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Il doloroso retroscena

Silvio Berlusconi e Giovanni Toti, ci eravamo tanto amati: altissima tensione dopo il ballottaggio

5 Luglio 2017

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Giovanni Toti e Silvio Berlusconi

L’ultimo confronto faccia a faccia è stato prima dei ballottaggi, quando ancora Genova non era vinta, le altre città neppure. Poi Silvio Berlusconi e Giovanni Toti non si sono più incrociati. Il Cavaliere non è andato nel capoluogo ligure per festeggiare la conquista «storica» della «roccaforte rossa» insieme al neo sindaco, Marco Bucci e non è intervenuto nelle dinamiche che lo hanno portato a presentare ieri sera la sua nuova giunta definita «a trazione leghista», nelle quale la Lega Nord ha tre assessori più il presidente del consiglio comunale e Forza Italia soltanto due, più un consigliere delegato. È proprio su quel «modello» che porta il nome dell’ex consigliere politico del Cavaliere, che vede il Carroccio come forza trainante e più rappresentata del centrodestra, che si è consumata la prima frizione, due settimane fa. Se Berlusconi ha in mente un sistema proporzionale con una Forza Italia al centro, che si allea con gli altri, l’ex direttore la pensa come Matteo Salvini che chiede un sistema maggioritario che produca un listone unitario o una alleanza organica di tutti quelli che si riconoscono in un leader candidato presidente del consiglio. Già, ma quale?

L’ex premier, che ha trascorso domenica qualche ora a Villa Certosa in Sardegna, «registra in silenzio» da giorni un «crescendo di provocazioni» del segretario della Lega che non sono passate inosservate. Le allusioni di Salvini alla riforma della giustizia che va scritta bene (e «non per favorire qualcuno»), quelle sulle «strizzatine d’occhio a Matteo Renzi», l’ultima sul giornale del fratello Paolo hanno fatto superare il livello di guardia. «Continua a provocarmi», si era sfogato qualche sera fa. Nel mirino, però, non c’è più solo il segretario della Lega, invitato ad abbassare i toni - in rapida successione - da Paolo Romani, Renato Brunetta e Mara Carfagna - ma, a questo punto, lo stesso governatore forzista. Ad originare quella che viene definita una «moderata irritazione» è stata una dichiarazione con la quale Toti si è augurato che «Fi cominci a pensare seriamente al suo futuro» e che «lo faccia anche Silvio Berlusconi perché la sua statura è tale che vorrei che si consegnasse come il Charles De Gaulle italiano».

Il fondatore di Fininvest, però, non sembra intenzionato a farsi da parte e ritirarsi in un pantheon, ma ripete continuamente di voler essere «in campo». Berlusconi voleva rispondere, ma poi è stato convinto a desistere. Da Genova provano a ridimensionare la divergenza di opinioni tra il governatore forzista e il presidente di Fi. «De Gaulle è uno statista, era un complimento», spiegano. Lo stesso Toti, oltretutto, non avrebbe condiviso alcune uscite di Salvini.

Sicuro rischia di “pesare” sulla frattura lungo l’asse Arcore-Genova l’equilibrio attorno al quale è costruita la giunta del capoluogo ligure. Il Carroccio è la forza meglio rappresentata con tre assessori, il presidente del consiglio contro i due assessori e un consigliere delegato di Fi. Tra questi c’è Giancarlo Vinacci, l’imprenditore che Berlusconi voleva candidare sindaco. La sua delega (Sviluppo economico) è però poca roba se paragonata alla promozione a vicesindaco di un esponente di Fratelli d’Italia (che ha pure un consigliere delegato) e ad assessore (al Personale) di una esponente del partito di Raffaele Fitto, Direzione Italia: i “sovranisti” sono preminenti sui moderati.

di Paolo Emilio Russo

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Commenti all'articolo

  • albinoalbanofree

    05 Luglio 2017 - 15:03

    Visti i risultati ora che la sinistra è in crisi è inutile che il centro-destra si faccia male da solo vito che anche il Movimento a Cinque stelle del Grillo parlante a vanvera ha perso pezzi con Pizzarotti rieletto a Parma sindaco senza il Movimento che lo avrebbe sconfesato. Se si continua a litigare l'alternativa quale sarà se non una deriva autoritaria? Riflttete bene leader del centrodestra.

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  • corto lirazza

    05 Luglio 2017 - 13:01

    il berlusca ci ha imposto Casini, Follini, Fini, quel pirla di poeta dilettante di cui non ricordo il nome e tanti altri. Si ritiri

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