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Il paperone

Pietro Grasso, lo stipendio del presidente del Senato: guadagna più di Sergio Mattarella

28 Dicembre 2017

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Pietro Grasso, lo stipendio del presidente del Senato: guadagna più di Sergio Mattarella

Liberi sì, uguali dipende: nei valori sicuro, nel portafoglio un po' meno. Piero Grasso, presidente del Senato e leader della nuova formazione a sinistra del Pd, non si è mai adeguato, infatti, al tetto di 240mila euro che le altre cariche dello Stato hanno rispettato, in obbedienza alla norma che da qualche anno lo prevede per tutti i dipendenti pubblici. Come risulta dalla sua dichiarazione dei redditi, le indennità che l' ex magistrato Antimafia ha cumulato come senatore e presidente del Senato superano tranquillamente la cifra. Nel modello 730 del 2014 il presidente Grasso aveva dichiarato, alla voce «redditi di lavoro dipendente», 340mila euro. In quello del 2015, ha raggiunto 340.790 euro. Quest' anno, nella dichiarazione riferita all' anno 2016, 320.530 euro. Sempre molto più della soglia che il Legislatore ha previsto per tutti i manager pubblici e dirigenti in posizioni apicali. Una norma voluta dal governo Renzi e approvata da una maggioranza di cui faceva ancora parte Grasso, allora senatore del Pd. Poi se n' è andato. Protestando contro un partito che avrebbe tradito i valori veri della sinistra. A cominciare, appunto, dalla libertà e dall' uguaglianza. Si dirà: le Istituzioni sono un regime a parte, si danno regole diverse dagli altri. Vero.

Però il presidente della Repubblica e la stessa presidente della Camera hanno deciso di autoridursi lo stipendio, proprio obbedendo alla regola che si è decisa per tutti i dipendenti pubblici. Tanto è vero che nel 2016 Laura Boldrini ha dichiarato 140mila euro, come reddito percepito in quanto terza carica dello Stato. Un terzo in meno del suo collega di Palazzo Madama.
E persino il presidente della Repubblica si è adeguato al famigerato tetto e non guadagna più di 240mila euro. Non così Grasso, seconda carica dello Stato e ora leader del partito che ambisce a incarnare i valori veri della sinistra. Non era obbligato, sia chiaro, non c' è norma di legge che lo costringa. Resta il fatto che le altre alte cariche dello Stato si sono auto-ridotte lo stipendio, il magistrato anti-mafia no.

Il fatto è che quel tetto è una delle novità del governo dei Mille Giorni, quello guidato da Renzi, che ha creato più resistenze e ostilità. Non solo nei piani alti del Senato. Tanto è vero che dal primo gennaio 2018 il tetto dei 240mila sarà eliminato per tutti i dipendenti di Palazzo Madama e Montecitorio.

Negli ultimi giorni della legislatura, infatti, grazie a quella che viene chiamata Autodiachia, ossia il fatto che il Parlamento risponde a una propria giurisdizione interna, si è deciso che il limite dei 240mila euro, in scadenza il 31 dicembre, non verrà rinnovato.

Una scelta fatta nel silenzio generale, grazie al fatto che l' attenzione era concentrata sulla sessione di bilancio. Ma così è.
Passato il Capodanno, chiusa la legislatura, si torna all' antico. Gli stipendi dei dirigenti di Camera e Senato potranno tranquillamente sforare la soglia dei 245mila euro. Alla faccia del buon esempio. Fino alla prossima ondata di indignazione e relativa direttiva interna.

Ma intanto, via al tetto. Non solo per i dirigenti in posizioni apicali, ma anche per i commessi (120mila euro). Liberi tutti, più che liberi uguali.

di Elisa Calessi

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Commenti all'articolo

  • 267767

    29 Dicembre 2017 - 14:02

    I COMMESSI GUADAGNANO QUANTO I DIRIGENTI E SEGRETARI COMUNALI. PAZZESCO. VIVA L'ITALIA.

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  • Delta16

    Delta16

    29 Dicembre 2017 - 12:12

    Alla faccia della soglia, dei regolamente e del rispetto verso i lavoratori Italiani, poi ha il coraggio di proporsi con un suo partito, VERGOGNA.

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  • sergio46

    29 Dicembre 2017 - 12:12

    Dovresti solo vergognarti. PAPPONE!

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