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Coronavirus, Giulio Tremonti: "Wuhan segna la fine della globalizzazione". Rischiamo una "Chernobyl finanziaria"

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Il coronavirus "un incidente della storia" che può portare a una "Chernobyl finanziaria". Giulio Tremonti vede nella pandemia un inquietante parallelo: come a Sarajevo si è sancita la fine della Belle Epoque e l'inizio della Prima Guerra mondiale, con le sue tragiche conseguenze, così a Wuhan si è scatenata la tempesta che condurrà alla fine dei 30 anni di "mercatismo e globalizzazione": "Un luogo remoto, all'interno della Cina la scintilla malefica sprigionata dall'incontro tra due civiltà, una rurale con dentro usi e costumi millenari e una iper moderna", una parte iper-urbanizzata e l'altra ancora rurale "ma con dentro almeno mezzo miliardo di persone. Dalla mappa capisci che il virus non è venuto fuori da un laboratorio scientifico ma certamente da un laboratorio sociale, dall'incrocio forzato tra passato e futuro".


"La tragedia - spiega l'ex ministro dell'Economia dei governi Berlusconi al Giornale - non è tanto nella pandemia in sé e nei suoi effetti sanitari quanto nel fatto che svela i limiti della globalizzazione. Una volta usciti dal lockdown ne troviamo le macerie". E svela anche "i limiti di tutte le nostre classi dirigenti, delle nostre e di quelle europee". La storia parte già dal 2008, quando il governo italiano in seguito alla crisi americana lottò a livello europeo per predisporre un piano anti-crisi e portare nuove regole alla finanza senza controllo, tra cui un "fondo salva-stati" oggi diventato Mes. Prima, però, servivano "serietà nel fare i bilanci nazionali e solidarietà per chi andava in crisi". L'Europa di oggi ha ignorato quest'ultimo concetto, trasformando la serietà in austerità e usando lo spauracchio de Mes come una clava, anziché un aiuto. Ora, però, è il tempo di tornare a parlare di economia reale e soldi "veri", conclude Tremonti: "Superata questa fase drammatica, bisognerà tornare a fare i conti con il Pil per evitare che l'esplosione finale di una Chernobyl finanziaria". Quello che rischiamo è "un disordine globale e il passaggio dalla pace mercantile a segmentazioni crescenti del mercato: ancora più dazi, di nuovo svalutazioni".

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