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Matteo Salvini gode, anche i comunisti del Manifesto dicono che è meglio lui della sinistra

15 Aprile 2019

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Matteo Salvini

La sinistra odia così tanto Salvini perché il segretario leghista la manda fuori di testa. Di lui i progressisti non capiscono nulla, non si spiegano la sua presa sugli elettori e conseguentemente non sanno come attaccarlo. Quando pensano a Matteo, arrivano perfino a rimpiangere Berlusconi, che era per loro un bersaglio più facile. Presi dalla disperazione, dalle parti del Pd gli hanno appioppato l' etichetta, un po' demodé, di fascista, e cercano di trasformare la parola sovranista in un insulto. L' effetto è un boomerang: più la sinistra aggredisce il ministro dell' Interno, più il suo partito cresce nel gradimento degli elettori.

Nei giorni scorsi si sono avute due dimostrazioni di quanto Salvini disorienti gli ex trinariciuti, i quali gli hanno intimato di non partecipare alle celebrazioni per il 25 aprile, la festa della Liberazione. Richiesta stravagante, visto che il vicepremier è in ottimi rapporti con Trump e Putin, presidenti dei popoli che nel '45 ci liberarono dai tedeschi, i quali invece - vale per il Pd come ormai per M5S - sono i migliori amici di chi taccia il leghista di nazismo e negazionismo, e per questo non lo vorrebbe in piazza.

Ma il massimo del cortocircuito si è avuto quando il ministro dell' Interno ha deciso di accontentare partigiani, boldriniani e progressisti di varia estrazione comunicando che il 25 aprile se ne starebbe stato a casa. Anziché prodursi in cordiali ringraziamenti, la sinistra si è esibita in attacchi durissimi, accusando Salvini di venire meno, marcando visita, ai doveri imposti dal suo ruolo istituzionale e di mancare di rispetto alla Costituzione. Il tutto senza che a nessuno dei detrattori venisse il sospetto di avvelenare il clima o passare per un mestatore pretestuoso.

FERMI
AL '68 Ancora più emblematico l' autogol dei compagni del Manifesto, i quali hanno ospitato un' ampia intervista a uno dei loro idoli, lo scrittore Nicolai Lilin, nato in Moldavia quando il Paese ancora era una repubblica dell' Urss, e autore del bestseller "Educazione Siberiana". Trattasi di un comunista con la "k", un nostalgico del suo quasi omonimo Lenin, uno che ogni volta che scrive un libro, Roberto Saviano si incarica di recensirlo e inneggia al capolavoro.

Ebbene, il Manifesto, pensando di andare sul sicuro, visto il mai celato anti-putinismo dello scrittore moldavo, ha punzecchiato Lilin sui rapporti tra Salvini e lo zar. Ma anziché il rilancio delle teorie complottiste sui rubli in via Bellerio, l' autore preferito da Saviano ha risposto con un endorsement a favore del leader della Lega e un appello all' ingresso della Russia nella Ue. Ecco le sue parole: «Non capisco perché l' Eurasia non debba essere unita. Il muro verso Mosca lo vuole chi considera l' Europa come suddita degli Usa e consumatrice dei suoi prodotti. Se la Lega abbatte questa barriera sono pronto a votarla. D' altronde, che posso fare? Sono un compagno, ma la sinistra in Italia non c' è e quindi mica posso votarla. I comunisti italiani poi li conosco bene, non riescono ad andare oltre le barriere ideologiche che si sono costruiti nel '68».

PIATTO FORTE
Una fucilata in faccia. Ma la bordata più pesante arriva quando Lilin accusa la sinistra italiana di ritenere più importante il diritto di una persona a manifestare il proprio orientamento sessuale rispetto ai diritti dei lavoratori e di battersi più per i gay che per chi si fa il mazzo. Lo scrittore poi conclude affermando che se oggi tornasse Lenin per fare la rivoluzione, «la sinistra lo combatterebbe accusandolo di sovranismo» e che «i democratici odiano Salvini perché egli ha preso il loro posto, arrivando al potere impadronendosi degli argomenti che essi hanno abbandonato».

Qui Lilin fa un errore, perché il leader della Lega non è di sinistra e non lo sarà mai.
Però certo è stato capace di dare ai ceti medi e bassi della sinistra risposte a domande che l' intellighenzia rossa arroccata nei suoi salotti neppure vedeva, ed è per questo che i progressisti non lo sopportano. Come sempre meno lo tollerano i grillini di sinistra, ai quali Salvini sta sottraendo elettori, che ora cercano di cavalcare la crisi libica per metterlo in difficoltà.

Vogliono aprire i porti ai profughi per dare scacco al ministro dell' Interno sul suo piatto forte, la politica sull'immigrazione. Ma i pentastellati non dovrebbero essere alleati di governo della Lega?

di Pietro Senaldi

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