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Dietro le quinte

Matteo Salvini, non solo M5s: il nemico nascosto che lo vuole far fuori

21 Aprile 2019

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Matteo Salvini

«Molti nemici, molto onore», si vantava Benito Mussolini prima di finire come tutti sappiamo, appeso a testa in giù a Piazzale Loreto. Questo però è avvenuto dopo che ha perso la guerra perché, fintanto che era in auge, non erano in tanti a sfidare il Duce. La stessa cosa non si può dire di Matteo Salvini. Il leader leghista infatti ha più nemici che capelli in testa. Guida un partito accreditato di oltre il 30% dei consensi, su internet vanta un numero maggiore di seguaci di una star musicale, è stato inserito dalla rivista Usa Time tra le cento personalità più influenti del mondo ma c' è un esercito numeroso ed eterogeneo che avrebbe volentieri approfittato del Venerdì Santo per metterlo in croce, senza possibilità di resurrezione.

Politici. Partiamo dai politici. Il più autorevole è Mattarella, che proprio ieri si è scagliato contro «il vento sovranista». Segnale forte, specie ora che soffiano venti di crisi. Induce a pensare che, qualora Salvini, dopo una vittoria alle Europee, rompesse con Di Maio, il Colle lavorerebbe per rimpiazzare l' esecutivo gialloverde con uno M5S-Pd, impedendo alla Lega di andare al voto per incassare il consenso elettorale.

Altro uomo su cui Salvini non può (più) contare è Di Maio. Si favoleggiava che tra i due ci fosse un feeling di pelle, ma era solo amicizia interessata. Il leader grillino sa che se cade il governo è fritto, perciò per mesi ha incassato senza reagire. Quando si è accorto che sarebbe affondato lo stesso, ha deciso di provare a morire in piedi e ha iniziato a fare guerra alla Lega su tutto: immigrati, tasse, inchieste giudiziarie. Toninelli, privo di pensiero proprio, ha seguito il suo capo e ha revocato le deleghe al suo viceministro Siri, indagato in un' inchiesta traballante. La ministra della Difesa Trenta ci ha aggiunto del suo, schierando l' esercito contro il Viminale, e i no global Dibba e Fico hanno festeggiato a spumante. Si è rianimata perfino la ministra per il Sud Lezzi, il cui obiettivo è boicottare l' autonomia delle Regioni del Nord. L' unico che ci è rimasto male è il premier Conte, che teme di restare a spasso, ma anche lui ha tirato la sua freccia contro il vicepremier leghista, annunciando più investimenti in Meridione.

I grillini non sono i soli amici dai quali Salvini deve guardarsi. È noto che Berlusconi gli ha ceduto il passo solo perché costretto. Se Matteo cadesse, Silvio e Forza Italia tirerebbero un sospiro di sollievo. A giorie più di tutti sarebbero Tajani e la Carfagna, anche se non riuscirebbero a mettere a reddito la vittoria politica. Come del resto il Pd, ormai passato dal denunciare la minaccia fascista al gridare al ritorno del nazismo.

Giornali. Il lavoro sporco è affidato ai giornali. Contro il leghista c' è un fronte talmente allargato ed eterogeneo che al confronto l' Ulivo di Prodi era un club esclusivo. È impossibile fare una classifica di chi pesta più duro, così tante e violente sono le randellate, perciò procediamo a caso. Orfano di Renzi e nostalgico del Nazareno, il Foglio sparla di Salvini solo come del «Cialtronaro». Gli rimprovera tutto, tranne l' unico peccato vero: governare con M5S. Tira la volata tutti i giorni contro Matteo, anche se non si capisce a favore di chi, rivolgendosi alternativamente a un centro moderato inesistente o a un' altrettanto improbabile sinistra unita. Poi c' è il Fatto, per il quale Matteo è un «Cazzaro verde». Ha inventato una rubrica giornaliera per sputtanare il ministro e ingigantisce scientificamente ogni rogna della Lega tanto quanto minimizza quelle di M5S, riducendo le voragini di Roma a crune di ago.

