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Lo scenario peggiore

Luigi Di Maio, l'accusa dei leghisti: "Accordo con la sinistra", verso il governo degli orrori?

20 Aprile 2019

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Luigi Di Maio

Il sospetto in casa Lega, per molti una certezza, è che Di Maio voglia far saltare i nervi a Salvini. L'obiettivo del pentastellato, secondo quanto riferiscono a Libero diversi parlamentari del Carroccio, è quello di scaricare sul ministro dell'Interno la responsabilità della caduta del governo.

In questo schema, in effetti, rientrerebbe perfettamente la nuova bordata che ieri i grillini hanno affidato all' AdnKronos. «Il reddito di cittadinanza», hanno dichiarato "fonti del M5S", «ha fatto registrare un segno più all' ultimo Def. Questo giusto per ricordarlo a Salvini, che spesso si riempie la bocca di crescita e cantieri. I veri problemi sono altri», continua la nota, «come ad esempio i quasi 600 mila irregolari in Italia. Ricordiamo che Salvini disse che li avrebbe rimpatriati in un mese, ma dai numeri sembra persino che Minniti abbia fatto meglio di lui. Ci auguriamo un cambio di passo».

Attaccare il capo della Lega sul fronte immigrazione, peraltro uno dei pochissimi settori in cui l' esecutivo ha svolto un buon lavoro, significa lanciargli ufficialmente il guanto di sfida. Dietro i continui affondi dei pentastellati, secondo i leghisti, quindi non ci sarebbe solo il tentativo di riconquistare parte dell' elettorato in vista delle Europee del 26 maggio, ma anche l' accordo col Pd per far saltare il banco e dare vita a un governo giallo-rosso.

IL TIMORE
«Noi vogliamo andare avanti», ci dice Riccardo Molinari, capogruppo del Carroccio alla Camera, «siamo responsabili e lavoriamo nell' interesse del Paese. I 5 Stelle facciano le proprie valutazioni.
L' attacco a Siri è stato ostile.

Si sono intestati la battaglia in difesa del made in Italy quando invece sono stato io a scrivere la norma. Adesso ci accusano anche di tramare con Berlusconi: sono tutte invenzioni. Non capisco perché continuano ad attaccarci in questo modo», aggiunge Molinari, «viene da pensare che abbiano un accordo col Pd, non saprei cos' altro». Il capogruppo leghista al Senato, Massimiliano Romeo, è telegrafico: «Per noi il governo prosegue, ognuno tragga le proprie conclusioni». Susanna Ceccardi, consigliere di Salvini al Viminale, sindaco pisano di Cascina e candidato di punta della Lega alle Europee, sottolinea che nel partito «non esiste alcuna volontà di mettere in crisi l' esecutivo. Figuriamoci, con tutti i provvedimenti urgenti di cui hanno bisogno gli italiani, dalla flat tax alle piccole e grandi opere. Di certo», prosegue parlando a Libero, «i toni dei 5 Stelle e certe loro uscite degli ultimi giorni servono a tutto tranne che a rispettare il contratto di governo. Per ciò che ci riguarda», conclude, «nessun problema finché nessuno metterà a repentaglio di nuovo la sicurezza dei cittadini o penserà di fornire assist alla Sinistra».

Eccola, la Sinistra, che torna di nuovo. Pure Edoardo Rixi, viceministro leghista alle Infrastrutture, fa intendere che sono i 5 Stelle a cercare lo strappo definitivo: «Mi auguro che le vacanze di Pasqua portino pace e tranquillità a tutti, che si torni a parlare e non si prendano decisioni unilaterali. Abbiamo toccato il minimo storico nei rapporti».

I TEMPI PER LA CRISI
E dire che ieri, in mattinata, era stato Di Maio ad accusare la Lega di voler staccare la spina all' esecutivo facendo sponda su Berlusconi. «Macché crisi di governo!», gli ha risposto a stretto giro Salvini.

«La crisi di governo è solo nella testa di Di Maio che farebbe bene a non parlare di porti aperti per gli immigrati e a controllare che il reddito di cittadinanza non finisca a furbetti, delinquenti ed ex terroristi».
In serata il capo leghista ha voluto aggiungere: «Non è all' ordine del giorno la possibilità di un governo con Forza Italia e Fratelli d' Italia. Spero che nei 5 Stelle non ci sia una corrente che pensa a un governo col Pd». Alcuni big della maggioranza parlano addirittura di voto già il 23 o il 30 giugno: in questo caso il limite massimo per lo scioglimento delle Camere sarebbe il 14 maggio. Alla Lega, soprattutto ai parlamentari del Nord, fossero i 5 Stelle a prendersi la responsabilità di mettere la parola fine all' esecutivo non dispiacerebbe, anzi.

Qualcuno non vede l'ora. La sensazione però è che i grillini, prima di mollare lo scranno, vogliano aspettare i risultati delle Europee. D' altronde, stando alle percentuali dei sondaggi, parecchi di loro, si votasse oggi, dovrebbero trovarsi un lavoro. Il che, considerando le (in)competenze, non sarebbe facile.

di Alessandro Gonzato

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