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Vittorio Feltri, il segreto del successo di Matteo Salvini: "Negli attici di chi paga immigrati in nero..."

18 Giugno 2019

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Vittorio Feltri

Angelo Panebianco ieri sul Corriere della Sera ha scritto un fondo magistrale per spiegare il successo politico di Matteo Salvini, e desidero pubblicamente dargli atto di aver capito tutto. Vorrei soltanto completare il ragionamento con qualche riflessione marginale.

Quando si intende prevalere su un avversario, in qualsiasi campo, la prima cosa da evitare è quella di insultarlo utilizzando luoghi comuni frusti. Un esempio. Dire che il capo del Carroccio è un fascista è una stupidaggine che si ritorce su chi la pronuncia. Infatti non solo il duce è stato assassinato oltre 70 anni orsono, i suoi adepti non appena abbattuto il regime sono diventati comunisti e si sono messi a sfilare contro Benito. Il 26 aprile 1945 non c' era più in giro una camicia nera. Essi avevano cambiato bandiera e poi sono morti per motivi anagrafici. Più che vecchi non si può essere. A un certo punto chiunque finisce al cimitero. Ci sono finiti anche i pochi partigiani all'epoca in circolazione.

L'antifascismo è esploso in modo virulento a fascismo scomparso. In effetti non è difficile capire perché: è più comodo combattere contro un nemico sotto terra che con uno vivo e vitale. D'altronde il mio non è uno stato d' animo ma la realtà: Casa Pound, organizzazione dal sapore littorio, alle ultime elezioni ha ottenuto lo 0,3 per cento. Farla passare per una minaccia nei confronti della democrazia è ridicolo. Eppure non c'è giorno senza che un pirlacchione di sinistra non lanci strali antifascisti verso i sostenitori di Alberto da Giussano. Incomprensibile. Se a Roma quattro bischeri menano un progressista per questioni legate a magliette, tutti gridano al sopruso benché la vittima abbia subìto solamente un graffio in fronte, se invece a Padova un gruppo di sinistri spacca la faccia a uno o due di destra, si fanno spallucce, una sciocchezza.

Episodi di questo tipo sono ricorrenti e portano voti indovinate a chi? A Salvini. Perché la gente non è scema e si rende conto che si spara a casaccio sempre sul solito bersaglio, la Lega. La quale non è razzista né fascista, semplicemente ascolta le lagnanze della folla e cerca di interpretarle attuando misure opportune. Mi riferisco alla immigrazione. Che negli ultimi anni è stata invasiva, incontrollata. Un freno agli arrivi era indispensabile onde evitare il fenomeno osceno dello schiavismo e della occupazione disordinata del suolo italiano. Ovvio che non si possa vietare un minimo di accoglienza, in casi estremi, ma è assurdo aprire i porti alle masse nere oltre ogni limite, altrimenti saremmo obbligati a ospitare milioni di persone pur non avendo i mezzi per offrire a ciascuna di esse un sostentamento decente.

Il Pd e la Chiesa predicano bene però razzolano male. Vogliono attrarre tanti emigranti e poi non se ne occupano, rifilandoli al popolo che abita in quartieri già funestati da vari problemi, specialmente relativi alle abitazioni. L'atteggiamento ipocrita di coloro che amano dichiarare: fate entrare nel nostro Paese chiunque sia in difficoltà, non è condiviso dai cittadini, i quali desiderano sapere: fino a quando siamo in grado di ricevere stranieri? Quanti di loro abbiamo facoltà di tenercene?

Il trionfo di Salvini è alimentato da chi lo contesta, poiché il comune sentire coincide con la politica leghista, contrastante con il piagnisteo sciocco degli acefali eredi del comunismo fallimentare. Ripeto un mio vecchio slogan: chi spera di ottenere voti deve badare a cosa accade nelle case popolari e non negli attici dei signori che gli extracomunitari li accettano per averli al loro servizio sfruttandoli, cioè pagandoli una miseria, magari in nero.

di Vittorio Feltri

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Commenti all'articolo

  • rendagio

    19 Giugno 2019 - 07:07

    pagandoli in nero e solo quando capita, presi per la gola, col tipico e normale comportamento da comunista

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