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Notre-Dame,Vittorio Sgarbi e la pernacchia ai francesi: "Cos'era davvero quella cattedrale"

17 Aprile 2019

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Vittorio Sgarbi

Dopo il rogo che ha devastato Notre-Dame, simbolo della Francia e di Parigi, non smette di stupire Vittorio Sgarbi. Già inizialmente aveva affermato che il danno non era poi così pazzesco, poiché le parti storiche della cattedrale si sarebbero salvate. E ora il critico d'arte, intervistato da Leggo, rincara marcando la differenza tra Notre-Dame e alcuni capolavori custoditi in Italia. Quando gli chiedono se la reazione a livello globale per il rogo sia stata esagerata, risponde: "Eccessiva. È paradossale che un'impalcatura montata per il restauro della guglia ne abbia provocato il crollo, ma bisogna ricordare che quella guglia fino al 1870 non c'era, è stata una teatrale ricostruzione e come è stata ricostruita all'epoca sarà ricostruita nel nuovo millennio"

Insomma, nessuna perdita di rilievo? "Macron ha detto che l'edificio è salvo. La storia di Notre-Dame non è quella di uno dei grandi monumenti della storia dell'arte, ma quella di uno spazio molto spirituale che uno ha visitato e di cui ha sentito l'aura, è quella che si rimpiange - sottolinea Sgarbi -. Non c'erano cose degne di Michelangelo o Raffaello. E il Guido Reni pare salvo. Si tratta di rifare il tetto e interventi di questo tipo in Italia li abbiamo già sperimentati, sono stati inevitabili", taglia corto.

Ma non è finita. "Anche l'architettura di un grande può essere vittima di un incendio ma può essere ricostruita con i disegni originali, qui non c'è neppure un grande nome, si tratta di un'architettura iniziata nel 200 e largamente alterata nei secoli - sottolinea Sgarbi -. Ciò non toglie nulla al valore simbolico, ma esclude che si possa provare dolore. Non si tratta di un Caravaggio, di un Masaccio, di un Piero della Francesca perso, non è accaduto nulla di tutto ciò. Si tratta di una struttura ottocentesca, quindi abbastanza vicina alle nostre", conclude Sgarbi, orgoglio italiano.

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