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Antonio Di Pietro a Libero: "Magistrati e governo, ecco perché oggi ho paura"

Davide Locano
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Più che la giustizia, il tempo cambia la prospettiva degli uomini che la guardano. Prendete Antonio Di Pietro, da magistrato, nei tribunali, ha inventato un genere, da avvocato, oggi ne è quasi vittima. Caro Di Pietro, l' altro giorno a Omnibus su La7, a proposito della vicenda ex Ilva, si è lanciato in un' invettiva contro governo e magistratura, perché? «Ho solo detto che sarebbe meglio che il governo la smettesse di usare il ricatto (Conte ha minacciato "la causa del secolo" tra lo Stato e Mittal se l' azienda francoindiana se ne va da Taranto, ndr), e aprisse un vero tavolo di dialogo usando toni davvero istituzionali e non le minacce di ricorrere alla magistratura che peraltro sta al gioco. Le questioni giudiziarie si risolvono nelle aule di giustizia. Punto». Veramente lei in tv ha fatto tutto un pippone sulla sua angoscia di avvocato settantenne che assiste a magistrati che non fanno "i becchini" come dovrebbero e abusano del ruolo. E i colleghi di sinistra in studio strabuzzavano gli occhi. Cosa intendeva, fuor di metafora? «Facciamo a capirci. Il magistrato è come il becchino: deve intervenire quando già c' è il morto, quando è stato commesso il reato. Adesso, invece, ci stanno i pm che indagano quando i reati non sono ancora stati commessi. Io sono angosciato per questo. Qua si contesta l' art 499 del codice penale, un reato cosiddetto di evento, che presuppone che si sia verificato un danno per la chiusura degli altiforni. Ma qui ancora gli altiforni non si sono chiusi, il reato ancora non c' è. Sant' Iddio, lasciatelo almeno commettere, "sto reato". Io aspetterei la chiusura delle inchieste. Mo' voglio vedere come questo reato tirato fuori per Mittal va a finire in Cassazione. Secondo me manco ci arriva». Diciamola in dipietrese: non è che con questa manfrina del "togli -e- rimetti lo scudo penale" il premier Conte e i 5 Stelle non sanno più che pesci prendere con Mittal e intanto pensano a preservare il loro elettorato? «Vabbuò. È inutile che ci nascondiamo dietro ad un dito: c' era o non c' era la clausola dello scudo penale quando nel 2016 era stato fatta la gara d' appalto con Mittal?». C' era. «Ecco. Di Maio dice: la clausola non la rimettiamo, ma significa che prima c' era. Ma se c' era non puoi cambiare le regole in corsa come caspita ti pare. E se lo vuoi fare, tu governo, lo devi fare con un compromesso di dialogo. Non puoi dire: ci sediamo al tavolo solo se va come dico io, sennò è inutile sedersi al tavolo». Cioè, proprio lei, aborrisce le azioni di forza? E scusi, ma non ci può essere l' altra ipotesi, quella che Mittal cerchi lo scontro, ché non gli conviene più star in un' azienda che perde 2 milioni al giorno e vuole chiuderla? «Peggio mi sento. Allora che fai, gli offri tu la scusa? Qua ci sono piani diversi che s' incasinano. C' è quello civile con la richiesta di recesso di Mittal e con l' art 700 evocato dai commissari per bloccare il recesso, e quello penale che è tutt' altra cosa, e quello politico un' altra ancora. Ripeto, spetta all' azione politica impedire, in modo preventivo che il soggetto muoia, il becchino, la magistratura arriva dopo per la sepoltura...». A proposito. Intanto, però il 1° gennaio cambia la prescrizione nei processi che non ci sarà più dopo la sentenza di primo grado. È d' accordo, in questo, col ministro delle Giustizia Bonafede? «Qui io sono favorevole affinchè venga interrotta la prescrizione come dice Bonafede. Ma qui fanno le proposte a metà che finiscono con l' avere effetto opposto di quello previsto. Occorre fare contestualmente la riforma per ridurre i tempi del processo penale che, così com' è, favorisce i delinquenti e colpisce gli innocenti». Ha qualche suggerimento in proposito? «Devi banalmente aumentare il personale dei tribunali e dimezzare il numero dei reati per accorciare i tempi dei processi e scaricare gli arretrati. Ieri ero, come avvocato, a Santa Mara Capua a Vetere in udienza, c' erano dodici processi di fatto contro ignoti per reati d' immigrazione. Tutto bloccato. Nel tempo di un processo se ne potevano fare otto. Non è che ci voglia un genio, no?...». di Francesco Specchia

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