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Veneto e Lombardia, l'autonomia: cosa accadrà da oggi, trattative lunghe un anno

23 Ottobre 2017

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Veneto e Lombardia, l'autonomia: cosa accadrà da oggi, trattative lunghe un anno

Da oggi, cioè il giorno successivo alla vittoria del “Sì”, quali strumenti metteranno in campo Maroni e Zaia per avviare una trattativa?
Gli strumenti sono quelli previsti dall’articolo 116. Bisogna, innanzitutto, avviare una trattativa con il governo per chiedere le competenze e le risorse necessarie al loro finanziamento, arrivando a un’intesa.

Quali saranno i contenuti della trattativa?
Innanzitutto, la regionalizzazione di tutta l’istruzione pubblica e di tutto il personale insegnante, che verrà interamente pagato dalla regione, come oggi avviene nelle province autonome di Trento e Bolzano. Verrebbe poi regionalizzata tutta la sanità, uscendo finalmente dal circuito dei tagli lineari del governo, ovvero dalla non applicazione dei costi standard e dalla penalizzazione dei sistemi virtuosi. La trattativa comprende anche la regionalizzazione dei fondi per le imprese. Oggi, infatti, essi vengono gestiti da Roma e, in particolare, da soggetti che non conoscono affatto il territorio. Poterli gestire direttamente in Lombardia e Veneto eviterebbe la dispersione di risorse e permetterebbe a questi interventi di diventare molto più mirati. Verrebbero regionalizzate alcune amministrazioni che oggi sono statali, come le sovrintendenze o l’agenzia del demanio. Trasformare tali soggetti da nazionali in regionali, come avviene in Trentino-Alto Adige, vuol dire eliminare pesante burocrazia che crea ostacoli allo sviluppo economico del territorio. Esistono, infine, una serie di enti e materie che potrebbero passare all’amministrazione regionale in tutti gli ambiti delle 23 competenze considerate dall’articolo 116. Se tutti i processi venissero regionalizzati, vorrebbe dire che la regione potrebbe conoscere una straordinaria semplificazione normativa e avere una straordinaria dinamicità nello sviluppo del proprio territorio. Si aprirebbe una straordinaria possibilità di sviluppo del territorio regionale, anche perché regionalizzare tutte queste competenze vuol dire trattenere sul territorio tutte le risorse - che oggi vengono prese (e spesso perse) dal centro - che servono a finanziarle.

Ci sarà bisogno di un provvedimento di legge affinché la trattativa col governo - come previsto dall'articolo 116 della Costituzione - renda operativa l’autonomia di Veneto e Lombardia?
Servirà una legge che dovrà tradurre in norma l’intesa raggiunta con il governo. Una legge che dovrà essere approvata a maggioranza assoluta, a differenza delle leggi ordinarie per le quali è sufficiente la maggioranza semplice. La maggioranza assoluta è un fattore che garantisce anche maggiore stabilità all’ autonomia differenziata, perché leggi ordinarie non potranno derogarvi.

Nel caso in cui un governo non dovesse accettare la trattativa, quali strumenti abbiamo per far sì che essa ci venga concessa?
Non c’è uno strumento concreto per aprire la trattativa. La trattativa è una questione eminentemente politica, ma non bisogna sottovalutare affatto il peso politico che può avere una vittoria del “Sì” in un referendum di questo tipo. Si tratta di una consultazione che si svolge per la prima volta nella storia della Repubblica, con un’eco di tipo costituente e quindi dall’impatto sicuramente dirompente.

Quali tempi si prevedono per arrivare all'autonomia?
Entra in gioco, al riguardo, il procedimento dell’articolo 116, III comma, della Costituzione, che prevede che la Regione avvii un negoziato con il governo per la definizione delle materie e delle risorse rispetto alle quali richiede una maggiore autonomia (questo specifico negoziato secondo la legge regionale veneta 15/2014 deve avvenire dopo il referendum). Il negoziato si conclude poi con una intesa con il governo e quindi con la presentazione di un disegno di legge al Parlamento che ratifichi con una legge rinforzata l’intesa raggiunta, dando a Lombardia e Veneto lo status di Regione ad autonomia differenziata. I tempi con cui questo procedimento si concluderà dipenderanno dalla… politica. Tuttavia, tra trattativa e successiva legge, difficilmente si riuscirà a chiudere il processo prima di un anno. Maroni ha però detto che vorrebbe chiudere tutto prima delle Politiche.

