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Sallusti si è innamorato di Renzi: ecco perché

Alessandro Sallusti

L'intesa col Cav, la rivoluzione nel Pd e lo svecchiamento della politica: il direttore del Giornale elogia Matteo "con le palle". Sarà vero amore?

Giulio Bucchi
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Colpo di fulmine in via Negri. Alessandro Sallusti s'è innamorato di Matteo Renzi. Sarà perché in lui rivede un Silvio Berlusconi (in minore) oppure perché, come scriveva Ettore Maria Colombo su HuffingtonPost, la destra si ritrova legata al neosegretario Pd da un sentimento a metà tra sindrome di Stoccolma e sindrome di Stendhal. Sta di fatto che il direttore del Giornale non perde editoriale per tessere le lodi del fu Rottamatore: mercoledì titolava con un roboante "Renzi ha le palle", e già il fatto che il quotidiano di riferimento della famiglia Berlusconi decida di aprire con tanto entusiasmo al leader della sinistra è di per sé una notizia. Secondo voi l'amore di Sallusti per Renzi quando finirà? Vota il sondaggio su Liberoquotidiano.it "Non calerà le braghe" - Molto gira intorno all'intesa sulla riforma elettorale tra Pd e Forza Italia. "Sta per finire la dittatura delle minoranze, elettorali o parlamentari che siano - scriveva Sallusti -. Da Alfano a Quagliariello, da Cuperlo a Civati: si sentivano padroni del mondo senza avere voti, in base a un potere di ricatto efficace solo se il sistema è debole o se la partita è truccata. Adesso sono all'angolo". Merito di Renzi e del Cavaliere: "Che calino le braghe all'ultimo la vedo difficile - commentava ancora il direttore del Giornale -. Berlusconi e Renzi non sono i tipi e soprattutto hanno solo da guadagnare ad andare avanti, qualsiasi cosa accada. Perché se mollano, a finire male saranno proprio loro due, risucchiati e inghiottiti dalla palude della vecchia politica". Il "miracolo" berluscon-renziano - Qui si capisce come la fascinazione per Renzi a destra sia un po' più profonda e meno strumentale di quel che a sinistra vogliono far credere: la fiducia in Renzi si traduce nella speranza che riesca a svecchiare un partito e un modo di intendere la politica, rompendo vincoli, connivenze ideologiche, ipocrisie e pregiudizi. Un'operazione simile a quella portata avanti da Berlusconi 20 anni fa, innestando modernità e verticalismo aziendale nel corpo (elettorale) dei moderati post-Dc. La Terza Repubblica nascerà, è il ragionamento di molti filo-renziani di destra, solo se Matteo riuscirà a rivoltare come un calzino il suo partito. "Berlusconizzarlo", scriveva ancora Sallusti qualche giorno fa, "ridimensionando" in un certo senso la portata rivoluzionaria del sindaco di Firenze. Il vero volto di Renzi - Già parlare di una berlusconizzazione a sinistra è più che una rivoluzione. E' un miracolo. E come tale da prendere con le pinze. Anche perché il "personaggio" Renzi finora ha seminato molte promesse, alcune avvolte da molto fumo (per esempio, il tanto decantato Jobs Act che rischierebbe di cadere subito sotto i colpi dell'aritmetica). E soprattutto, pressato com'è da un elettorato di riferimento che rimane comunque quello di sinistra, si troverà obbligato (più o meno obtorto collo) a cavalcare proposte indigeribili a destra come quelle su ius soli, unioni gay e immigrazione. Sicuri che l'innamoramento allora non si rivelerà nient'altro che un flirt invernale? di Claudio Brigliadori  

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