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Pd, Renzi: "Se vogliono farmi la guerra lo dicano. Non mi faccio mettere i piedi in testa"

Alla direzione dem Epifani detta la linea: "Segretario distinto da candidato premier". Il rottamatore: "Critico Letta in faccia. Io a capo del partito? Forse"

Giulio Bucchi
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"Se vogliono farmi la guerra lo dicano. Non tramo ma non tremo". E' un Matteo Renzi, decisamente combattivo quello uscito dalla direzione del Pd di martedì sera. A colloquio con Repubblica e La Stampa, il sindaco di Firenze si sbottona e dice la sua sul governo e sul partito che, un giorno sì e l'altro pure, pare remargli contro. La storia delle primarie di fine 2012, con i favoritismi all'allora segretario Bersani denunciati dai renziani, è roba stranota e superata. Ora la questione è un'altra, ancora più esplosiva. Il ruolo del rottamatore nei prossimi mesi: segretario, leader e candidato premier? E soprattutto, quando se ne dovrà parlare? Chi, come Renzi, parla di governo a (breve) termine viene accusato di remare contro, di complottare. E Renzi non ci sta. "Starò buonino se non mi mettono i piedi in testa" - "Non tramo contro il Governo, è persino offensivo che si dica - si sfoga su La Stampa -. Sono quello delle battaglie a viso aperto, non quello degli agguati di nascosto. Visto che di qualunque cosa parlo mi sparano addosso, allora chiedo: se vogliono farmi la guerra loro, me le lo dicano. Così mi regolo". Il loro, naturalmente, è tutto rivolto alle gerarchie del Partito democratico, decisamente abbottonate sul futuro del governo Letta. "Se dire una banalità tipo se il governo fa dura, altrimenti va a casa, significa attaccare Letta, allora siamo alle barzellette - si scalda Renzi -. Qui la questione è semplice: qualunque governo ha un senso se realizza cose, non se vivacchia. E a proposito, delle cose da realizzare, io credo che il punto centrale sia: per cambiare questo Paese basta il cacciavite o ci vuole la ruspa? Enrico pensa che il cacciavite sia sufficiente, io credo che occorra fare di più". Ma la ruspa, forse, serve anche nel partito. Non a caso, coi suoi fedelissimi, la reazione è un po' più pepata: "Con Letta starò buonino, se non mi mettono i piedi in testa...". E con il giornalista di Repubblica i toni sono più o meno li stessi: "Stiano tutti più sereni, e vedremo nelle prossime settimane le cose da fare. Ma la pre-condizione è che finisca questa specie di tiro al bersaglio che parte appena io apro bocca. Sto cominciando a rompermi e non credo che a loro convenga". "Forse mi candido a segretario" - Il nodo, infatti, resta l'organizzazione interna. Vale a dire, il ruolo di segretario e candidato premier. Che presto non coincideranno più, parola del segretario Guglielmo Epifani. "Dobbiamo separare il ruolo del segretario da quello del capo della coalizione, senza più coincidenza - ha spiegato in direzione -. La contestualità è stata superata nelle scorse primarie ed è improponibile oggi, dal momento che abbiamo alla guida del governo Enrico Letta, che era il nostro vicesegretario fino al mese scorso". Il prossimo segretario del Pd (che non sarà Epifani), verrà individuato con le primarie. "Bisognerà definire criteri e platea". Si prospettano, dunque, doppie primarie: per il segretario nazionale e per il candidato a Palazzo Chigi. In entrambi i casi, Renzi ci sarà. "Il rischio che mi candidi alla segreteria del Pd c'è - ammette su Repubblica -. Insisto: non è una priorità. Ma ci sto riflettendo". "Voglio evitare di finire nella palude democristiana, fatta di immobilismo e sospetti, di accuse e ritrattazioni. Io non sono questo, non ho mai fatto una battaglia alle spalle di qualcuno, ho sempre messo la mia faccia". In questo senso, le parole di Epifani non rasserenano il clima: "Renzi buon segretario? Può esserlo, anche se finora ha svolto prevalentemente altre funzioni di amministratore e quindi funzione di   governo. Il segretario - prosegue Epifani - risponde a logiche un po' diverse, perché la guida di un partito è fatta anche di attenzione, di mediazione, di cura della comunità. Ha più, anche per la complessità del Partito democratico, una proiezione interna". E sebbene lo stesso Epifani definisca Renzi "una delle figure più popolari e più forti del nostro partito" l'impressione, indotta, è una: Renzi è un po' troppo "esterno" per fare il segretario. 

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