Colombe democratiche

Franceschini scavalca il capo:"Dialoghiamo con Berlusconi"

Ignazio Stagno

Le colombe del Pd cominciano a lavorare. Il segretario Pier Luigi Bersani è sempre più solo. Barricato in un silenzio indecifrabile. Mentre lui "dorme" gli altri lavorano e iniziano a guardare in faccia la realtà e provano ad avere un dialogo con il Pdl e con Silvio Berlsuconi. Dario Franceschini afferma: “Dialoghiamo con il Pdl”. Lo squadrone dei dissidenti si rafforza e comincia a fregarsene delle velleità da premier congelato di Bersani. Franceschini, in un'intervista al Corriere, è realista ama la praticità della politica: ”Chiusa la possibilità di un rapporto con Grillo – dice Franceschini in un’intervista al Corriere della Sera – non resta che una strada: uscire dall’incomunicabilità. E abbandonare questo complesso di superiorità, molto diffuso nel nostro schieramento, per cui pretendiamo di sceglierci l’avversario. Ci piaccia o no, gli italiani hanno stabilito che il capo della destra, una destra che ha preso praticamente i nostri stessi voti, è ancora Silvio Berlusconi. E’ con lui che bisogna dialogare”. Scelta forzata - Franceschini non ha paura per la sua apertura al Pdl e la rivendica con forza: "So che è altamente impopolare, so che si rischia di scatenare le reazioni negative del proprio stesso campo, ma voglio dirlo: se noi intendiamo mettere davanti l’ interesse del Paese, dobbiamo toglierci di dosso questo insopportabile complesso, la sconfitta di Berlusconi deve avvenire per vie politiche. Non per vie giudiziarie o legislative". Insomma il Pd è sempre più spaccato. Bersani probabilmente incontrerà Berlusconi più per pressioni interne che per lungimiranza politica. Franceschini ora detta la linea: "Un esecutivo di transizione, che prenda le misure necessarie per dare ossigeno all’economia mentre in Parlamento si fanno le riforme istituzionali: Senato federale, con conseguente riduzione dei parlamentari, e legge elettorale".Bersani ormai è un segretario commissariato. Giallo sulla Bindi - E mentre Franceschini parla e fa sentire la sua voce è giallo sulle parole di Rosy Bindi. Il Secolo XIX riporta alcune affermazioni della Bindi che mettono in discussione la sua "fedeltà" al segretario: "È così purtroppo, Bersani non sa più che fare e il partito è fermo, senza prospettiva. Se avessimo proposto un nome autorevole e non strettamente partitico - aggiunge Bindi sul prossimo presidente della Repubblica, - come poteva essere Rodotà, ma ce n'erano molti altri, avremmo forse potuto contare su un atteggiamento più morbido da parte dei grillini. Non dico sull'appoggio, questo no, ma su un certo malessere interno, questo sì. Ciò non è stato fatto, spiega Bindi, "semplice, perché Bersani non ha rinunciato, non ha voluto rinunciare, ha addirittura fatto un comunicato in cui lo ribadiva con convinzione". Parole dure che rendono l'idea di quella tensione alle stelle che ormai alberga costantemente in largo del Nazareno. Ma la Bindi oggi smentisce tutto e afferma di aver "chiaccherato" con un gironalista in maniera informale e che quelle dichiarazioni non sono mai uscite dalla sua bocca. Sarà, ma ormai tra i democratici regna la confusione. E D'Alema sbrocca - E poi c'è Massimo D'Alema, i cui segnali d'insofferenza verso la linea di Bersani si fanno ogni giorno più evidenti. Secondo quanto rivelato da Il Giornale, il Lider Maximo non solo sarebbe stato sentito urlare al telefono, riferendosi al segretario, "quello è matto, ci sta portando alla rovina", ma si sarebbe addirittura spinto ad elogiare quello che fino a qualche giorno fa considerava il nemico numero uno suo e del partito: Matteo Renzi. Che, secondo D'Alema, "si sta muovendo bene, è molto cresciuto. Sta dimostrando di avere la stoffa del leader". Il ragionamento di Baffino D'Alema è semplice: Renzi è l'unico ad avere i numeri, l'unico che può riuscire a sfondare nell'elettorato moderato e a poter incrementare i consensi del Pd. L'unico, insomma, a poter salvare la ditta. Ragioni di real politk, quindi. Come dire: primum vivere. (I.S.)