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Caracciolo sconvolge la Gruber: "Se tu ora chiami Trump..."

martedì 3 marzo 2026

2' di lettura

Non è tenero il giudizio di Lucio Caracciolo su Donald Trump. Il direttore di Limes, tra i principali esperti italiani di geopolitica, ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo, su La7, parte in quarta tratteggiando un ritratto impietoso del presidente degli Stati Uniti a proposito dell'attacco all'Iran e non solo.

"Aspettarsi la gravitas da Trump è eccessivo. Da una parte lui ama far casino, lui sta praticamente sempre al telefono con i giornalisti. Lilli, io credo che se tu lo chiamassi adesso lui ti risponderebbe". E alla Gruber sfugge un sorrisino.

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"Il problema - prosegue Caracciolo - è che dice sempre cose diverse a chi gli capita. Per cui se è una operazione di camouflage è brillante, se invece è una strategia mi si deve però spiegare quale".

"Perché ci sia una guerra mondiale dovrebbe esserci uno scontro tra le grandi potenze, cioè Stati Uniti, Cina e Russia. Siamo molto lontani da questo ma siamo un bel pezzo più vicino da una guerra ragionale che rischia di allargarsi, una terza guerra del Golfo. Non è una guerra necessaria, è una guerra preventiva ma non si capisce bene cosa si dovesse prevenire perché per ammissione di Pentagono e Cia non c'era nessuna imminente minaccia iraniana e anzi i negoziati secondo il ministro degli Esteri dell'Oman, mediatore, stavano producendo risultati importanti. Quello che è certo - conclude Caracciolo - è che è una guerra al buio in cui nessuno può fare previsioni a lungo germine".

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Concorda anche Paolo Mieli, secondo cui c'è una differenza tra Bibi Netanyahu e il capo della Casa Bianca. "Quello che dice lui lo capisco, quello che dice Trump no - spiega l'editorialista del Corriere della Sera a proposito del premier israeliano -. Alla Casa Bianca c'è una confusione senza precedenti, mentre Netanyahu fa quello che ha fatto tante volte dopo il 7 ottobre. Va, colpisce con mira precisa il suo più importante rivale, che ritiene responsabile di quella strage, in questo caso la Guida Suprema (Ali Khamenei, ndr) e poi si ritira. Diversa cosa è fare una avventura in Iran che sembra quella dell'Ucraina, in cui si entra ma non si sa come finisce".

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