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La reazione

Lara Comi, lo schiaffo dopo l'addio della Gardini a Forza Italia: "Roba da opportunisti"

16 Aprile 2019

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Lara Comi

Lara Comi si candida per Forza Italia al suo terzo mandato nell' Europarlamento.

Qual è la posta in gioco in queste Europee?
«Dopo la Brexit, nessun partito dice più di voler uscire dall' Europa e dall' euro. Segno che noi del Ppe ci avevamo visto giusto: per l' Italia l' Unione europea è un vantaggio. Va cambiata, certo, ma davanti a un problema non si scappa, non si esce: lo si affronta dall' interno. Ecco perché saremo ancora il primo partito».

Ma guarderete ai socialisti o al nuovo gruppo sovranista in formazione?
«Intanto sfatiamo un mito: non c' è mai stata un' alleanza Ppe-socialisti. La candidatura di Antonio Tajani come presidente dell' Europarlamento era supportata dall' Ecr, il gruppo della Meloni. E non dai socialisti, che candidavano Pittella. E sono molti i temi in cui ci troviamo meglio con l' Ecr piuttosto che coi socialisti».

Insisto: col nuovo gruppo sovranista, che avrà la Lega in posizione centrale, ci sono margini di intesa?
«Il Ppe può guardare alla Lega nel momento in cui questa si dimostri compatibile coi valori del Ppe. Un esempio: la solidarietà. Vale a dire: un problema italiano è un problema europeo. Noi come Ppe abbiamo votato per le quote obbligatorie in tema di immigrazione, mentre il governo Conte ha ottenuto quote facoltative. Abbiamo richiesto la riforma di Dublino, che alcuni Paesi "sovranisti" non vogliono. Ricordo che tra gli alleati della Lega non ci sono partiti disponibili ad aiutare l' Italia sul fronte immigrazione. E sul fronte dell' economia, i tedeschi di Alternative für Deutschland sono i primi a dire che l' Italia deve rispettare i vincoli europei, mentre il Ppe è favorevole a riconoscere più flessibilità».

L' ha sorpresa il polemico addio al partito di Elisabetta Gardini, sua collega all' Europarlamento?
«Non mi ha sorpreso perché abbiamo avuto molte divergenze. Ma agli insulti non rispondo. Dico solo che un capo delegazione che fino a ieri stava in Forza Italia e dopo pochi giorni si iscrive alla lista di Fratelli d' Italia, insultando il suo ex partito, mi sembra un caso di opportunismo politico».

Ma cosa risponde all' accusa al Fi e al Ppe di essere succubi dell' asse franco-tedesco?
«Falsità da campagna elettorale. Nel Ppe si ragiona in modo solidale. Le uniche divergenze le abbiamo avute con Orban, che però alla fine si è adeguato alla linea del partito.
L' asse franco-tedesco pesa nel Consiglio europeo, non nel Parlamento. Io all' Europarlamento avevo fatto approvare il "Made in" contro le pressioni tedesche. Poi il Consiglio europeo si è messo di traverso. In quel consesso Merkel e Macron possono mettersi d' accordo e imporsi sugli altri perché Conte non è considerato autorevole: è il portavoce di Salvini e Di Maio, che sull' Europa hanno linee divergenti».

Dia un voto al governo, alla Lega e a M5S.
«Non posso dividere Lega e M5S: sono al governo insieme.
E al governo nel complesso do 5. Sull' immigrazione gli do 7, sulle politiche economiche 4».

Con Lega e FdI siete in contrasto a Roma e alleati in molte importanti realtà locali. Quanto può durare?
«Lo deve chiedere alla Lega. Noi e Fdi abbiamo tenuto fede al programma del centrodestra, che non prevede reddito di cittadinanza, e prevedeva la Flat tax prima di quota 100. È la Lega che ha cambiato idea.
La verità è che esistono due Leghe, una al governo e una nelle realtà locali. Se in Lombardia noi e i leghisti andiamo bene è perché non facciamo politiche assistenziali, che invece la Lega fa a livello nazionale».

In crisi di voti è Fi, però.
«Ripeto, se in momenti di difficoltà qualcuno decide di abbandonare la barca è un opportunista. Per me si sta in Fi quando è al 32% e quando è al 10. Per coerenza verso gli elettori. E questo non vuol dire essere yes man. Io il 3 maggio farò il congresso provinciale a Varese, dove sono coordinatore. C' è bisogno di rinnovamento, di essere più presenti sul territorio. Ma il partito si rinnova con i fatti, non a parole».

Verso quale Europa stiamo andando? Non sarebbe auspicabile una rinazionalizzazione delle politiche Ue su alcuni temi?
«L' Italia solo in Europa può aumentare la sua forza negoziale: più si isola, meno cresce.
Perché ha un debito troppo alto. Perché il protezionismo penalizzerebbe i nostri imprenditori, specialmente i piccoli orientati all' export. Perché se ci fosse una unione fiscale avremmo un Iva al 19%. E perché non è vero che diamo a Bruxelles più soldi di quelli che riceviamo: dal 2014 al 2020 l' Europa ha destinato al nostro Paese 76 miliardi di finanziamenti. Sa quanti ne abbiamo spesi? Il 3 per cento».

di Alessandro Giorgiutti

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