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Repubblica, altro disastro. Giorgio Gori: "Mai rilasciata quella intervista. Perché?"

19 Gennaio 2020

Repubblica, altro disastro. Giorgio Gori: "Mai rilasciata quella intervista. Perché?"

Che periodaccio per Repubblica. Quando le cose girano male, rischi di intervistare qualcuno a sua insaputa, di fare titoloni violenti a tua insaputa, di dare lezioni di teologia spicciola credendoti il Papa e di sparare cifre a casaccio. Ma non è mica per malafede. È che se metti insieme ideologia, snobismo intellettuale, caccia alla notizia a tutti i costi e il motto «prima le opinioni poi i numeri», finisci per partorire qualche mostriciattolo.
L' ultimo era visibile ieri sul quotidiano fondato da Scalfari: si trattava di un' intervista a Giorgio Gori, sindaco di Bergamo e unico esponente di nota del Pd a prendere parte ad Hammamet alle commemorazioni per l' anniversario della morte di Craxi. Il pezzo offriva spunti interessanti, dall' invito alla sinistra a riappropriarsi del leader socialista perché «io non regalo Craxi alla destra» all' attacco al Pd che «aveva l' occasione di sanare una ferita, recuperare un pezzo di storia comune.
Non l' ha fatto e sta sbagliando».



C' era solo un piccolo difetto nell' intervista: a detta di Gori, non era mai stata rilasciata. Ieri il sindaco di Bergamo scriveva infatti su Twitter: «Mi sveglio e trovo su Repubblica un' intervista che non ho dato, costruita sulle chiacchiere fatte in piedi durante una cerimonia. Giudizi forzati, espressioni che non sono mie. Perché?».
Già, perché? Forse per la stessa ragione per cui è possibile aprire il giornale con un titolo feroce, «Cancellare Salvini», senza dover rendere conto del metodo usato. Anzi, provando il giorno dopo a giustificarlo con una mega-arrampicata di specchi, ossia sostenendo che il senso era «cancelliamo i decreti Salvini». Verissimo, ma nessuno è così scemo da pensare che quel titolo fosse stato scritto così solo per brevità e che dietro non ci fosse l' auspicio di Repubblica di cancellare la persona di Salvini dalla scena politica, e forse non solo.
A proposito di cancellazione, prima della pubblicazione il giornale avrebbe fatto bene a rimuovere quell' altro titolo per cui «Liliana Segre riceve 200 messaggi online di insulti al giorno». Fortunatamente gli insulti ricevuti dalla senatrice sono molti meno, tanto che lei stessa ha ammesso che quel numero è «scaturito da un' inesattezza giornalistica».
Rientra invece in una categoria a sé, che non è lo scivolone, la mancata consultazione delle fonti o degli intervistati ma il dadaismo, la chiacchierata tra i due Papi, uno religioso e l' altro laico, ossia tra Bergoglio e Scalfari pubblicata tre giorni fa su Repubblica. Con il primo che usava l' altro come ufficio stampa, ma a tratti sembrava intervistarlo, rovesciando i ruoli. E con il secondo che rivelava al lettore verità sconcertanti tipo «c' è un Dio unico, questo è il parere di Sua Santità», «ci sono nel mondo altre religioni monoteiste e ce ne sono di politeiste» e non virgolettava l' unica notizia dell' intervista, ossia il fatto che, a detta di Francesco, il caso con Ratzinger fosse chiuso. Per cui non capivi se quella frase l' avesse detta il Papa, l' avesse interpretata Scalfari o nessuna delle due. Più probabilmente però l' interlocutore non era Bergoglio, ma Giorgio Gori, a insaputa di Gori e dello stesso Scalfari.

di Gianluca Veneziani