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Parlano pure

M5s, i veri negazionisti sono loro: sconcertante, chi spunta nelle liste di Luigi Di Maio

17 Aprile 2019

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Luigi Di Maio

Ha detto Luigi Di Maio per attaccare la Lega: «Quando dico che è preoccupante l' alleanza di una forza politica che esce dall' aula quando si ricorda la Shoah con la Lega, sto dicendo una cosa che riguarda i nostri figli perché la memoria è fondamentale» (6 aprile, Ivrea). A parte l' italiano, veramente bislacco, il riferimento alla memoria è sempre una bella idea. Provocazione accettata.

Così mi sono dedicato a un breve lavoro d' archivio per scoprire una verità incontrovertibile. I Cinque Stelle hanno avuto da sempre un problema con gli ebrei. Quando erano ancora in mente Dei, e stavano nella pancia di papà Beppe Grillo, per il loro fondatore l' Olocausto era una cazzata e Adolf Eichmann, il regista della strage degli ebrei, un idealista buontempone rispetto a Cesare Romiti. Vuoi mettere l' orrore dei gas di scarico delle marmitte Fiat nelle città rispetto agli eleganti sbuffi igienici dello Zyklon B dei lager?

Era il 1996. Ma già allora tutto era scritto. Di Maio faceva le scuole elementari, senza molto costrutto, ma una ripassatina all' album di famiglia gioverebbe a quella che con fantasia possiamo chiamare la sua autocoscienza.

Grillo sul palco roteò gli occhi e la lingua: «Chi è il serial killer?». Il comico chiese al pubblico di scegliere: «Eichmann ha gassato tre milioni di persone per un ideale distorto. C' è uno che gassa milioni di persone per un conto corrente». Apparve la gigantografia di Romiti. La Shoa era ridicolizzata, i morti ebrei dimezzati rispetto alla realtà (furono sei milioni), in fondo felici per essere stati nobilitati a vittime di un ideale distorto, rispetto a noi poveretti avvelenati dai tubi di scappamento per arricchire Romiti.

IL GARANTE
Ad accorgersene fu Enrico Deaglio, che si spaventò per questo disprezzo verso gli ebrei. Che in Beppe Grillo prese presto la forma della calunnia di Israele. Il comico scrisse infatti che alle « Brigate rosse i servizi segreti israeliani, il Mossad, offrirono il loro aiuto». Il garante dei grillini, ma assai meno degli ebrei, arrivò a sostenere che costoro manipolano qualsiasi informazione sulla Palestina, e in un' intervista disse: «Tutto quel che in Europa sappiamo su Israele e Palestina è filtrato da un' agenzia internazionale che si chiama Memri. E dietro Memri c' è un ex agente del Mossad. Ho le prove». nDaccele, e ti crederemo.

Giulio Meotti, sul Foglio, il 9 marzo del 2013, riferisce il giudizio formulato, dopo una scrupolosa indagine di testi e parole, dal Consiglio di rappresentanza delle istituzioni ebraiche di Francia (Crif) nel momento in cui il M5S entrava in Parlamento.

Scrisse: «Beppe Grillo è profondamente antisemita. Ha sempre rivendicato senza alcuna ambiguità il suo antisemitismo». Il Cirf si lamentò che nessuna forza politica o intellettuale italiano avesse fino ad allora avuto il coraggio di denunciare l' antisemitismo di questo nuovo partito: «Non ha reagito nessuno! Gli italiani sono in procinto di tornare a una parte oscura della loro storia». Si trovavano belle frasette tipo questa, nel mondo web a matrice grillina: «Se il mondo avesse le palle Israele sarebbe già scomparso da due decenni».

Un post sul blog di Grillo firmato dai Cinque Stelle Veneto, dunque roba ufficiale, sembra vergato da Bin Laden. Israele ha pianificato il genocidio dei palestinesi! Usano il potere per «programmare scientemente l' eliminazione del popolo convivente che non si assoggetta a essere brutalmente recluso». Una dichiarazione in prima persona di Grillo, conferma: la striscia di Gaza è trasformata da Israele in «una tonnara».

La causa scatenante dell' odio verso Israele e verso gli ebrei è nella identificazione di giudei=banche, con il potere finanziario in quanto tale alla conquista del mondo. Anni fa l' esperto di antisemitismo italiano Stefano Gatti denunciò a questo proposito la popolarità goduta da «stereotipi che affondano le loro radici nel falso antisemita dei Protocolli dei Savi di Sion». Nessuno ha badato a estirparli. Ne abbiamo avuta una prova il 21 gennaio scorso, quando il senatore Elio Lannutti ha rovinato i molti meriti delle sue battaglie pro risparmiatori rilanciando, come fosse acqua di sorgente, la fake news più tossica della storia, i "Protocolli", creati dall' impero russo per provocare pogrom antigiudaici, e diventati sottofondo del nazismo. Di Maio ha preso le distanze flebilmente. Nessun altro dei 330 parlamentari ha avuto un tremolio di sdegno. Lannutti si è scusato.

BOICOTTAGGIO
In compenso il deputato Manlio Di Stefano ha tirato dritto. Nel 2013 invocò il boicottaggio di un torneo calcistico in Israele. In seguito, nel luglio del 2014, chiese in aula al governo, a nome dei Cinquestelle, che l' Italia sospendesse vendita di armi e rapporti economici in toto contro Israele «o dovrà ritenersi complice del massacro perpetrato a Gaza». L' ambasciata di Gerusalemme a Roma definì questa intemerata come espressione di «un pericoloso antisemitismo contemporaneo, che mira a celare l' astio verso gli ebrei attraverso una campagna di odio verso lo Stato ebraico esistente al mondo». E intestò a Di Stefano «posizioni che negano il diritto fondamentale di Israele a esistere, nonché il diritto di Israele a proteggersi davanti agli attacchi di un' organizzazione terroristica» (Avvenire, 30 luglio 2014). Tutte medaglie sul petto di Di Stefano, a quanto pare: Di Maio nel giugno del 2018 se ne è ricordato: e lo ha promosso sottosegretario agli esteri (sic!). Per rimanere in tema, un po' il suo Ribbentrop.

Tanti altri episodi possiamo raccontare a Di Maio per fornire vitamine alla sua labile memoria. Se vuole, qui non li citiamo per non far loro réclame, gli forniamo l' elenco di siti denunciati come antisemiti dalla Commissione d' inchiesta della Camera dei deputati (2013): hanno fatto endorsement pro-M5S. Resta inevasa la domanda: perché i cinquestelle ce l' hanno tanto con gli ebrei e Israele? Una risposta ce l' avrei: invidia dell' intelligenza.

di Renato Farina

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