Diretto

Vittorio Feltri, il consiglio ai gay: "Siete degli eroi. Ma perché sfilare con il cu*** all'aria?"

16 Giugno 2019

Vittorio Feltri

Personalmente ho una ammirazione profonda per gli omosessuali perché li trovo eroici. Infatti riescono con piacere a fare ciò che io non sarei mai in grado di fare, neanche a fronte di compensi enormi: andare a letto con un maschio. Evidentemente essi hanno una forza d'animo di cui sono sprovvisto. Sulle lesbiche non mi sbilancio, se non per confessare che le capisco perfettamente avendo esse i miei stessi gusti.

Ciò detto, ci sono alcune cose che non comprendo: che bisogno hanno i gay (io preferirei chiamarli ricchioni, dato che tendo a usare un linguaggio colloquiale, ma non posso altrimenti l'Ordine dei giornalisti mi fucila) di scendere in piazza vestiti come mignotte deficienti e organizzare sfilate al confronto delle quali il Carnevale di Viareggio è l'esaltazione della sobrietà? Cosa pensano di ottenere mostrando pubblicamente il culo o le tette finte? Non ho mai visto un gruppo di eterosessuali manifestare le loro ovvie e scontate preferenze sessuali passeggiando in processione con il pene al vento. Scopano tranquillamente più che possono e con chi possono, magari vantandosene al bar con gli amici ma schivando con cura di gloriarsene attraversando in gruppo solidale le metropoli italiane.

Alcuni omo amano esporre le proprie nudità sotto gli occhi del popolo, allo scopo di protestare contro chi preferisce tenersi le mutande, mentre gli etero quando si tolgono gli indumenti intimi lo fanno riservatamente in camera da letto pensando che accoppiarsi sia un affare privato. Quindi non è azzardato definire diversa la prima categoria rispetto alla seconda, immagino più consistente. Eppure se parli di diversità o, peggio, di persone diverse vieni linciato.

A Torino si è svolta una sagra vistosa finalizzata a celebrare l'orgoglio finocchio, a cui hanno aderito varie autorità, tra le quali la sindaca Appendino, senza contare vari esponenti della sinistra debole nel posteriore. A me la cosa non disturba. Mio figlio Mattia, quando era piccolo, fu invitato in vacanza al mare da due miei amici carissimi e conclamati omosessuali e fu trattato da principe, rispettato e amato. Non mi sfiorò il dubbio che essi fossero scorretti. E non sbagliai.

Ciascuno poi ha le proprie propensioni, delle quali non mi importa niente. Resta il particolare che le mie sono e restano fatti miei, quelle dei gay vengono mostrate con volgare impudicizia. Cari amici, comportatevi come vi garba ma almeno non aspettatevi gli applausi.

di Vittorio Feltri