Di Repubblica si sa, anche se ultimamente ha deciso di buttarla sul gossip e sull' umorismo, involontario quando rievoca lo spetro fascismo, più salace nella critica economica, lasciando all' Espresso la sterile offensiva giudiziaria e le teorie complottarde sui rubli di Mosca in via Bellerio.
Fa il suo lavoro, come del resto il Giornale berlusconiano, costretto a seguire gli interessi di bottega anche se talvolta a dispetto dei propri lettori. Infine il Manifesto, e soprattutto Avvenire e Famiglia Cristiana, le nuove gazzette del migrante, che sono arrivate a scrivere che Salvini sarebbe Satana in persona. Uno scoop non da poco.

Chiesa e coop. E siamo al mondo sociale, grande ricettacolo di odiatori del vicepremier. In prima fila c' è il Vaticano, che contro Salvini ha lanciato una crociata, con l' obiettivo di liberare non Gerusalemme bensì tutti i clandestini in Italia. Seguono nell' elenco le ong e le coop dell' accoglienza, alle quali il vicepremier leghista ha rotto il giocattolo, prima tagliando da 36 euro a 21 la diaria per chi assiste i profughi, poi riducendo direttamente il numero dei medesimi. Le anime pie hanno dovuto chiudere l' attività, non più redditizia, e hanno abbandonato ogni buonismo, anche di facciata.

Mondo lgbt. Poi c' è l' universo lgtb, ossia degli attivisti omosessuali. Non che Salvini sia o abbia mai fatto qualcosa contro gay, lesbiche e trans, ma il solo fatto che ministri leghisti abbiano partecipato al Congresso internazionale delle Famiglie è, per i talebani dell' omofilia, un affronto imperdonabile. Essere andati a Verona ormai è diventato peggio che aver militato nella Gestapo.
Industriali. Piuttosto singolare anche la recente ostilità del mondo industriale. La Lega propone il taglio delle tasse ma Confindustria è pronta a tutto pur di scongiurarlo. Infatti di recente si è espressa a favore della patrimoniale e pure dell' aumento dell' Iva, e il presidente Boccia ha definito Di Maio «uno dei nostri». Una parte delle associazioni imprenditoriali soffia sul malcontento del Nord, che ancora non si è visto abbassare le tasse. Non si capisce se lo scopo sia forzare Salvini a rompere con Di Maio o invece demolire il leader leghista per poi accordarsi con M5S sulla base di un interesse reciproco: più balzelli, purché non si tocchino le deduzioni e detrazioni alla grande industria.
Giudici. In questo bordello non potevano mancare i magistrati. Hanno tentato due volte di processare il ministro per aver risolto l' emergenza profughi. La prima, grazie anche a M5S, non ci sono riusciti, ma ora che l' armonia nel governo è saltata, i pm ci stanno riprovando.

L' accusa è sempre sequestro di persona per non aver aperto i porti ai migranti, e stavolta i grillini potrebbero votare il via libera al processo al titolare del Viminale. Specie se Matteo tenesse duro nel difendere il suo sottosegretario alle Infrastrutture, Siri, accusato da due mafiosi di mazzette per far passare una legge. La norma non c' è, le prove neppure e i soldi non si trovano, ma i grillini gli hanno recovato le deleghe e ne chiedono le dimissioni. Anche a costo di giocarsi l' alleanza di governo.

Europa. Infne c' è il fronte Ue. Dal presidente Juncker al commissario per l' Economia Moscovici, all' ultimo dei ministri Ue, Mogherini compresa, non c' è n' è uno che non odi Salvini, che dice di voler scardinare l' Unione. Il più accanito è Macron, che vuole cacciarci dalla Libia ma in cambio riempirci di profughi da Tripoli. È lui a guidare l' esercito europeo del tutti contro uno e ognuno per sé. Con un tale parterre di avversari, è naturale che Salvini voli nei sondaggi. Guai a lui èerò se cade. Assisteremmo a un linciaggio più feroce di quello riservato a Berlusconi.

di Pietro Senaldi

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