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Giacalone: come uscire dall'impasse in cinque mosse

Renzi e Berlusconi

Renzi sarà accusato di cercare l'accordo con Silvio Berlusconi

Lucia Esposito
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Ci teniamo un inutile governo, per non andare subito a inutili elezioni, o andiamo subito a inutili elezioni, per non tenerci oltre un inutile governo? Grandioso dilemma. A tanto s'è potuti giungere dopo un progressivo svuotamento della rappresentanza democratica. I partiti che animano la scena non rappresentano interessi e umori degli italiani, ma solo le loro pulsioni e repulsioni. Intanto la Costituzione s'è spezzata sotto al peso di un eccessivo trasloco di poteri sul Colle quirinalizio, mentre la giurisdizione è divenuta l'unica sede della decisione. Posto che la giurisdizione, per sua natura, non può essere e non è democratica, né risponde dei propri errori. Siccome il tempo ci costa, impoverendoci sempre di più e sottoponendoci all'interessata eterodirezione dall'estero, dobbiamo chiederci se c'è un'uscita di sicurezza. Volendo, e sapendola imboccare, c'è. L'esito di tanti anni di retorica maggioritaria e presidenzialista, di tanto fiato speso a dire che chi vince deve avere i poteri per governare, nonché di tanti anni sprecati senza fare né riforme presidenzialiste, né varare sistemi efficacemente e coerentemente maggioritari (il Porcellum fu un proporzionale con il premio, tanto che la Corte costituzionale poté farne porchetta), è l'opposto: elezioni in cui nessuno vince e il solo modo di far nascere un governo consiste nell'allearsi fra avversari. Da qui, pragmaticamente, si deve ripartire. Ho sentito Matteo Renzi dire cose giuste e dissennate. Giuste, perché è necessario che la democrazia consegni agli elettori reale potere di scelta, designando il vincitore, nonché che questo riesca a misurarsi con le promesse che fece, avendone i poteri. Giusto. Troppo giusto. Ma dissennato, perché simili riforme non sono alla portata di un Parlamento privo di maggioranza e di legittimità politica. Scioglierlo comporta far cadere il governo. È un danno eccessivo? In condizioni normali sarebbe un'impellente necessità, perché l'inconsistenza politica, l'irrilevanza istituzionale e l'incapacità personale della gestione economica e dei rapporti con l'Unione europea stanno provocando danni enormi. No, non è quello il problema. Lo è, invece, non rendere inutile anche questo passaggio. Si può uscirne, in cinque mosse. 1-  Inutile supporre che le forze politiche rilevanti siano molte, semmai sono tutte non rappresentative. Quelle che possono concorrere alla maggioranza relativa, per poi provare a governare (escludo, quindi, le truppe frinenti) sono due. Trovino la sede per un accordo veloce e di durata biennale: votiamo subito, con questa schifezza di sistema che la Corte costituzionale ci ha regalato; chi prende un voto più dell'altro guida e forma il governo; l'altro guida la danza delle riforme costituzionali.  2 - Non servono commissioni o saggi, di tempo ne abbiamo già perso troppo. Il testo lo si elabora in fretta, perché le opzioni serie sono limitate: monocameralismo e schema presidenziale, o di premierato; legge elettorale coerente, quindi uninominale a doppio turno o proporzionale con sbarramento (banalizzando: à la francese o à la tedesca). 3 - Riconduzione di ciascun potere nei binari dello Stato di diritto. Detto in modo brutale: ci sarà sempre qualche cretino che compra le mutande con soldi pubblici, ma siccome non possiamo restare noi a sedere scoperto, per due anni chi è incaricato di governare lo fa fino in fondo, anche se lo accusano di avere violentato i figli. In un sistema funzionante ci si dimette al sospetto, ma il nostro è allo stadio ultimo della metastasi, sicché non si può consentire alle procure di esautorare i governanti. 4 - Riformata la Costituzione e la giustizia, si vara l'amnistia. Che è provvedimento ripugnante, ma a quel punto salutare. Per spurgarci del passato. 5 - Si torna a votare e si riprende il cammino di una normale Repubblica. Fatta di glorie e miserie, come tutte le democrazie, ma, almeno, non affogata nell'inutilità suicida, come l'attuale. Si obietta: la condizione dell'economia c'impedisce di procedere in tal senso. È vero il contrario: la condizione dell'economia c'impedisce di continuare a svenarci inutilmente, e senza fine. Poi c'è l'obiezione politicista: Renzi si sentirà accusare di cercare l'accordo con Silvio Berlusconi. È vero il contrario: quella è la sola strada per voltare definitivamente pagina, consegnando il berlusconismo al passato. L'obiezione vera è un'altra: dove la troviamo una classe dirigente meno penosa di quella che vediamo? C'è. L'Italia ha risorse, anche morali, e competenze da spendere. È la politicazza esistente ad avere un effetto repellente. Davide Giacalone www.davidegiacalone.it @DavideGiac

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