Caos candidati

"I gay nelle liste di Monti?Ce lo chiede l'Europa..."

Andrea Tempestini

  di Brunella Bolloli Dicono che La Wanda Gastrica e Kamilla Molinari si siano alquanto risentite: «Noi Drag Queen di provincia? Ma dillo ai tuoi amici». Che «ingrato» questo Alessio De Giorgi, che prima dà lavoro e si fa fotografare tutto sorridente mentre fa “linguetta” sul décolleté di una procace regina delle notti arcobaleno, e poi, una volta in lista al Senato prende le distanze. Quasi fa finta di dimenticarsi: «Non vorrei fare gaffes, confondermi con i nomi. Si tratta comunque di Drag Queen di provincia», ha detto ieri a Repubblica, riferito alle foto pubblicate da Libero che le ritraggono con le trans. E ancora: «Non so che cosa sia più trash, se quelle immagini oppure il giornalismo che le ha tirate fuori». Capiamo. C’est la vie.  De Giorgi, direttore di Gay.it, è già proiettato a Palazzo Madama, listone di Monti (con Fini e Casini), in quarta posizione, regione Toscana, praticamente blindato. Perché «la sua candidatura ci avvicina all’Europa», ha spiegato convinta l’economista montiana Irene Tinagli, sponsor insieme al professor Piero Ichino, dell’ex renziano titolare di locali da ballo e sex-bar in Versilia. Tinagli, già madrina di Mister Gay Italia proprio nei locali di De Giorgi, ha dichiarato di avere conosciuto l’ex presidente dell’Arcigay Toscana nel 2004, quando stava conducendo una ricerca su integrazione sociale delle diversità. «È una persona pacata e dialogante». Sobria, come il prof in loden Mario Monti, che ha deciso di aprirsi al mondo “gaio” e di superare gli scontri ideologici una volta per tutte. Ok. Ma allora perché cercare di nascondere le amicizie con i travestiti e i successi ottenuti nel campo dell’intrattenimento gayfriendly? «Quelle foto vanno contestualizzate», è stata la giustificazione dell’aspirante senatore. «Spiegherò a Monti che si trattava di Carnevale». Anche se in molti giurano di no. «E comunque», ecco che sferra l’attacco politico, «sempre meglio delle foto con le Olgettine». Ex Pd a caccia del Bunga bunga.  Trans arrabbiate a parte, sembra che la candidatura del leader di Gay.it, primo pacsato in Italia nel 2002, sia stata in bilico a un certo punto. Di sicuro ne hanno discusso il trio Monti-Casini-Fini nel loro lungo vertice per le candidature che si è svolto ieri a Roma. Soprattutto dopo gli strali della centrista Paola Binetti, che ha bocciato seccamente l’ingresso dell’omosessuale nella coalizione. A un certo punto pare, infatti, che il nome del titolare del “Mamamia” (storico locale gay e lesbo di Torre del Lago) potesse essere depennato dal listone montiano per Palazzo Madama. E questo sì, sarebbe stato un segno di omofobia, un’improvvisa  retromarcia dopo il caso sollevato da Libero che tanto ha fatto parlare. Ma forse a Palazzo Chigi avrebbero dovuto occuparsi prima di stilare le liste. «No, De Giorgi c’è», hanno confermato a sera i big di Italia Futura. E lui può tirare un sospiro di sollievo. Se la gioca come gli altri. È nel listone montiano, lo stesso di cui Casini è capolista in ben cinque regioni, Ichino secondo in Lombardia (dove il primo é Gabriele Albertini e terzo il ciellino Mario Mauro) e capolista in Toscana, Mariapaola Merloni numero uno nelle Marche e Andrea Olivero in Piemonte. Tutti insieme appassionatamente: ex Pd, ex Pdl, società civile, cattolici e laici. Aveva chiesto un posto in lista a Monti anche la showgirl brasiliana, Regina Profeta, in qualità di esperta di questioni d’immigrazione. «Perché tutti sì e io no?». Forse c’è speranza per la Camera. De Giorgi, intanto, è dentro, così come un altro omosex, Giuliano Gasparotti. Del resto, lo ribadiamo, i gusti sessuali sono personali e ognuno deve essere libero di andare con chi vuole. La questione, semmai, è che i guru montiani hanno insistito tanto sulle liste pulite, sull’assenza di indagati e su persone a prova di bomba, mentre sull’imprenditore gayfriendly   della Versilia pare ci sia ancora un’indagine aperta dalla procura di Viareggio. Roba a cui la stampa toscana ha dato grande rilievo, vista la portata del personaggio. Si tratta di indagini sul “Mamamia” di cui De Giorgi è titolare, iniziate nell’estate del 2011 dopo due esposti, uno a firma di Assointrattinemento e l’altro a firma di Maurizio Vangone, che hanno portato ad autunno dello stesso anno, ai sigilli di due noti locali della movida gay della Marina di Torre del Lago, come da ordinanza a firma del gip Alessandro Dal Torrione. E ad oggi non sono chiuse, vanno avanti anche si dovrebbe essere vicini alle richieste del pm Antonio Mariotti. I reati ipotizzati inizialmente dalla procura lucchese sono «esercizio di attività vietate   che compromettevano la salvaguardia del paesaggio e degli ambienti naturali tutelati. Niente di trascendentale. Infatti l’11 giugno 2012 il Mamamia ha potuto riaprire al pubblico, ma senza ballo, solo come bar, a causa della revoca della licenza danzante.