Come si incardinerà la trattativa in caso di vittoria del “Sì”?
La trattativa sulle materie di competenza è appunto il “secondo” negoziato previsto dalla legge regionale 15/2014. Una volta svolto il referendum e affermatosi il "Sì", la legge prevede che il Presidente della Giunta avvii una serie di negoziati con Roma per definire, sia le materie sulle quali viene richiesta una maggiore autonomia, sia le risorse per finanziarla.

Quali e quante sarebbero le competenze che potrebbero essere ottenute da Lombardia e Veneto?
Lombardia e Veneto potrebbero avere potere esclusivo su materie specifiche:
a. rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni;
b. commercio con l’estero;
c. tutela e sicurezza del lavoro;
d. istruzione;
e. professioni;
f. ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi;
g. tutela della salute;
h. alimentazione;
k. ordinamento sportivo;
j. protezione civile;
i. governo del territorio;
l. porti e aeroporti civili;
m. grandi reti di trasporto e di navigazione;
n. ordinamento della comunicazione;
o. produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia;
p. previdenza complementare e integrativa;
q. armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario;
r. valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali;
s. casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale;
t. enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale;
u. organizzazione della giustizia di pace;
v. norme generali sull’istruzione;
z.tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali.
Lo Stato centrale continuerebbe a mantenere la gestione di materie di interesse nazionale come la difesa, l’ordine pubblico, la giustizia.

L’autonomia che otterrebbero Lombardia e Veneto a seguito di una trattativa sarebbe paragonabile, nei fatti, all’autonomia delle regioni a statuto speciale?
L’autonomia che otterrebbero Lombardia e Veneto sarebbe paragonabile a quella delle Province autonome di Trento e Bolzano, in quanto le verrebbero concesse analoghe competenze, per esempio la regionalizzazione del personale insegnante e del finanziamento di tutta la sanità. Prendendo in considerazione tutte le materie che è possibile ottenere in base alla Costituzione vigente, si arriva a un livello decisamente speculare a quello di Trento e Bolzano. Considerato che Trentino e Alto Adige trattengono nove decimi di quanto riscosso nel loro territorio in termini di imposte, è equo che l’accordo col governo riconosca lo stesso trattamento anche a Lombardia e Veneto. Si tratterrebbe, altrimenti, di un’ingiustificabile discriminazione all’interno del sistema.

Finirà che con l’autonomia le imposte e le tasse ce le imporranno Maroni e Zaia invece dell’Italia? Cosa cambierebbe?
Con l’autonomia, Lombardia e Veneto avranno a disposizione maggiori risorse grazie alle quali le regioni potrebbero ridurre le tasse. Con maggiori risorse i rappresentanti di Lombardia e Veneto saranno messi in grado di ridurre le aliquote, di quei tributi posti sotto il loro controllo, tra cui, ad esempio, eliminare l’Irap alle imprese e le altre tasse.

Una volta che si aprirà questo vaso di Pandora, che è l'articolo 116 sulle maggiori competenze regionali, con Lombardia e Veneto che faranno da apripista, andremo verso una confederazione di regioni autonome con lo Stato al centro? Che fine farebbe una Repubblica come quella italiana?
Con un modello di regionalismo differenziato si verrebbe a creare un sistema moderno come esiste da tempo in altri Paesi europei. Non è quindi una ipotesi peregrina, ma già attuata da altri ordinamenti. Ad esempio in Spagna, questo percorso è stato avviato con l’istituzione delle comunità autonome, ovvero le regioni spagnole, con due velocità: rapida e lenta.
Quando nel 1978 è caduto il regime di Franco, la Spagna non diede, infatti, a tutte le regioni la stessa autonomia. Alcune effettuarono dei referendum, decisero l'accesso attraverso la via rapida (per esempio l’Andalusia e la Catalogna) e ottennero maggiori competenze. Quelle competenze che, invece, non sono state subito concesse alle regioni più arretrate, dando origine a un sistema articolato, ma virtuoso. Il principio di differenziazione è poi stato di fatto applicato anche in Germania al momento della riunificazione: non si è data subito ai nuovi Länder dell’Est la stessa autonomia che avevano quelli dell’Ovest. È stato realizzato un imponente processo di commissariamento che, assieme a forti investimenti, ha in pochi anni ribaltato quella che era una situazione in rovina. Dopo, quando si sono ricreate le condizioni per una amministrazione regionale efficace è stata riconosciuta, di fatto, l’autonomia ai Länder dell'Est. Lo stesso metodo sarebbe utile per risollevare alcune regioni italiane, dove lo Stato centrale è oggi latitante.

di Giuliano Zulin

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Commenti all'articolo

  • arwen

    23 Ottobre 2017 - 11:03

    Bla, bla, bla........Diventare sempre più piccoli in un mondom sempre più grande.......Che volpi!

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