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Giovanni Tria, il ministro messo all'angolo all'Ecofin: l'Austria minaccia l'Italia

Gino Coala

"C'è un Def approvato da governo e Parlamento" e "il governo sta lavorando per attuare quello che c'è scritto nel Def". E quel documento è stato approvato in Consiglio dei ministri anche da Matteo Salvini. Giovanni Tria arriva a Bruxelles alla riunione dell'Eurogruppo preceduto dalle parole di fuoco del ministro dell'Interno che minaccia di stracciare le regole su debito e deficit e dalle tensioni che soffiano sullo spread, e prova a rassicurare i partner europei preoccupati per la tenuta dei conti dell'Italia. Il debito sarà quello previsto dal Def e Salvini lo ha votato, è il messaggio che il ministro dell'Economia porta al tavolo dei 19 per disinnescare le parole esplosive del capo della Lega. Quello che conta sono i documenti e gli impegni del governo sul debito e deficit sono scritti nero su bianco nel documento di economia e finanza. Leggi anche: Governo, le tensioni tra Di Maio e Salvini fanno volare lo spread "In campagna elettorale i mercati finanziari sono un pò in fibrillazione ma bisogna attenersi ai documenti", ripete Tria, lasciando intendere che altro sono i proclami elettoralistici, altro gli impegni sottoscritti. Tria bolla come 'boutade da campagna elettoralè l'ennesima ipotesi di uscita dell'Italia dalla zona euro e assesta un'altra stoccata al vicepremier quando i giornalisti chiedono se dopo il 26 maggio cambierà tutto come promette il ministro dell'Interno: "La Commissione resterà la stessa, per un pò". L'esame dell'esecutivo all'Italia arriverà a giugno, dopo che la Commissione presenterà il suo 'Country Report' per i vari Paesi. Le premesse non sono buone: le ultime previsioni di primavera hanno dipinto un quadro a tinte molto fosche dei fondamentali macro del Paese. Dal Pil previsto in calo allo 0,1% nel 2019 al balzo del debito all'impennata del deficit oltre il 3% in caso di mancato aumento dell'Iva. E l'appello dei ministri delle Finanze dell'Eurozona che chiedono all'Italia il rispetto delle regole non lascia presagire molto di buono: dal tedesco Olaf Scholz al francese Bruno Le Maire al commissario Pierre Moscovici (il debito italiano al 140% del Pil? "Il 130% è già molto", dice il responsabile Ue degli Affari economici) fino ai 'piccoli' danesi e lussemburghesi, la richiesta a Roma di tenere a posto i cordoni della borsa è unanime. Ma la bordata più pesante arriva dall'austriaco Hartwig Loeger che già alla vigilia dell'Eurogruppo, in una intervista aveva detto che l'Italia rischia di diventare 'la nuova Grecia', rilanciando le parole del cancelliere austriaco Sebastian Kurz. "Il collega dovrebbe pensare prima di parlare", replica Tria. Ma Loeger incalza, "Tria dovrebbe trasmettere questo messaggio di saggezza a Salvini", invece "ha ceduto". L'Austria, ripete Loeger, chiederà alla Commissione questa volta di non fare sconti all'Italia e rimetterà sul tavolo la richiesta di sanzioni per chi non rispetta le regole.