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Pd, Bersani: "Grillo decida cosa fare o tutti a casa"

Il segretario Pd persevera: "Beppe è voluto essere in Parlamento... Niente sedie né patti, ma i nostri e i loro si sentono"
di Giulio Bucchi domenica 3 marzo 2013

3' di lettura

Palla a Beppe Grillo. Più chiaro di così, Pierluigi Bersani non poteva essere. Ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa, il segretario del Partito democratico si è rivolto al leader del Movimento 5 Stelle con un appello che tradisce le difficoltà del Pd: "Grillo è voluto venire in Parlamento? Adesso deve dire quello che vuole fare. Altrimenti tutti a casa, si torna al voto". No al governissimo, dunque, e tentativo quasi disperato di trovare un'intesa programmatica, sia pure "a tempo" con i 5 Stelle. "Non ho intenzione di scambiare sedie e fare patti", spiega però Bersani, secondo cui Grillo "gioca all'uomo mascherato". Il filo diretto tra Pd e Movimento 5 Stelle comunque c'è: "So benissimo che c'è comunque un parlarsi tra i nostri e i loro", sostiene riferendosi agli eletti in Parlamento. Difficile che, se accordo sarà, non avvenga sulla base di una qualche concessione non solo programmatica. Probabilmente la presidenza della Camera, ma guai a chiamarla "sedia". Gli 8 punti del Pd - Poco sembra cambiato rispetto al discorso post voto di martedì scorso, quello dell'apertura a Grillo (con seguito di sfottò pesantissimi del comico) e della volontà di presentarsi dal presidente Napolitano con un proprio progetto di governo. "Abbiamo 460 parlamentari, il doppio della destra e il triplo di Grillo. Quindi la prima parola tocca a noi - ribadisce imperterrito Bersani  - Ora serve un governo di cambiamento su un programma di 8 punti che chieda su questi la fiducia". Eccoli, gli 8 punti: "leggi contro la corruzione e contro la mafia, leggi sul conflitto d'interessi, sobrietà e costi della politica, interventi immediati sull'urgenza sociale, interventi positivi sull'economia, riabilitare il già costruito e non consumare più territorio, diritti sulla cittadinanza e sulle coppie omosessuali, scuola e diritto allo studio". Da fare non con il Pdl ("Non è la mia posizione, ma avremo la possibilità di discutere di questo con il partito") ma col Movimento 5 Stelle. Ci sono però degli ostacoli. Nel M5S "ci sono cose di sinistra e cose che non lo sono affatto. Grillo non vuole che un figlio di immigrati nato qui sia italiano e mi sembra molto tiepido sull'evasione fiscale. Questo non è di sinistra", lo incalza il segretario Pd. E ancora: "Chi vuol stare fuori da euro non sa cosa dice". Per chi vuole farci un governo insieme e presentarsi così in Europa è un buon punto di partenza, non c'è che dire. E sul finanziamento pubblico ai partiti, dopo le aperture di Matteo Renzi di sabato, Bersani fa parziale marcia indietro: "Ridiscutiamo la legge, ma la politica una qualche forma di sostegno pubblico deve averlo. 'Anche fosse per un solo euro non sono disposto a rinunciare, altrimenti la politica la fanno solo gli ottimati e i miliardari".  Renzi, il governo e Napolitano - A proposito di Renzi: una cosa è certa, il Partito democratico ripartirà da lui: "Deciderà Renzi che ruolo avrà, quando vorrà, con la direzione del partito, ma sicuramente un ruolo lo avrà". Chissà che il sindaco di Firenze non torni subito in pista nell'eventuale governo che ha in mente Bersani: "largamente rinnovato, con la presenza di giovani, donne e anche presenze esterne dai partiti, assolutamente competenti''. Ci sarà anche la "grana" dell'elezione del presidente della Repubblica, in un Parlamento mai così spaccato. "Dopo un presidente così - ha detto Bersani a proposito di Napolitano - non è semplicissimo trovare una soluzione ma penso che troveremo una convergenza, perché i numeri si possono trovare".      

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