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Indiscreto

Fabrizio Corona, ciò che non sapete: l'impresa sessuale e quella rissa

7 Febbraio 2019

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Filippo Facci, Fabrizio Corona: il suo ultimo libro vende una montagna di copie

La gente vuole la merda? E tu gliela dai. Ed eccola nel tuo nuovo libro titolato Non mi avete fatto niente (Mondadori) e che dimostra solo quanto te ne hanno fatto. Chi sta scrivendo ha titolo per dirlo, Fabrizio. C' eravamo conosciuti perché un pomeriggio ti avevo affittato casa mia come location pubblicitaria per delle foto di biancheria intima indossata da tua moglie, Nina Moric: l' unico inconveniente fu che decine di alunni di una scuola araba che c' era di fronte a casa mia (la mitica scuola araba di Lambrate, con Salvini fuori che protestava) videro entrare la Moric e a ruota mi invasero urlanti il soggiorno, roba che l' Isis in confronto erano le Orsoline. Sono il solo giornalista che avevi voluto alla presentazione del tuo libro precedente (2016) alla Mondadori di piazza Duomo, e questo non tanto per amicizia o altri paroloni scaduti - siamo tutti amici col coltello dietro la schiena, nell' era millennials - ma perché in vari articoli avevo avuto un approccio diverso, non c' è dubbio.
Avevi anche chiesto che fossi io a intervistarti durante una disgraziatissima serata nel giugno scorso da Giletti (La7) ma poi non ero venuto, era venuto Giampiero Mughini e fu rissa.

Il tuo libro precedente, comunque, si intitolava La cattiva strada ed era un libro vero, forse il tuo unico libro vero - se il termine significa ancora qualcosa - e accettai di presentarlo perché era bello, sincero, persino riflessivo e apparentemente lucido nel descrivere la tua vita come una candela che brucia da due parti, consapevole che gli errori esistono e si pagano pur senza ipocriti pentimenti gesuitici, persuaso che il crinale che divide genialità e patologia psichiatrica era e resti sottile. Tra il pubblico c' era anche qualche esaltato del genere che urlerebbe «vai Fabrizio» anche mentre ti fai il bidet, ma furono tacitati, ti feci domande vere e tu sembravi sedato, impasticcato, tranquillo, sin troppo. Non è un caso che quel libro (ripeto: bello) abbia venduto assai meno di questo, che appunto sta stravendendo perché infarcito di gossip, spacconerie sessuali, autoesaltazioni, finti testamenti, in generale merda per il tuo pubblico di merda tra il quale per anni mi ero calato con uno scafandro: 160 misere pagine scritte con una dimensione di carattere che in Mondadori chiamano «Gervaso» (grossa, per gente che ormai ci vede poco) ma di cui sono qui che scrivo, a mio modo ti sfrutto e mi sfrutti, ti faccio una misera pubblicità, rieccomi nel tuo stesso circo e nel tuo stesso Paese.

LE DONNE - È il Paese che vuole il capitolo titolato «Fighe», il cui incipit è questo: «Ho un magnetismo mio. Guardo una donna e subito dopo sono lì che me la faccio». Speriamo che lei se ne accorga. Più avanti però ti ridimensioni, e ammetti umilmente: «In modo secco e diretto vi dico che in Italia non esiste uomo più bello di me».
Che dovrei fare, recensire? Dire che è più bello mio cugino? «Frequento spesso il night club Pepenero, ci vado quando non ho niente da fare, poi mi porto due ragazze a casa».

Bene. «Io purtroppo non posso andare a scuola di mio figlio per due ragioni, la prima perché tutti i suoi compagni sono tutti miei fans e la seconda perché le madri dei suoi compagni mi farebbero immediatamente»; questa nel libro non c' è, l' hai detta durante la presentazione del libro (questo: c' era Giletti) ma nel libro ci stava tranquillamente, così come ci sta la storia dei soldi nella bara: «Vorrei un po' di soldi nella bara con me per due motivi, in primis perché mi darebbero sicurezza, anche perché quando vado in giro, se mi osservate, ho sempre la tasca destra gonfia, non è Cialis ma il contante che mi porto dietro, se non ho almeno 5000 in tasca sto male. Sono malato di soldi e voglio il mio denaro, nella bara voglio non meno di 20.000 in pezzi da 500. Il secondo motivo perché rientra nella mia patologia e non posso deludere il mio medico». Che faccio, recensisco? Anch' io vorrei un po' di soldi nella bara, perché significherebbe che ho da metterli. Con l' aria che tira, capaci di tornar di moda i tombaroli.

