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Coronavirus, Nello Musumeci a Libero: "Troppi immigrati, nessuno pensa all'epidemia"

Antonio Rapisarda
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Mai avrebbe immaginato, nella sua lunga carriera, di dover tenere un popolo festoso - come sono i siciliani - chiuso in casa a Pasqua. «No, nessuno avrebbe mai potuto pensare a una calamità di questa portata. Eppure quello che abbiamo fatto ha sorpreso noi stessi, innanzitutto». Un mese dopo il lockdown Nello Musumeci, presidente della Regione siciliana, affida a Libero non un bilancio («è prematuro») ma un primo bollettino: «Siamo riusciti a gestire un' obiettiva situazione di emergenza con un sistema sanitario e organizzativo che non era tarato per eventi di questa portata». Tutto questo nonostante i tanti fronti a cui la sua Sicilia è esposta nella prevenzione del contagio: da Nord, con il nodo dei rientri sullo Stretto di Messina, e adesso dal Sud del mondo, con il primo caso di Covid-19 tra i migranti che in barba al decreto "porti chiusi" continuano indisturbati a sbarcare, in centinaia, sulle coste siciliane.

 

 


Presidente, come hanno reagito i suoi corregionali al coronavirus? 
«All' inizio con il disincanto "tipico" di noi siciliani e con un pizzico di ironia. Ma ci è voluto poco per comprendere e condividere la gravità del momento. Sono stati disciplinati, anche se la stanchezza adesso comincia ad avere il sopravvento ed il disagio economico ha messo tutti in ginocchio».
Con l' arrivo del bel tempo, è accaduto ciò che temeva: centinaia di arrivi in Sicilia, incluso il primo migrante contagiato. Il decreto del governo sui porti chiusi a quanto pare sta facendo acqua... 
«La posizione mia e del mio governo è chiara: riteniamo che l' unica soluzione possibile di fronte al paventato arrivo di migranti con sbarchi autonomi sia la quarantena su un' apposita, idonea nave ormeggiata in rada. In zone ben definite e sotto la sorveglianza sanitaria. Ricevo allarmate telefonate da sindaci e cittadini che temono l' incontrollata gestione della presenza di centinaia di migranti, sul piano della prevenzione sanitaria».
I sindaci siciliani di tutti i colori sono sul piede di guerra contro il governo nazionale. Stessa cosa gli imprenditori di Lampedusa. Alla fine questa nave se l' è dovuta procurare da solo... 
«Avverto per intero il peso della mia responsabilità. Abbiamo trovato in 24 ore una nave per 488 posti, dotata di protocolli sanitari e di tutte le autorizzazioni. Ma non sappiamo ancora cosa abbia deciso lo Stato dopo la nostra proposta. E così non va bene: la leale collaborazione non può essere unilaterale. Il governo non perda altro tempo. Tra la mia gente c' è già tanta tensione».
Il rischio è che ciò che si è riuscito a bloccare dal Nord, il Covid-19, potrebbe venire dal Sud verso la Sicilia? 
«Da uomo orgogliosamente di destra, prima ancora che da governatore, guardo al fenomeno migratorio sotto l' aspetto umanitario e organizzativo. Ed ho sempre denunciato il cinismo dell' Ue e la sua incapacità a dimostrare di essere anche un ideale, un valore e non soltanto una lobby finanziaria. I migranti vanno fermati prima ancora di partire e l' Europa avrebbe dovuto già da tempo prendere atto del fallimento della politica di cooperazione e di sviluppo con il continente africano».
Un mese dopo il lockdown è andata meglio di come temeva? 
«Non è ancora tempo per fare bilanci. Se guardiamo ai numeri, e tentiamo raffronti con altre regioni, ci consideriamo in una posizione certamente non drammatica. Merito sia di un sistema sanitario che ha saputo reggere l' impatto e programmare l' evoluzione dell' epidemia; e merito pure di una comunità che ha saputo e voluto rispettare le regole del rigore e della rinuncia. Ma è anche frutto di scelte tempestive, sofferte e coerenti, assunte con forte senso di responsabilità. Mi fa piacere che questo sia stato riconosciuto in questi giorni anche da Iss e da diversi commentatori».
Avete fatto da soli per ciò che riguarda il materiale perché ciò che è arrivato dal governo, come lei ha denunciato, sono state le mascherine modello "panni swiffer"? 
«Le polemiche tra istituzioni non sono nel mio stile. Grazie alla collaborazione con l' Università di Pittsburgh - che con noi gestisce l' Ismett a Palermo - abbiamo acquistato da soli quasi 300 tonnellate di dispositivi medici. Una grande prova di buona organizzazione. I ritardi dell' Unità di crisi centrale nella fase organizzativa, in termini di dispositivi, sono stati evidenti, dunque, e hanno messo a rischio di collasso l' intero sistema operativo italiano. Era necessario attrezzarsi in tempo».
Nei giorni clou dell' esodo da Nord verso Sud, lei aveva anticipato l' allarme. È finita con gli sbarchi incontrollati allo Stretto di Messina, dove è dovuto intervenire fisicamente... 
«Quando ho lanciato l' allarme degli arrivi dal Nord - intorno al 24 di febbraio - fui criticato da molti sindaci e dagli operatori commerciali. E, nonostante le ordinanze del presidente del Consiglio e mie, per diversi giorni i controlli sullo Stretto sono stati lacunosi e sporadici. Come è noto la funzione di controllo è dello Stato che si serve delle forze dell' ordine. Io ho richiamato l' attenzione del ministro dell' Interno, con toni anche forti, ma sempre rispettosi del garbo istituzionale: e solo dopo si è rafforzata la presenza delle pattuglie sul versante calabro e su quello messinese».
Il coronavirus rischia di falciare anche un pezzo importante di economia nazionale. I due decreti del governo sono sufficienti? 
«Credo che il secondo provvedimento sia corposo ma al di là della somma serve capire quale procedura si vuole seguire per evitare che le risorse rimangano a lungo congelate. Alle nuove disponibilità finanziare si debbono accompagnare nuove misure procedurali che evitino i lacci della burocrazia e consentano agli imprenditori di disporre presto delle risorse».
Conte ha utilizzato gran parte della conferenza stampa per attaccare le opposizioni... 
«Una caduta di stile che mi ha sorpreso. Anche il capo di un governo ha il diritto di replicare alle opposizioni, che avevano avanzato giuste critiche, ma c' è un tempo e un modo per farlo, non mentre ci si rivolge alla nazione. Quando ogni intervento deve essere improntato allo spirito di unità nazionale».
I suoi amici presidenti di Lombardia e Veneto rappresentano la trincea più avanzata sul fronte del contagio. Che cosa si sente di dirgli? 
«Quella siciliana è una comunità di grandi risorse: sa di poter contare su stessa ma sa tendere la mano a chi ne ha bisogno. E con orgoglio dico che le nostre strutture hanno ospitato pazienti bergamaschi in terapia intensiva trasferiteci dall' ospedale di Bergamo. Per fortuna sono stati dimessi dalla terapia intensiva e ora sono in corsia. Dico di più: ricordate la paziente zero? La donna bergamasca in visita a Palermo con la comitiva, ospitata nei nostri ospedali, poche ore fa è ripartita per la Lombardia. Un' altra bella notizia. Speriamo di poterli ospitare di nuovo in Sicilia, finita la tempesta».
Che cosa auspica pensando al 3 maggio? 
«Di avviare la ripartenza dei cantieri e una graduale riapertura delle attività commerciali».

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