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Di Pietro Senaldi

Matteo Salvini: "I miei voti mai per un governo con Pd e M5s. Silvio Berlusconi? Scriviamo il programma insieme"

4 Giugno 2017

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Matteo Salvini

«Mi trova in auto, vado a Rimini, ma non in autostrada, seguo la via Emilia: sono partito da Crema, poi Piacenza, Parma. Domani sarò l’unico a non fare il bagno, cercherò Igor per le paludi del Ferrarese. Nelle città il centrodestra è compatto, andiamo a vincere. Lo capisco dai telegiornali, che non parlano di Amministrative malgrado si voti in città importanti. Si vede che il Pd sa di perdere e ha dato ordine ai suoi direttori di mettere il silenziatore al voto».

I guai il centrodestra li ha su scala nazionale: ma è la volta buona, si vota a inizio autunno o troveranno altre gabole per rinviare il giudizio popolare?
«E chi lo sa? Ho chiesto a Giorgetti di sacrificarsi e rappresentare la Lega nel dibattito sulla riforma elettorale ma cambia tutti i giorni e quindi non posso dare giudizi definitivi. Certo io spero si voti».

Lei era per il sistema maggioritario, perché non si oppone a questa legge alla tedesca?
«A parte lo sbarramento, di tedesco non c’è nulla. Non mi oppongo per coerenza, avevo detto che la priorità sarebbe stata portare l’Italia al voto e resto di parola, ma certo non la ritengo una grande legge».

Direi però che le conviene pure: nel prossimo Parlamento ci saranno quattro partiti e la Lega farà il pieno di rappresentanti...
«I sondaggi ci danno al 14,5%, che si tradurrebbe in una novantina di parlamentari. Triplicheremo la nostra rappresentanza, il che è positivo, ma io avrei preferito avere meno parlamentari però governare, ho una lunga lista di cose da fare».

Alle urne si vince con una legge elettorale furba oppure basta prendere più suffragi degli avversari?
«Con la legge che volevo io, il maggioritario in vigore nelle Regioni, chi prende più voti vince. Questa specie di proporzionale invece sembra fatto apposta per rendere impossibile arrivare a qualsiasi maggioranza: se ci fosse stata in Lombardia, in Veneto o in Liguria, non avremmo mai vinto. Il 25 giugno sapremo chi governerà Parma, Genova e Verona ma la sera delle Politiche non sapremo chi sarà il premier e chi lo sosterrà».

Sta accusando Berlusconi di mirare a un inciucio con Renzi?
«Non arrivo a tanto. Però io gli avevo detto che la somma dei partiti di centrodestra è maggioranza nel Paese e che con il Mattarellum avremmo potuto governare insieme ma lui per ragioni personali o aziendali ha preferito il “liberi tutti”, che è l’anticamera dell’inciucio. Così è ben più difficile che il centrodestra abbia i numeri per governare da solo. Comunque sono fiducioso, sarà dura ma i tre partiti del centrodestra possono, sommati, raccogliere abbastanza voti per governare».

Ma se nessuno schieramento sarà in grado di conquistare la maggioranza, lei sarebbe disponibile a partecipare a una coalizione, o meglio un’ammucciata di governo?
«Posso garantire tutti gli elettori della Lega che il loro voto non sarà mai usato per sostenere un premier del Pd, di sinistra, dei Cinquestelle o che ci sia indicato in qualche modo dall’Europa come capitò con Monti. Mi piacerebbe che Berlusconi facesse la stessa promessa ai suoi elettori».

Con Berlusconi è solo separato in casa o sta per divorziare?
«Non ci vediamo da mesi ma ci sentiamo. I rapporti sono buoni, sosteniamo insieme decine di sindaci. Io in giro per l’Italia, lui da Arcore. A questo proposito, vorrei rivolgergli un invito: dimostri che per lui l’unità del centrodestra è importante, venga con me e la Meloni al comizio elettorale di Genova, ci aiuti a strappare per la prima volta alla sinistra una città importantissima. Sarebbe una vittoria epocale».

Molti osservatori sostengono che sia una questione generazionale: lei ha tempo e le va bene incassare una vittoria elettorale, ma una sconfitta politica, e non andare al governo. Berlusconi deve incassare subito e gli andrebbe bene anche sostenere Renzi...
«Non posso permettermi di aspettare di avere cinquant’anni per governare, perché per allora di questo passo il Ramadan sarà festa nazionale».

Da Forza Italia giurano che Berlusconi gioca davvero per l’unità del centrodestra ma che lei lo provoca attaccandolo tutti i giorni. Lo fa per marcare la distanza in chiave elettorale?
«Mi accusano di usare i toni forti ma per me è un complimento. Lo attacco perché credo che ci sia un’alternativa a Renzi. Quando Bruxelles decide il rifinanziamento di  Frontex o il governo salva le banche con i soldi dei contribuenti, Forza Italia vota con il Pd».

Per forza, ha un profilo più moderato...
«Se Berlusconi girasse di più, si renderebbe conto che l’Itala non è per gli inciuci».

