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Coronavirus, Virginia Raggi meglio di Beppe Sala: il commento di Alessandro Giuli

Alessandro Giuli
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Nel mezzo della tempesta virale, è infine arrivato il giorno in cui rivalutare Virginia Raggi. Chi l' avrebbe detto? In buona parte, è bene anticiparlo subito, il merito è del suo collega Beppe Sala: il sindaco milanese sta infilando così tante figuracce una via l' altra che al confronto l' inquilina del Campidoglio sembra Nilde Iotti. Ma andiamo con ordine. Ieri Virginia è stata lungamente censurata da media e politici, e molto insultata sui social, per aver diffuso una "guida" ai volenterosi cittadini che abbiano notato «assembramenti di persone ritenuti in contrasto con le regole sull' emergenza sanitaria» e vogliano «segnalarli direttamente all'Autorità competente con il Sus (sistema unico di segnalazione) attivo sul portale istituzionale di Roma Capitale». Apriti cielo: dai Radicali ai libertari di complemento, è stato un coro unanime di denuncia contro la sindaca che promuoverebbe la «delazione privata» e incoraggerebbe un campionario di esecrabili bassezze sociali. Di fronte alle accuse, Raggi ha replicato che «si tratta semplicemente di segnalare le persone che, ad esempio, ancora stanno andando nei parchi, che ricordo sono chiusi. Anche se sono sempre di meno». Poi ha candidamente ammesso una verità empirica facilmente verificabile: i Romani già si stanno comportando abbastanza bene, piuttosto che spingerli a litigare fra loro dandosi di untori - come spesso avviene in caso di pandemie un po' dappertutto - tanto vale offrire loro un servizio anonimo in modo che siano le autorità competenti di pubblica vigilanza, semmai, a occuparsene. È così increscioso? No. E infatti Virginia insiste sul fatto che «il rispetto di tutte le regole ha fin qui impedito che a Roma arrivasse l' esercito».

Bisognerebbe ricordare ai maestri censori in servizio permanente che la sindaca di Roma, nella circostanza calamitosa che sta investendo l' Italia, ha esibito un profilo basso, senza particolari smanie di protagonismo e bislacche retoriche di fratellanza canora; senza imporci illusorie promesse di ricominciare presto la nostra vita (in)civile quotidiana. Probabilmente lei sa di non sapere e di non potere, sicché si limita a far sanificare come può le strade della Capitale e se ne sta acquattata a casa o in ufficio come il resto del mondo. Nel frattempo, Milano è nelle mani di un sindaco che non ne ha azzeccata una. L' ultima genialata di Sala risale a ieri ed è nientemeno che la richiesta di un blackout informativo sui dati relativi all' incidenza del Coronavirus: «Sarebbe meglio comunicare le cifre ogni tre o quattro giorni, ragionare sulla giornata rischia di creare solo ansia tra la gente». Con il che, il sindaco dimostra di non aver ancora smaltito i fumi dei fatali aperitivi di fine febbraio, quelli di #milanononsiferma che hanno provocato numerosissimi contagi e altrettante domande sulla capacità della Giunta di centrosinistra di gestire l' emergenza con la dovuta assennatezza.
Ecco, oggi Sala pensa che comunicare ogni quattro giorni i dati dei morti e dei positivi a Covid-19, con numeri evidentemente moltiplicati per quattro (decine di migliaia di vittime, insomma), ridurrebbe il tasso di angoscia In Sala s' indovina poi, sottotraccia ma nemmeno troppo, un automatismo odiosissimo di natura schiettamente comunista: se la realtà è diversa da come la vogliamo noi, se le cose non vanno come dice il manuale del partito, nascondiamo tutto! Si tratta di un sovietismo inconscio raccapricciante, caratteristico dei dispotismi asiatici o delle loro claudicanti versioni occidentali, che nel caso di Sala si combina con una intelligenza pratica rarefatta e un' arruffata inclinazione alla sparata verbale estemporanea o all' escogitazione irriflessa.

Per esempio quella (ancora teorica, pare) di trattenere a casa i dipendenti comunali con più di 55 anni: il primo a ricadere nell' insieme sarebbe proprio il sindaco che di anni ne ha 61.Da ultimo, e qui siamo alla surrealtà, ci sarebbe la decisione dall'Amministrazione comunale d' imporre il congedo forzato a una parte consistente della Polizia locale proprio nel momento in cui la cittadinanza ha bisogno della presenza degli agenti. Che altro aggiungere? Paragonata a Sala, che in queste ore sembra voler personificare la naïveté del grillino appena arrivato, Virginia Raggi se non astemia ci appare quantomeno allergica agli aperitivi dei bolscevichi meneghini. E non è poco.

 

 

 

 

 

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