’incontro, per altro risalente, secondo le stesse indicazioni giornalistiche, a oltre sette anni fa, durante i quali evidentemente non è stata trovata alcun’altra fotografia che ritraesse Susanna De Felice “insieme” con una persona che sei anni dopo sarebbe stata da lei giudicata». In poche parole per il procuratore, visto che Panorama non le ha trovate, allora non esistono altre immagini che ritraggano il giudice insieme con il suo futuro imputato. Ma forse questa certezza avrebbe dovuto dargliela la sua polizia giudiziaria e non un’inchiesta giornalistica. In realtà per arrivare a tali conclusioni il magistrato non ha sentito l’esigenza di convocare come testimone sulla vicenda il cronista di Panorama autore degli articoli né di sequestrare i computer delle parti coinvolte. Lì forse avrebbe trovato altri scatti interessanti, come risulta a Libero. Infatti nel marzo scorso il compagno di Patrizia Vendola, Cosimo Ladogana si è presentato alla Digos di Bari per autodenunciarsi di furto: ha giurato di aver consegnato lui le foto della festa a Panorama e di averle sottratte dal computer della fidanzata. Nel suo pc gli specialisti della polizia postale hanno recuperato altre immagini riguardanti il gruppo in questione. Per esempio i provini di una visita a casa di Carofiglio e Pirrelli da parte del giudice De Felice, Patrizia Vendola e altri amici nel maggio del 2012. Il mese prima dell’inizio del processo al governatore. Di queste foto Panorama ha parlato in un articolo precedente alla richiesta di archiviazione.  Tra i documenti rinvenuti nel computer di Ladogana c’è pure un’email di Carofiglio, in cui accusa Ladogana: «È inutile ribadire la gravità della situazione che hai generato, perché la conosci anche tu». L’ex cognato di Vendola risponde: «Ho preso delle decisioni e ho intrapreso delle iniziative solo ed esclusivamente con l’intento di colpire una precisa persona (il cronista ndr) e non certo tutti NOI».  In quelle ore la compagnia è particolarmente agitata per la pubblicazione delle foto. Eppure Motta, nella richiesta di archiviazione, liquida in questo modo l’inchiesta giornalistica: «I commenti che negli articoli pubblicati accompagnano le foto sembrano più indirizzati ad alimentare una “caccia alle streghe”, che a indicare elementi per cui la dottoressa De Felice avrebbe dovuto astenersi dal giudicare Vendola».  Per avvalorare la sua tesi il procuratore chiama di nuovo in causa Francesca Romana Pirrelli, moglie di quel Carofiglio che ha appena unito in matrimonio De Felice e Bianchi: «Pirrelli ha “delineato” la marginalità della partecipazione (alla festa ndr) della dottoressa De Felice e l’occasionalità della presenza del presidente Vendola sopraggiunto alla fine del pranzo per assistere al taglio della torta da parte della cugina della quale si festeggiava il compleanno». Anche in questo caso sarebbe bastato guardare le foto per rendersi conto che sul tavolo ci sono solo piatti di caprese e altre pietanze, ma della dolce nemmeno l’ombra. Adesso per Vendola resta in piedi solo un’accusa di diffamazione, per aver dichiarato di essere stato «perseguitato» dal pm Digeronimo. Questo, Motta, non glielo ha perdonato. di Giacomo Amadori