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Grillo: "Chi tradisce fuori. La legislatura sarà breve"

Beppe Grillo

Andrea Tempestini
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  La democrazia scioglie il Movimento 5 Stelle. Al primo voto significativo, alla prima scelta pesante - quella sul presidente del Senato - i grillini si spaccano. Alla fine di una giornata convulsa alcuni di loro hanno scelto di votare per Pietro Grasso del Pd, tradendo il diktat di Beppe Grillo: "Mai con nessun partito". E lo stesso Grillo, che nonostante le parole di circostanza si pone all'interno del M5S con una posizione dittatoriale, sul suo blog ha tuonato: "Se qualcuno si fosse sottratto a questo obbligo (quello di non votare per i partiti, ndr) ha mentito agli elettori. Spero ne tragga le dovute conseguenze". Quali sarebbero le "dovute conseguenze"? Semplice, le dimissioni. "Traditori" - Il dittatore Beppe ha invitato alle dimissioni quei senatori cinquestellati che "non hanno rispettato il codice di comportamento degli eletti. Nella votazione di oggi per la presidenza del Senato è mancata la trasparenza. Il voto segreto non ha senso, l'eletto deve rispondere delle sua azioni ai cittadini con un voto palese. Se questo è vero in generale, per il Movimento 5 Stelle, che fa della trasparenza uno dei suoi punti cardinali, vale ancora di più. Per questo vorrei che i senatori del M5S dichiarino il loro voto". Così il comico ligure, in difficoltà: il movimento ha iniziato a smarcarsi dal grande capo. Il regolamento - Beppe Grillo ha fatto al punto 4 del regolamento, quello sulla trasparenza, dove si legge che le "votazioni in aula sono decise a maggioranza dei parlamentari del M5S". la norma sulle espulsioni dal gruppo è invece al punto 6 del Codice. "I parlamentari del M5S riuniti, senza distinzione tra Camera e Senato, potranno per palesi violazioni del Codice di Comportamento, proporre l'espulsione di un parlamentare del M5S a maggioranza. L'espulsione dovrà essere ratificata da una votazione on line sul portale del M5S tra tutti gli iscritti, anch'essa a maggioranza". "Legislatura breve - Ma Grillo è una furia. Livido di rabbia, nelle ore seguenti è tornato ancora sul voto a Grasso e Laura Boldrini (eletta alla Camera). L'obiettivo del comico ligure è il Partito Democratico. Secondo Grillo Boldrini e Grasso sono solo "delle foglie di fico in una legislatura che si annuncia breve". Quindi un attacco al prossimo inquilino del Colle, che in Italia, secondo il dittatore Beppe, ha "poteri da monarca". Il leader cinquestellato chiede di essere chiamato "portavoce" del M5S, e in veste di questo ruolo dice la sua sul prossimo presidente della Repubblica: "Il candidato di pdl e di parte (gran parte?) del pdmenoelle è Massimo D'Alema. Non è ufficiale e nemmeno ufficioso, ma è molto plausibile. Non ci credete? Non ci credevo neppure io". E ancora: "La candidatura di D'Alema sarebbe irricevibile dall'opinione pubblica. Un fiammifero in un pagliaio. Il Paese non reggerebbe a sette anni di inciucio. Un passo indietro preventivo e una smentita, anche indignata per le voci infondate, sarebbero graditi".

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