La banca-rotta

Ecco tutti gli amici del Pd saliti al Monte

Matteo Legnani

Il Pd, come dice Pier Luigi Bersani, non è una banca, ma di sicuro in banca c’è molto Pd. Il via vai di funzionari, dirigenti di partito e sindacalisti ai piani alti di Mps negli anni passati è cosa nota e documentata. Ma il vizietto di usare la banca senese come camera di compensazione della politica non è affatto scomparso. Malgrado la sbandierata discontinuità della nuova gestione Profumo sulle poltrone di Rocca Salimbeni sono ancora sedute tante vecchie conoscenze. A partire dall’intramontabile Turiddo Campaini, che partecipa alle riunioni del cda della Banca Monte Paschi di Siena da quasi dieci anni. Entrato nel consiglio nell’aprile del 2003, l’ex presidente di Unicoop Firenze (dove dal 2008 è presidente del Consiglio di sorveglianza) ed ex ad di Finsoe (la controllante di Unipol) è riuscito a mantenere il posto anche con il nuovo vertice Profumo-Viola. Una vita passata nel mondo della cooperazione, con l’ingresso a 23 anni nella Cooperativa del Popolo di Empoli di cui diventerà presidente nel 197, tra i numerosi incarichi di Campaini c’è anche quello di consigliere comunale per il Pci, sempre ad Empoli, dal 1980 al 1985. Ma nell’attuale cda del Monte Paschi c’è un altro nome noto al mondo della sinistra. Si tratta di Marco Turchi, ex sindaco revisore della banca e amico personale di Massimo D’Alema, ma soprattutto figlio del commercialista Carlo, storico revisore dei conti del Partito comunista. Per scovare gli altri personaggi eccellenti della storia del Monte e della politica locale bisogna invece scendere qualche gradino. L’ondata di rinnovamento che ha, in parte, caratterizzato la formazione del nuovo cda la scorsa primavera ha infatti costretto molti vecchi amministratori a rifugiarsi nelle società controllate del gruppo. Qui le sorprese non mancano. Alla presidenza di Consum.it (società di credito al consumo) e a quella del Consorzio Operativo (centro di sviluppo dei sistemi informatici e amministrativi) c’è ad esempio Ernesto Rabizzi, che dal 2004 al 2006 è stato vicepresidente della Provincia di Siena per i Ds e dal 2006 al 2012 è stato invece vicepresidente del Monte dei Paschi subito sotto Giuseppe Mussari. Anche lui, come l’ex presidente, non ha badato a spese per sostenere il Partito democratico. Se Mussari nell’ultima tornata ha foraggiato il Pd senese con 100mila euro, Rabizzi ha fatto la sua parte con una donazione di ben 75mila euro. Nei meandri delle controllate c’è anche un certo Fabio Borghi, che alcuni a Siena ricordano come segretario provinciale della Cgil. Dal 2003 (dopo due anni passati in Fondazione) Borghi è, però, più conosciuto come consigliere di Mps, incarico che ha ricoperto fino all’arrivo di Profumo. La riconferma gli è sfuggita per un pelo, ma Borghi si è consolato con la presidenza di Mps Leasing & Factory e di Mps Gestione crediti banca. Alla guida di Mps Capital Service c’è invece Aldighiero Fini, ex vicepresidente della Banca Toscana, anche lui in passato tra i generosi donatori del Pd senese. Alla vicepresidenza spicca invece il nome ben più noto di Fabio Ceccherini, ex sindaco di Poggibonsi e storico presidente Margherita/Pd della Provincia di Siena, incarico che ha ricoperto per ben dieci anni, dal 1999 al 2009. Tra i consiglieri di Mps Capital service c’è infine Claudio Vigni, ex segretario della Cgil di Siena. Altro sindacalista rosso, nonché senatore Pci/Pds dal 1983 al 1992 è Antonio Silvano Andriani, che ora siede alla presidenza di Axa-Mps, la società di bancassicurazione del gruppo. Un nome curioso, ma ben conosciuto a Siena, è infine quello che spunta in Mps Immobiliare. Alla presidenza c’è Alfredo Monaci, fratello di Alberto (presidente Pd del Consiglio regionale della Toscana) e consigliere di Mps dal 2009 al 2011. È lo stesso Alfredo Monaci candidato in Toscana per la lista Monti che nei giorni scorsi ha preso le distanze dal caso Mps sostenendo che si tratta di vicende precedenti al suo incarico. di Sandro Iacometti