Amarcord

Kyenge, attacca e si lamenta: "In ospedale mi chiamavano infermiera"

Francesca Canelli

Cecile Kyenge piange lacrime amare. Il ministro per l'integrazione racconta la sua giovinezza, e accusa Italia e italiani. "In questi 3 mesi mi sono sentita colpevole perché nera, perché donna, perché nata all'estero e perché ho studiato per diventare medico oculista", dice. Poi recrimina il fatto di essersi sentita spesso sottovalutata nel lavoro: "Tante volte in ospedale mi hanno chiamata infermiera". Fatto per lei estremamente imbarazzante e ingiusto. "Quando dicevo di essere medico, mi chiedevano se fossi americana. Vi chiedo: molti di voi si riconoscono in quel che ho detto, allora siete tutti colpevoli?". Silenzio dalla folla in Piazza Umberto I a Erice (Trapani), riunita per assistere alla manifestazione promossa dalla Cgil. La Kyenge tuttavia dice che non si "cura degli insulti. Dobbiamo agire a testa alta. Non dobbiamo farci sopraffare da chi grida più forte. Ho ricevuto molti attacchi per lo ius soli  ma ricordo che questo è l'anno europeo della cittadinanza, dobbiamo impedire che ci siano cittadini di serie A e di serie B" " Il ministro per l'Integrazione si sofferma poi sulla Bossi Fini e, al cronista che gli chiede se all'attuale legge potrebbe seguire un'altra firmata da lei e dal ministro Bonino, lei risponde: "Una legge Bonino-Kyenge? Non metterei il nome, l’importante è fare una buona legge".