Il Pdl che verrà

Alfano fa la faccia dura: azzerare i vertici regionali

Giulio Bucchi

Dalla richiesta di dimissioni alla standing ovation. Tutto in un giro di orologio. È il movimentato pomeriggio pavese di Angelino Alfano. E dire che il segretario manco doveva venire, a #formattiamoilpdl, era previsto un collegamento via skype. Poi, come ha raccontato ai ragazzi del partito, seguendo da casa i lavori della sessione mattutina, è rimasto impressionato dalla veemenza delle critiche rivolte ai pochi deputati invitati e ha deciso di prendere il toro per le corna. Aereo ed eccolo nell’arena di Pavia.  Alla fine l’ex Guardasigilli esce a testa alta dal confronto, ma a che prezzo: per domare i “formattatori” finisce il libretto delle cambiali. Alfano deve promettere che: a) basta listini bloccati per eleggere il Parlamento, «faremo le primarie per scegliere i candidati»; b) nominerà una squadra di giovani che lo affiancherà alla guida del partito («Da giugno girerò l’Italia in cerca di nuovi talenti, farò il talent scout»); c) azzererà i coordinatori regionali responsabili della figuraccia rimediata alle Amministrative di maggio; d) farà pressione sulle banche per allargare le maglie del credito; e) tirerà la giacca di Monti perché l’Imu torni a essere una tassa una tantum; f) la tirerà di nuovo per chiedere che ridimensioni i poteri di Equitalia; g) il quinto piano di via dell’Umiltà sarà a disposizione dei ragazzi di #formattiamoilpdl, nascerà un laboratorio per studiare idee in vista delle elezioni 2013.   Che sudata. Ma almeno Angelino non esce sbranato dalla gioventù azzurra come i colleghi che lo avevano preceduto. In mattinata lo “schiaffo del soldato”, come lo hanno ribattezzato a Pavia, era toccato a Mariastella Gelmini, Massimo Corsaro e Guido Crosetto. Pensavano che l’invito facesse di loro l’avanguardia dei “grandi” nel mondo dei “ragazzi” e invece, ahiloro, sono finiti a fare i parafulmini. I formattatori attaccano da terra (gli interventi dalla platea), dal palco (le domande delle due “jene” Andrea Di Sorte e Piero Tatafiore), dall’etere (le critiche che arrivano via Twitter).     L’incazzatura ha trovato il detonatore. I militanti fanno a pezzi il partito. Paradossalmente, più che contestare l’appoggio al governo Monti, se la pigliano con le cose fatte dall’esecutivo Berlusconi. Ricordano che, ok l’Imu, ma chi è che l’ha introdotta? Esatto. Va bene l’Agenzia delle Entrate, ma chi è che  gli ha dato tutti quei poteri e chi ha scelto Befera? Il Pdl, Tremonti.  Poi  se la pigliano perNicole Minetti nel listino della Regione Lombardia e per Mimmo Scilipoti icona della stagione dei responsabili, il crepuscolo del  Berlusconi quater.   È una lunga seduta di psicananalisi, quella di Pavia, che trasforma il Pdl nel “Popolo del Lettino”. Ma, smentendo la scuola freudiana, a sorpresa nessuno addita il padre come responsabile dei complessi della creatura. Non c’è Silvio Berlusconi sul banco degli imputati, nei discorsi il leader è sempre messo tra parentesi. A testimonianza del fatto che qui è un regolamento di conti generazionale. Lui non si vede (sta in pieno relax a Porto Rotondo), né si fa sentire. Manda solo un messaggio ai seniores, pure loro mobilitati in questo sabato di agitazione azzurra: «Non sprecate energie in contrasti interni», invita tutti alla calma il Cavaliere, «ricordatevi che l’avversario sta dall’altra parte, è la sinistra». In assenza del leader, il delfino tiene botta. Entra nella Sala dell’Annunciata accolto dalla diffidenza e va via accompagnato dagli applausi. Ora il difficile sarà far digerire le sue promesse ai colonnelli del partito. Che non ne vogliono sapere di mollare una stanza a via dell’Umiltà, figurarsi di ricambi generazionali o cose così. E c’è anche chi, forte di una lunga esperienza politica alle spalle, non si fida di tutto questo improvviso movimentismo. Come Osvaldo Napoli: «Non posso tacere le mie perplessità sul fiorire di iniziative che zampillano per ogni dove: juniores, seniores, ripartenze da zero o da - 1 o + 2.... Fuffa, si dice a Roma».   di Salvatore Dama