Morgana

Maria Latella, la profezia sul governo a Libero: "Vi dico che fine faranno Di Maio e Salvini"

Gino Coala

Il paradosso di questo pezzo è il tentativo di intervistare una che di solito le interviste le fa, e bene, al punto da essere stata definita da Famiglia Cristiana «la signora delle interviste» e da aver dato vita a un programma chiamato appunto L' Intervista. Lei è Maria Latella, nota giornalista, volto del weekend di SkyTg24 e voce di Radio 24 nel programma 24 mattino, condotto con Oscar Giannino. Dove lei assume le vesti di Morgana, la maga, capace di incantare l' ascoltatore senza sortilegi perché, da lucida interprete della politica italiana, è solita basarsi su fatti e numeri. Maria Latella, ci spiega qual è la magia della radio? «È duplice: la radio ti segue nei luoghi nei quali normalmente non puoi concentrarti, quando sei alla guida di un' auto o fai footing; e poi permette di ricevere le telefonate in diretta, i whatsapp, è un media che crea un' interazione immediata con l' ascoltatore». Al tempo dei commenti sgangherati sui social, la radio resta anche il luogo dove si forma un' opinione pubblica più informata? «Sì, molti degli ascoltatori sono persone competentissime. Durante 24 mattino intervengono non solo per commentare, ma anche per aggiungere dettagli, fare precisazioni. Penso che mediamente sia un pubblico più formato. E in più si tratta di un pubblico trasversale: il programma è ascoltato da persone filo-governative e altre molto critiche verso l' esecutivo, da professionisti, artigiani, pensionati; in più riceviamo sempre più chiamate dalle ascoltatrici. Per tutti e tutte loro ormai io sono Morgana». Leggi anche: Di Maio, il padre Antonio risponde alle Iene: "Sono stato obbligato a commettere quell'errore" Il suo primo libro s' intitolava Regimental. Dieci anni con i politici che non sono passati di moda. C' erano Berlusconi, Casini, D' Alema... I politici oggi al potere dureranno almeno dieci anni o passeranno di moda? «In quel libro riflettevo sul radicale cambio di classe politica che c' era stato all' inizio degli anni '90 dopo Mani Pulite. Nonostante quella cesura, permanevano elementi di continuità: ad esempio, parte dei politici della Prima Repubblica erano traghettati nella Seconda. Oggi, dopo questa nuova rivoluzione, il cambio pare più netto: con i 5 Stelle sono arrivati nomi totalmente nuovi. Difficile dire se dureranno o saranno una moda passeggera; di sicuro oggi tutto si consuma rapidamente». Sono passati 6 mesi dall' inizio del governo gialloverde. Che bilancio fa e che voti dà ai due partiti al potere? «I voti li lascio agli insegnanti. Quanto al bilancio, è in chiaroscuro: da un lato c' è una percezione buona, dall' altro una preoccupazione alta. Mi spiego: i sondaggi ci dicono che l' opinione pubblica percepisce positivamente questo governo che si muove, prende delle posizioni nette, dall' immigrazione alla corruzione. Allo stesso tempo aumenta a Nord, soprattutto tra gli imprenditori, il timore che con l' Europa il governo abbia scelto una linea di confronto poco efficace, e che pertanto ci saranno dei risultati negativi su un' economia già in crisi». Nei giorni scorsi ha tenuto banco l' affaire del padre di Di Maio. Lei che idea si è fatta? «Parto dal presupposto che, se entri in politica, devi essere a prova di trasparenza, al di sopra di ogni sospetto. Non a caso gli americani, prima di eleggere un politico, tengono conto del quadro familiare del candidato. Detto questo, trovo stucchevole la polemica che prova a mettere sullo stesso piano il caso del papà di Di Maio con i casi dei papà di Boschi e Renzi: queste ultime vicende avevano una dimensione più legata al ruolo dei figli, avvenivano mentre essi erano in carica, non riguardavano fatti avvenuti prima. Polemizzare su una faccenda simile dimostra che l' opposizione non ha grandi argomenti ed è poco efficace: i 5 Stelle non perderanno voti su questo». Di Maio deve temere più Salvini o il Di Battista che manda messaggi dal Guatemala? «Le rivalità sia interne che con gli alleati riguardano la normale dinamica politica. Se guardiamo alla Prima Repubblica, c' erano grandi contese, penso a quella tra Andreotti e Fanfani o tra Andreotti e Moro. E ci sono stati anche tentativi di alleati-rivali di governare insieme. Se vogliamo giocare col passato, possiamo paragonare Salvini e Di Maio a Craxi e De Mita, sebbene i loro profili politici fossero molto diversi dagli attuali vicepremier. In ogni caso, il vero pericolo per Di Maio non è una persona, ma il rischio di non riuscire a dare una risposta su temi come il lavoro, la scuola, il futuro dei giovani. Su questo lui stesso si gioca il suo futuro». Che giudizio dà sulle donne al potere: la Castelli, la Lezzi, la Grillo, la Trenta, la Bongiorno? «Questo Paese merita indubbiamente una maggiore presenza delle donne in ruoli di potere, non solo in politica. D' altronde, abbiamo provato molte cose: governi con imprenditori, con gente di sinistra moderata, con gente di sinistra liberista, con i populisti. Non sarebbe troppo tardi per dare responsabilità di comando anche a donne di qualità. Quelle oggi al governo non hanno avuto ancora modo di mostrare le loro capacità o le loro incapacità. In generale, credo ci vorrebbe in Italia una personalità alla Merkel, col suo stile di governo prudente ed efficace. Magari una Merkel italiana c' è già, ma non si vede». A proposito di donne, abbiamo un premier divorziato e due vicepremier single. Un governo senza prèmiere dame è più debole? «No perché, pur senza una première dame, sia Conte che Salvini sono molto presenti sui rotocalchi nel ruolo paterno. E questa loro immagine di premier-papà e vicepremier-papà dovrebbe essere un esempio per i padri assenti». Diamo uno sguardo alle altre forze politiche. Forza Italia è destinata all' estinzione? «È una creatura di Berlusconi e, come tale, risente della dissolvenza che si coglie nella capacità di proposta da parte del leader. Molti forzisti sono stati affascinati dall' azione di Salvini ed è difficile pensare che la Lega non arrivi a prendersi un bel bacino di elettori in quell' area». Il Pd invece, in attesa del congresso, attraversa una fase di pre-morte? «Penso che il Pd sia un partito in freezer. Mi viene in mente il caso del Labour in Inghilterra: dopo un periodo difficile nell' era Thatcher, è risorto negli anni '90 nella versione del New Labour e ha attraversato un decennio splendente, salvo poi tornare nel congelatore, mentre ora pare di nuovo il partito più vitale. Il problema del Pd è doppio: è stato percepito come un partito rappresentativo solo degli interessi di chi vive nei centri storici delle grandi città; e non ha più una linea chiara, dato che mette insieme chi dà priorità alla questione sociale e chi ha una linea politica degna di un partito repubblicano. Con questi presupposti è miracoloso che venga dato ancora al 17%». E sui giornalisti che mi dice? È vero che siamo diventati tutti puttane? «No, basta non chiedere raccomandazioni ai politici. Solo così i nostri veri padroni, lettori o ascoltatori, ci prenderanno sul serio. Altrimenti passeremo per ipocriti». di Gianluca Veneziani