Legittimi sospetti

Urbano Cairo: "Non scendo in politica". Allora perché era proprio lì?

Su una sua possibile discesa in politica, Urbano Cairo è tranchant: "È impossibile. Non voglio dire che la politica non mi piace, ma è una cosa che non posso fare", afferma l'editore di Rcs e La7 parlando a margine di un incontro a Manhattan, in un circolo esclusivo a Park Avenue, organizzato dal Gruppo Esponenti Italiani, che da decenni organizza a New York incontri con importanti personalità italiane e meeting di alto livello con i grossi gruppi editoriali americani (ieri ha visto anche il New York Times). "Nel momento in cui hai un gruppo che fattura 1300 miliardi e diecimila famiglie connesse al gruppo, credo sia una cosa assolutamente impossibile", sottolinea Cairo.  

 

 

Ma allora cosa ci faceva nella Grande Mela, verrebbe da chiedersi. Tant'è, Cairo smentisce sia una sua discesa in campo sia la scalata a Mediaset. "Ho visto che Antonio Tajani ha preso le cose molto sul serio di concerto con Marina" e "anche lei "ha dato rassicurazioni sull’andare avanti, poi avremo le elezioni europee l’anno prossimo. Non vedo cambiamenti particolari". E invita tutti a "lasciare lavorare il governo" di Giorgia Meloni: "È un momento complicato da tanti punti di vista", dice il presidente di Rcs. "L’Italia è cresciuta bene, meglio di tutti i Paesi europei, quest’anno l’occupazione sta andando bene. C’è una buona attività di governo", sottolinea Cairo. Quindi, riguardo a Giorgia Meloni, "dobbiamo lasciarla lavorare". Alla premier, dopo le frizioni con la sua emittente, La7, lancia quindi un assist: "C’è sempre molta dialettica" e a volte ci sono programmi che "sembra abbiano un atteggiamento ostile", ma "ospiteremmo anche più esponenti del governo, se avessero voglia di venire e magari tra un po' ce l’avranno".

 

 

Infine Cairo considera "impossibile" una acquisizione di Mediaset e respinge le voci sulla sua possibile scalata all’impero, dopo la scomparsa di Silvio Berlusconi. "Mediaset è un’azienda posseduta dalla famiglia Berlusconi con oltre il 50 per cento, e se guardiamo al diritto di voto supera il 60 per cento. Non è contendibile". Quindi ricorda: "Quando scalai Rcs l’azienda lo era, aveva sul mercato il 60 per cento delle azioni, qui no". "Io credo che Pier Silvio e Marina abbiano tutte le intenzioni di tenere l’azienda, che ha fondato il papà, e non vogliono minimamente venderla", conclude.