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Cuor di leone

Luigi Di Maio, il dietrofront da ridere su Siri: "Io non credo ai complotti, resti senatore"

20 Aprile 2019

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Luigi Di Maio, il dietrofront da ridere su Siri: "Io non credo ai complotti, resti senatore"

La resa dei conti tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini sull'apertura dell'indagine a carico del sottosegretario leghista Armando Siri potrebbe arrivare prima del Consiglio dei ministri di martedì prossimo. Il vicepremier grillino anzi ha garantito in un'intervista a Repubblica che chiederà "un chiarimento a Salvini e Giorgetti a livello politico" nelle prossime ore, perché "prima di arrivare a delle conclusioni devo parlare con loro". Peccato però che il leader del M5s si era già abbondantemente espresso sul caso Siri, chiedendone le dimissioni un minuto dopo la diffusione della notizia sull'indagine per corruzione da parte della procura di Roma.

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A Di Maio poco interessa che Siri si dichiari del tutto estraneo alle accuse dei magistrati, poco gli interessano anche le garanzie di fiducia con cui Salvini e tutta la Lega hanno blindato il proprio sottosegretario. Siri si sarebbe detto vittima di un complotto, fino a ieri un argomento quasi esclusivo del vicepremier pentastellato, che con le storie di "manine" che cambiano i decreti a sua insaputa e "poteri forti" che gli remano contro ci ha costruito una carriera politica. Di Maio però non più quello di una volta: "Io non credo ai complotti - ha detto a sorpresa a Repubblica - non penso ci creda neanche la Lega. Se dice di essere innocente va bene, ma lo devono stabilire i magistrati, tutto qua. Io non dico che Siri debba andare a casa, può continuare a fare il senatore in attesa di rientrare, non è che perde il lavoro".

In questo sussulto di generosità, Di Maio continua il dietrofront contro il leghista indagato ribadendo che non ha nessuna intenzione di costringerlo a dimettersi, ora: "Qui nessuno obbliga nessuno. la mia è stata una valutazione politica e credo di avere la libertà di farla. noi intanto abbiamo già tolto le deleghe e dunque abbiamo sterilizzato il suo operato. È stata una misura presa in via precauzionale a tutela del governo e delle istituzioni". Di Maio quindi ha già deciso, ma guai a sostituirsi ai magistrati, dice lui: "Questo lo faceva Berlusconi - ha detto ancora - ma sarebbe opportuno che la Lega lo mettesse in panchina per un po'". 

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