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Pier Ferdinando Casini e il coronavirus: "Mi hanno telefonato dalla Cambogia, qual è il vero problema"

Giulio Bucchi
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"Questa notte ho ricevuto delle telefonate di colleghi cambogiani disperati per me...". Pier Ferdinando Casini riassume così il vero problema del coronavirus in Italia: la percezione che stiamo dando all'estero dell'emergenza. Al Senato, per l'informativa del ministro alla Salute Roberto Speranza sul contagio, l'esponente del Gruppo Misto ha sottolineato come sia giusto riconoscere l'autorità degli scienziati in merito alla diffusione del virus. "Ma non si può mettere l'Istituto superiore della sanità al posto del ministero".  Leggi anche: Coronavirus, ultimo bollettino. I decessi salgono a 14, 528 contagio L'ex presidente della Camera ha richiamato la politica a riassumersi le proprie responsabilità: "L'Italia non è il ventilatore del coronavirus insieme alla Cina: il ministro è stato bravissimo nello spiegare che le cose non stanno così, ma tutto questo è importante per noi, ma diventa quasi irrilevante per la percezione esterna che si dà a questa vicenda". E in un intervento sul Quotidiano nazionale, annunciava un suo gesto di "ribellione" calcistica: "Domenica vado a vedere Lazio-Bologna allo stadio per riscoprire una gioiosa normalità".

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