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Tanti auguri

Nuovo nome e un simbolo tutto suo. Santanché, la mossa che fa tremare Forza Italia

18 Dicembre 2016

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Nuovo nome e un simbolo tutto suo. Santanché, la mossa che fa tremare Forza Italia

Si respirava aria di Natale, ma più odore di campagna elettorale, alla cena per lo scambio degli auguri organizzata venerdì sera da Forza Italia, anzi da una sua parte, in un albergo alle porte di Milano. Un afflusso consistente di persone riempiva l' ampia sala in cui erano disposti i tavoli, in fondo un palchetto dal quale la platea è stata intrattenuta da un talk live di Paolo Del Debbio, che ha intervistato i fautori dell' evento, tra cui spiccano la deputata Daniela Santanchè e il senatore Mario Mantovani. Ospite onorario il campione del mondo di ciclismo Mario Cipollini, che ha abbandonato di corsa (non in bici) l' albergo prima dell' inizio della cena, come Del Debbio. Più che una cena di Natale sembrava una cena con delitto. Infatti aleggiava nella sala delle feste un mistero inquietante al quale nessun commensale sapeva rispondere: cosa significava il simbolo impresso sul menù?

Molti lo hanno visto e ignorato, altri non lo hanno proprio notato, più interessati a cosa avrebbero gustato per cena. Così alla nostra richiesta di delucidazioni, ci hanno risposto: «Io non lo so cos' è questa cosa qui», oppure «mai visto prima», o «io sono qui per Forza Italia, non mi frega». Ci eravamo quasi arresi quando a fare chiarezza è intervenuto il deputato Luca Squeri che ha svelato l' arcano: «Questo è il simbolo di una nuova corrente interna a Forza Italia che fa il suo esordio ufficiale questa sera». Il pensiero sorge spontaneo: con tutte queste correnti non ci verrà un bel raffreddore?

Ma l' operazione di marketing è già iniziata, si chiama «pubblicità subliminale». Fai una cena ed il simbolo è lì sotto i tuoi occhi, poi ne fai un' altra, ridi, mangi e scherzi, ed il simbolo è lì, sotto i tuoi occhi; poi ne fai un' altra, finché alla fine ti accorgi di essere della corrente «Repubblicani, noi, popolo sovrano» bla bla bla del partito di Forza Italia.
Già la politica italiana appare alquanto incasinata, ad aggravare la situazione caotica dei partiti ci si mettono pure le correnti. Peraltro con nomi che più lunghi non si può. Eppure pochi minuti prima avevamo sentito urlare dal palco: «Solo uniti si vince, dobbiamo stare uniti». Era Santanchè a parlare.

Ma qualcos' altro serpeggia nell' aria e si fa sempre più ingombrante: è la mancanza di Silvio Berlusconi. La sentono soprattutto i commensali, gli elettori fedelissimi di un partito fondato dal loro Silvio. «Silvio, Silvio, Silvio» urlano quando qualcuno annuncia un sorpresa: una telefonata in diretta. L' aria si fa elettrica, la gente sorride, qualcuno si commuove, poi un' altra delusione oltre alla crêpes stracotta: non è Silvio ad irrompere telefonicamente, bensì Vittorio. Sgarbi.
Si ritorna tristi a consumare il risotto. Neanche il «capra, capra, capra» di Sgarbi, sostituito ora da un «Alfano, Alfano, Alfano» per antonomasia, è servito a farci sorridere.

Silvio non c' è. E qualcuno sta già sostituendo, almeno nella sua immaginazione, il famoso slogan «meno male che Silvio c' è» con un sordido pensiero: «Meno male che Silvio non c' è». Si sa che, quando il gatto non c' è, i topi ballano. E noi ci eravamo davvero illusi. Illusi che a Natale fossero tutti più buoni, uniti. Che la crisi del Pd, la crisi del governo, la crisi dei cinquestelle, quella di Milano, quella di Roma, quella delle banche, la crisi economica, la crisi globale, fossero state utili almeno a ricompattare un partito che un tempo è stato il più forte proprio perché coeso. Invece no. Predominano ancora partitismi all' interno dei partiti, anzi sono in aumento. Le crepe si moltiplicano diventando spaccature.
E poi abissi.

Eppure gli addetti ai lavori ci dicono: «Il movimento Repubblicani Noi Popolo Sovrano vuole dare più forza a Forza Italia». Come non si capisce. Ma ci fidiamo delle buone intenzioni. Il nuovo movimento dei repubblicani, ideato da Daniela Santanchè, Mario Mantovani, con i parlamentari Giuseppe Romele, Luca Squeri e Sante Zuffada, che ha anche l' obiettivo di proteggere Silvio dai «cattivi maestri», sull' onda del successo del repubblicano Trump (l' uomo più copiato in Europa), vuole contrapporsi ai democratici, ossia al Pd, come spiega Squeri, creando la stessa situazione che c' è negli Usa, in cui le grandi forze che si contendono il potere sono, da un lato, i repubblicani, dall' altro, i democratici.

L' ambizione è notevole. Soprattutto perché non si tiene conto dell' esistenza del Movimento 5 Stelle nonché del fatto che non basta compattarsi dentro un movimento interno ad un partito, bensì sarebbe opportuno farlo all' interno di una coalizione di tutti i partiti di centro-destra, che è e resta, purtroppo, un miraggio.

La nuova corrente interna a Forza Italia auspica le primarie del centro-destra, da farsi il prima possibile e alle quali sostenere Daniela Santanchè. Quando gli facciamo notare che ci vuole un bel seguito per assurgere al ruolo di leader del centro-destra, Squeri sorride e ci indica la sala gremita di gente intenta a mangiare. Noi, invece, non sappiamo se ridere o piangere. Qui ognuno vuole fare il leader. Un' ambizione, soprattutto per qualcuno, troppo sfrenata. È questo il vero problema sia a destra che a sinistra. «Divide et impera» dicevano i latini. Qualcuno lo ha preso alla lettera.

Azzurra Noemi Barbuto

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Commenti all'articolo

  • lattaro1939

    19 Dicembre 2016 - 20:08

    Che delusione Santanchè. Poi il simbolo che schifo mi sembra di stare al cimitero. Destra stupida.voterò Salvini

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  • antipifferaio

    19 Dicembre 2016 - 14:02

    La verità è che si preparano al banchetto del proporzionale. Vogliono anche loro la fetta o fettina, dipende. Quindi niente di nuovo in vista di un'altro salto nella 1a Repubblica dove anche lo 0,001% faceva/farà brodo (per inzuppare anche il pane di tutta la famiglia...). Insomma, niente di nuovo...ed è questo serio il problema!!!...

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  • fausta73

    19 Dicembre 2016 - 11:11

    Io credevo che la santanchè avesse cambiato il" suo" nome, nel senso che avesse rinunciato al cognome del suo ex marito.

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