Santoro presenta "Servizio Pubblico" E sogna uno sciopero contro la tv che fa schifo

Lucia Esposito

State tranquilli, ce ne sarà per tutti, nessuno escluso. E se la maggioranza, a partire dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, è nel mirino per contratto, chi dovrà iniziare a mettersi le mutande di ferro è l’opposizione. Il ritorno di Michele Santoro in video rischia di essere travolgente per il Pd e i suoi alleati, colpevoli della «censura» calata sulla tv pubblica. «Perché se loro vanno al governo domani», spiega a Libero il giornalista, che da giovedì sera torna in onda su tv locali e regionali, web, radio e Sky  con “Servizio pubblico”, «forse non venderanno subito la Rai, ma procederanno con la normalizzazione, e sarà peggio di ora». Il messaggio spedito al presidente della Rai, Paolo Garimberti, non lascia dubbi: «La smetta di dire fesserie e affronti il problema della televisione». E tanto per far capire che Santoro non scherza,  nemmeno Matteo Renzi piace a “Michele chi?”: «Ha detto di avere cento idee, ma nessuna sulla tv pubblica, e questo mi preoccupa». Eppure, stando alla visione che Santoro ha dello stato di salute della Rai, peggio di ora sembra impossibile. Invece, «dovreste ricordarvi più spesso», spiega il conduttore, «che a far fuori la satira dalla tv pubblica è stata proprio la sinistra». E allora avanti popolo con “Servizio pubblico”, ovvero con la tv «che sale sulla gru per farsi sentire», come gli operai messi in cassintegrazione o rimasti senza lavoro, nel tentativo di colmare il vuoto «tra le piazze che si muovono e il Palazzo immerso nell’autoreferenzialità». A ridurre la distanza, ovviamente, ci proverà la solita banda Santoro, con Marco Travaglio che aprirà la trasmissione occupandosi della “Balla del giorno”, mentre Vauro non farà solo vignette, e gli ospiti in studio contribuiranno a far capire come mai la casta è scassata. E poi arriverà anche Daniele Luttazzi. «Mancano ancora dei dettagli però», spiega Santoro. Ma “Servizio pubblico”, stando al disegno santoriano, servirà a dare «uno schiaffo al potere», con «un destinatario polemico che non è Berlusconi, ma ilsistema politico nel suo insieme». E poi c’è la Rai, azienda dalla quale Santoro si è separato formalmente, ma non emotivamente, sentendosi ancora un uomo di viale Mazzini. Ragione, questa, che gli fa dire che il giovedì sera sarà «una giornata di sciopero per dire che la tv in onda fa schifo». Insomma, Santoro prova a ripartire da dove era rimasto con  “Annozero”, convinto che il suo popolo si è messo in moto. Quel popolo che in futuro potrebbe anche entrare nel capitale della società editrice di “Servizio pubblico”, Zero Studios, capace di donare a Santoro quasi un milione di euro. Tema della prima delle 26 puntate previste da qui a giugno  “Scassare la casta”. Nello studio allestito a Cinecittà, tra tubi Innocenti e gru (ma niente frigorifero, promette Santoro, prendendo le distanze dalla scenografia del rottamatore Renzi), si confronteranno Diego Della Valle e Luigi De Magistris, a rappresentare punti di vista diversi su come uscire dalla crisi. Si lavora anche a un collegamento con Walter Lavitola. di Enrico Paoli