BELLEZZA E CERVELLO - «La mia genialità non la lascio in eredità a nessuno Idem la mia bellezza e il mio cervello, che andrebbe clonato e studiato». Questo può darsi che sia vero. Poi c' è tutto il ciarpame: che non si capisce se Corona l' aveva già scritto e poi l' hai pure detto oppure se qualcuno ha sbobinato quello che aveva già detto. Propendo per la seconda, e comunque sono tutti gli stracazzi suoi con Belen, con le vice-Belen, le dopo-Belen, «la famiglia che non ho potuto avere con Belen per colpa del destino bastardo», e Silvia Provvedi e Asia Argento e Mariana Rodriguez e Malena e pure «The Ferragnez» a Natale, che sarebbero Fedez e sua moglie: mancavano. Insomma, molte cose che non si sapevano (pazzesco) rispetto ad altre che «gli italiani non hanno mai dimenticato».

C' è da chiederti, Fabrizio, se tu abbia dimenticato la galera - sei carcerazioni in dodici anni - che dapprima hai cercato di rimuovere con un mutamento temperamentale evidente (anche legato a psicofarmaci) ma che non ti ha distolto da un' ossessione per il denaro che è sempre stata la sua unica e vera tossicodipendenza. La cocaina è sempre stata una balla.
Quelli come te sono spesso definiti «borderline» e cioè a cavallo tra genialità impulsiva e follia autodistruttiva, anche se a parere di molti fa testo solo la fedina penale. Ti è stata «concessa una seconda possibilità», come si dice: non per i tuoi reati (delle fotografie a David Trezeguet non è mai fregato niente a nessuno, tranne che a un paio di giudici) quanto per quella devianza sbruffona che una parte dell' opinione pubblica non è mai stata disposta a perdonarti. Perfetto, ti sei scaraventato a corpo morto su quell' altra, di opinione pubblica: non tanto quella che s' interessa di Belen (esistono perversioni peggiori) ma quella che vorrebbe sfrecciare sui bolidi senza patente, malmenare vigili e poliziotti e presentatrici snob, dire qualsiasi cazzata passi per la testa, guadagnare dal nulla, sbruffoneggiare, portarsi a letto vario troiame e insomma coroneggiare: ma non ne hanno il coraggio, non ne sono capaci.

È il pubblico del tuo eterno show, Fabrizio. Tientelo. È lo stesso pubblico che tutto sommato merita le fregature che hai sempre tirato a tutti, e che al momento buono bastona il cane che affoga; il mondo di lemuri e zabette che ti gironzolavano attorno sperando che cada qualche spicciolo o insomma un po' di rissa, un po' di casino, banderuole, ectoplasmi da balera, coatti senza calzini, oltre naturalmente a un intero sistema mediatico e culturale che dei Corona si nutre. Tempo fa, intervistato a «Verissimo», hai detto che «nel mio lavoro sono un genio come Maradona con il piede sinistro»: ma il Paese a cui ti rivolgi ti chiama ancora «re dei paparazzi», lo sai? E comunque hai detto ancora, nell' intervista: «Vorrei progetti giusti che valorizzino le mie capacità. I giudici mi hanno fatto grandi elogi Non voglio più far emergere un certo personaggio». Beh, non riemerso: ha proprio vinto. Sei tu. Ti meriti questo Paese e questo Paese ti merita: anche se tendi a confondere, Fabrizio, questo Paese con «tutto» questo Paese. Ti sbagli. Anche se, purtroppo, non di moltissimo.

di Filippo Facci

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