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Ma 'sto centro del Prof sono solo tre leaderini

Mario e i "centrini" badano a spartirsi il potere: ripresa e drammi delle famiglie sono solo seccature

Andrea Tempestini
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di Gianluigi Paragone Dicono che le categorie classiche della politica - destra sinistra centro - non abbiano più senso. Tutto è stato superato. Da cosa? Dai nomi, quindi dalle leadership.  L'ultimo in ordine di tempo ad abbracciare il leaderismo è Mario Monti, il cui nome fa bella mostra su una nuova, inutile, lenticchia politica. Fateci caso: i simboli della politica sono scatole vuote riempite soltanto dal nome del leader di turno, e a nulla serve ragionare sui programmi o sulle proposte perché è solo un resto. Che cosa significa «Scelta civica»? Niente. Se non fosse che sotto quella scritta, in corpo più grosso e più consistente persino dell'espressione «per l'Italia», campeggia il nome di Monti. Dunque, riepilogando: tanto la «scelta civica» quanto «per l'Italia» sono meno importanti del nome del leader. Si potrebbe obiettare che la gerarchia è tale solo da un punto di vista grafico; potrebbe (e non lo è, come dopo spiegherò) se non fosse che ormai la forma è sostanza. (...) Gianluigi Paragone ha un parere sostanzialmente diverso rispetto a quello di Giampiero Mughini, che annuncia: "Voterò Monti". Paragone non ci pensa nemmeno, e su un commento su Libero di domenica 6 gennaio, sostiene che questo centro, stringe stringi, è composto solo da tre leaderini. Monti e i suoi "centrini" badano a spartirsi il potere. La ripresa, i salari e i drammi delle famiglie in realtà sono fuori dalla loro agenda. Leggi il commento di Gianluigi Paragone su Libero di domenica 6 gennaio

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