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Il M5s vuole piazzare Flavio Valeri alla CdP: numero uno di Deutsche Bank in Italia, vicinissimo ad Angela Merkel

3 Giugno 2018

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Flavio Valeri

Il governo che ha rischiato di non nascere per la sua ostilità allo strapotere della Germania potrebbe consegnare le chiavi delle partecipazioni statali e del risparmio postale ad Angela Merkel. L’ipotesi, che qualcuno non esiterebbe a definire di fantascienza, è tutt’altro che peregrina. Le date da tenere a mente sono quelle del 20 e del 28 giugno, quando si terrà l’assemblea in prima e seconda convocazione della Cassa depositi e prestiti. Assise che avrà il compito di scegliere i nuovi vertici della controllata del Tesoro (all’82,7%).

Le diplomazie di Lega e M5S sono al lavoro sul dossier da quando sono nate le prime avvisaglie di una possibile alleanza giallo-verde. Ora che il governo ha giurato, archiviando l’ipotesi di un esecutivo tecnico o di un voto anticipato, che avrebbero portato ad una proroga degli attuali presidente e ad Carlo Costamagna e Fabio Gallia, la partita è entrata definitivamente nel vivo. Anzi, visti i tempi stretti ha subito un vero e proprio colpo di acceleratore. Malgrado le doti di negoziatore di Giancarlo Giorgetti, il neo segretario leghista della presidenza del Consiglio plenipotenziario sulle nomine e sugli affari istituzionali, il boccino ad oggi sembra in mano ai Cinquestelle. Non è un mistero che Luigi Di Maio tenga molto alla Cdp. Ufficialmente, il Movimento vuole mettere le mani sulla controllata pubblica per trasformarla in quella «banca per gli investimenti, lo sviluppo dell’economia e delle imprese italiane» di cui si parla nel Contratto di programma siglato col Carroccio. L’istituto, che agirà sotto l’ombrello della garanzia dello Stato, dovrebbe svolgere attività di finanziamento per le Pmi, sostenere iniziative di interesse pubblico e strategico nazionale, concedere credito alle imprese italiane nei Paesi in via di sviluppo e favorire l’innovazione.

LA NUOVA IRI
Ma la Cdp è ben altro che uno strumento di sostegno alla crescita. Da quando, nel 2003, l’allora ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, l’ha “privatizzata”, facendo entrare nel capitale le Fondazioni bancarie, la Cassa è diventata una vera e propria banca d’affari, con pacchetti di partecipazioni pubbliche da far invidia alla vecchia Iri (tra le altre Eni, Poste, Saipem, Ansaldo energia, Open Fiber, Terna, Snam, Italgas, Fintecna, Fincantieri) e tentacoli presenti in ogni operazione di rilievo dove la politica vuole mettere il naso. Basti pensare al recente blitz nel capitale di Tim (con il 5%), che ha di fatto decretato la vittoria del fondo Usa Elliott nella sfida con i francesi di Vivendi per il controllo del gruppo.

POTENZA DI FUOCO
Con i suoi 410 miliardi di attivo derivanti dal risparmio postale, del resto, la Cassa è in grado di intervenire praticamente ovunque. L’unico limite è rappresentato dallo stato di salute delle imprese in cui si investe, che dovrebbe essere al di sopra di una certa soglia. Ostacolo non insormontabile, se da tempo circola l’ipotesi di un ingresso della Cassa in Alitalia. Magari al fianco di Lufthansa.

È da questa stanza dei bottoni che Di Maio vorrebbe governare l’Italia. E per farlo il leader grillino ha deciso di puntare su un nome che ai leghisti dovrebbe far venire l’orticaria. Il prescelto per il ruolo di ad è, infatti, Flavio Valeri, sulle cui competenze non ci sarebbe nulla da dire, se non fosse che è di fatto un emissario di Berlino. Valeri è il capo di Deutsche Bank in Italia. E dei suoi ottimi rapporti con la Germania, con cui lavora da una vita, si vanta continuamente. Al punto di sostenere, racconta chi lo conosce, di essere l’uomo in Italia che ha il miglior legame con i tedeschi. Accanto alle frequentazioni germaniche, poi, Valeri non ha mai nascosto neanche l’amicizia con il presidente della Bce. Come è possibile che il neo vicepremier abbia scelto proprio un “amico” di Draghi e della Merkel dopo aver addirittura minacciato l’impeachment contro Sergio Mattarella per la presunta sudditanza verso i poteri forti europei?

Di Maio è stato, per così dire, consigliato. Valeri sarebbe, infatti, molto amico di Antonio Guglielmi, attuale responsabile dell’equity market di Mediobanca. Fu lui, per tantissimi anni a capo di Mediobanca Securities, la controllata londinese di Piazzetta Cuccia, a consentire al leader grillino di incontrare gli investitori della City lo scorso febbraio. Da allora si dice che i due siano diventati inseparabili. Ma le sorprese non sono finite. Per la presidenza della Cdp, infatti, Di Maio starebbe pensando a Massimo Tononi, ex di Goldman Sachs con un passato di assistente di Romano Prodi all’Iri. Perfetto per il governo del “cambiamento”.

di Sandro Iacometti

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