Forse Berlusconi è condizionato dalla lezione francese: Marine Le Pen ha subito una dura sconfitta. Come ha potuto illudersi che la signora vincesse in un Paese strambo come la Francia?
«La mia candidata ha perso sì, ma al ballottaggio, dove i candidati di Berlusconi e Renzi però non sono neppure arrivati. E a fine mese ci sono le Politiche, scommetto che la Le Pen si riprenderà».

È l’Europa il vero punto divisivo con Berlusconi?
«Su tasse, welfare, scuola, immigrazione, temi etici e famiglia i programmi di Forza Italia e Lega sono compatibili. Dopo le Amministrative mi metterò al lavoro per stendere un programma di governo e invito Berlusconi a scriverlo insieme per tutto il centrodestra».

Non mi ha risposto sull’Europa...
«Non vado a Bruxelles con i petardi ma non ci vado neppure per distruggere. Vado per costruire, o meglio ricostruire: torniamo alla Cee».

In estrema sintesi, cosa non le va del Cavaliere?
«Le faccio un esempio: il 2 giugno io mi sono vergognato nel vedere le smorfie della Boldrini al passaggio dei nostri militari. Mi fa schifo essere rappresentato da lei, invece sul palco gli esponenti di Forza Italia erano imperturbabili, per non dire soddisfatti. A Berlusconi chiedo solo prese di posizione e scelte più nette, inequivocabilmente di centrodestra. E qualcuno mi spieghi poi perché a Palermo gli azzurri sostengono il candidato sindaco del Pd, uno che stava con Cuffaro».

Lei ha detto: non vado con Grillo, non vado col Pd, non vado con Alfano, non vado con Forza Italia. Preferisce l’amore solitario?
«Con Zaia, in Veneto, la Lega governa con Fratelli d’Italia, Forza Italia e una serie di liste civiche: quello è il modello che mi garba».

Con lo sbarramento al 5%, questa legge elettorale sembra fatta apposta per far fuori la Meloni: Berlusconi non vuole nessuno alla sua destra?
«Non amo le leggi contro qualcuno ma io non ho mai avuto paura delle soglie di sbarramento. Alle Europee la soglia è al 4% e tre anni fa la Lega era data sotto, tanto che si parlava di clausole salva-Carroccio ma io non ho chiesto nulla a nessuno. Comunque lo sbarramento al 5%, che se dipendesse da me farei scendere al 4%, per assimilarlo al modello europeo, non è stato pensato contro Fratelli d’Italia ma l’ha voluto Renzi per far fuori tutti i nemici che ha a sinistra del Pd. L’uomo è vendicativo, è noto».

Lo schieramento probabilmente farà fuori anche il suo nemico Alfano...
«Qui la penso come Renzi: è stato ministro di tutto, se non lo contabilizza nell’urna sono fatti suoi. Certo io non mi posso dispiacere se Alfano non entrerà in Parlamento; anzi, stapperò un Crodino per festeggiare ma la mia, e quella di molti altri, sarà una magra soddisfazione, visto che non avremo un governo».

Torniamo alla Meloni: come va il suo fidanzamento con Giorgia?
«L’ho sentita, è preoccupata. Adesso vinciamo insieme le Amministrative, poi il 26 ci vedremo e studieremo cosa fare insieme».

Fratelli d’Italia può aiutare la Lega a sfondare finalmente al Sud: farete la famosa lista sovranista?
«La Lega si presenterà con un unico simbolo in tutta Italia».

Pensa davvero di raccogliere consensi tra i “terroni” che la Lega ha sfottuto a sangue per anni?
«Altre ere. Un tempo il nemico era Roma, ora il nemico comune a tutta Italia sono l’Europa, i banchieri, la finanza. L’altro giorno a Santeramo, in provincia di Bari, c’erano 1.500 persone ad ascoltarmi. Mi arrivano chiamate da sindaci e rappresentanti della società civile per sostenere la Lega alle prossime Politiche».

Insomma, non mi dice se offre o no una ciambella di salvataggio alla Meloni...
«Decidiamo dopo aver vinto nelle città. Non penso comunque che Giorgia ne abbia bisogno».

Come si spiega che la Lega abbia un elettorato per molti versi simile a M5S?
«Perché Cinquestelle, non avendo mai governato, può dire tutto e il suo contrario, dichiara secondo convenienza. Quando però i grillini arrivano al governo, come a Roma, oltre alla loro incompetenza mostrano la loro vera natura. Guardi la Raggi, che ha promesso 800 euro ai rom che lasciano le roulotte per andare nelle case che il Comune offre loro. Lei dice che sono soldi della Ue, ma chi la paga la Ue? Noi. Tra noi e i grillini le ricette sono opposte. Sempre per restare nell’ambito casa, che è fra i più cari agli italiani: a Genova noi daremo la priorità agli italiani nell’assegnazione degli alloggi pubblici, a costo di attirarci le critiche di grillini e sinistra pro immigrati».

di Pietro Senaldi
@PSenaldi

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