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Riti pasquali

Anche Laura Boldrini ama gli agnelli: copia Berlusconi e sfida Renzi

13 Aprile 2017

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Anche Laura Boldrini ama gli agnelli: copia Berlusconi e sfida Renzi

Ecce Agnus Dei qui tollis peccata mundi. Se l' agnello di Dio toglie i peccati del mondo, figuriamoci quelli della Boldrini.
Molti, tra i duri e puri di una destra oltranzista e cacciatora, han sorriso al gesto della Presidente della Camera che ieri salvava «due agnellini Gaia e Gioia dalla macellazione» battezzando la campagna dell' Enpa contro la prassi degli ovini spediti, arrosto, sulle tavole pasquali degl' italiani. Gli ovini, ieri, girellavano per Montecitorio tra i commessi in livrea, visibilmente sollevati (gli ovini, non i commessi). Ma per molti, dalla parte politicamente opposta della barricata, il gesto boldriniano s' è rapidamente mutato in una paraculata propagandistica: nel guizzo di marketing di una signora avvezza ai colpi di teatro in tema di diritti umani e, in questo caso, disumani.

Però Laura Boldrini, a dirla tutta, nella sua vocazione pastorale, si è solo buttata nella scia di Silvio Berlusconi. Il quale Silvio, solo qualche giorno fa, chez Michela Vittoria Brambilla, aveva strappato ben cinque-agnelli-cinque dal desco pasquale, allattandone perfino uno che, probabilmente, dal quell' imprintig ha votato Forza Italia (che infatti è cresciuta in due giorni fino al 14% di consensi, superando la Lega).

Tra l' altro, la sequenza della poppata ha causato un botto di visualizzazioni su Youtube e i social, alla faccia di tutti gli spin doctor. I puristi affermano che, mentre la Boldrini, causa ristrettezza di spazi, ha adottato le pecore a distanza, Silvio le sue, di pecore, le abbia introdotte direttamente in casa. Ci sta, in effetti. Specie considerando che nella Bibbia l' agnello è una metafora cristologica (vittima sacrificale per salvare l' umanità) e, conoscendo l' uomo di Arcore, qualche vaga ambizione teologica può scappare. Per non dire della simbologia dell' agnello legata all' evocata purezza -politica- e all' innocenza -giudiziaria- che i maligni tendono a richiamare, in questi giorni prima della sentenza di Strabusrgo, per il Berlusca. Ma transeat.
Non conta, in realtà, se Berlusconi o la Boldrini abbiano salvato i cuccioli belanti per puro spirito umanitario, o soltanto per accaparrarsi il prezioso voto degli animalisti.

Non è questo il punto. Il punto è che, per qualcosa di atavico, d' inspiegabilmente ancestrale, l' agnello toglie davvero i peccati del mondo. È un' idea sprofondata nell' inconscio delle civiltà antiche: l' aquila rappresenta la legalità, il cigno la grazia, il cervo la trasmigrazione delle anime che si abbeverano alla fonte della vita. L' agnello è, da sempre, l' innocenza percepibile al tatto. Anche per chi non è vegano o animalista, e non disdegna il gusto della chianina.

Per dire, a me Dudù e Dudina, i barboncini di Silvio, stavano sulle balle. Molto sulle balle. Idem per il cagnetto Empy, adottato da Mario Monti premier in tv giusto il tempo di uno spottone dalla Bignardi. Il cane che fa campagna elettorale mi è sempre parso una stortura etica. L' agnello, no. L' agnello m' ispira senso protezione, di fragilità; ti avvolge in un plaid di tenerezza. E la sua uccisione assume il carattere crudele della mattanza. Sempre. Avete mai assistito al rito lento e barbarico, della macellazione di un agnello?
Ci sono queste pallette di lana ammassate l' una sull' altra; e le teste, accarezzate dalla sparachiodi, che esplodono; e i corpi appesi a testa in giù, le zampe spezzate, lo sgozzamento, il sangue che sgocciola sul selciato al ritmo di un metronomo imperfetto. E poi ci sono le madri belanti in isolamento con le mammelle in necrosi, mentre si leva l' ultimo canto dei cuccioli, «una specie di grido, come la voce di un bambino..» sibiliva la poliziotta Clarice Sterling al serial killer Hannibal Lecter, che si commuoveva tra le pagine del Silenzio egli innocenti (Il silenzio degli agnelli, nell' originale) soltanto per le pecore.
Basterebbe questo senso, molto umano, di chiusura alla bocca dello stomaco - e senza essere animalisti- per evitare il prossimo olocausto dei capretti sulle tavole. Certo Renzi, poi può confermare che sulla sua, di tavola, l' agnello a Pasqua ci sarà: «Sì, ho una tradizione familiare a cui non vengo meno» (dice a Otto e mezzo, La7). Ed è una scelta legittima. Com' è legittimo sorridere alla Boldrini, solo per oggi la nostra pastora di riferimento...

di Francesco Specchia

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