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Virginia Raggi, alla sindaca di Roma serve una funivia per fuggire dal Campidoglio

Antonio Rapisarda
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 Visto che a terra la situazione a Roma è quella che è - buche e voragini con qualche metro di strada asfaltata attorno, un "flambus" a settimana (nella notte tra il 2 e il 3 l'ennesimo mezzo andato a fuoco), mamme rincorse dai cinghiali davanti ai secchi di rifiuti stracolmi -, e che nel sottosuolo la situazione non migliore (sono state sì riaperte dopo mesi e mesi tutte le stazioni della metro ma si viaggia "assembrati" anche in piena estate e senza nemmeno turisti in circolazione), a Virginia Raggi non resta che aggrapparsi al cielo. Nel senso letterale. A meno di un anno dalle comunali, con la sindaca grillina che tenta una disperata riconferma dopo 5 anni di disavventura amministrativa, non c'è momento migliore per il "soccorso" chiamato Recovery fund. E poteva mancare, fra l'elenco della spesa con cui spera di ottenere i cospicui denari dall'Ue, la proposta dell'ormai celebre funivia capitolina? Quella che dovrebbe sorvolare il Grande raccordo anulare fino al capolinea Battistini? È questo, come ha ricostruito Il Sole 24Ore, un punto saliente del pacchetto che Virginia ha consegnato a palazzo Chigi con fare "scientifico": «Abbiamo presentato progetti per 25 miliardi - ha spiegato a In Onda -, prendendo tutti quelli su cui abbiamo lavorato in 4 anni. Ora vediamo quanti ce ne daranno, ma intanto li ho chiesti». In attesa della risposta di Conte (chissà quanto saranno felici e "disponibili" i partner europei quando leggeranno proposte del genere), la macchina della propaganda a 5 Stelle è stata attivata. Nel dossier si trova di tutto un po': dal prolungamento delle linee della metro alla creazione ex novo della linea D, dagli interventi sulle scuole alla sempreverde formazione professionale. Ma, poi, ecco il vecchio sogno: gli "ovetti" sospesi in aria con cui nelle intenzioni di Virgy i romani dovrebbero fare «ciao ciao» con la manina ai pendolari che restano imbottigliati nel traffico (sempre che non abbiano scelto i pratici monopattini con cui giungere - nella fantasia della sindaca - fino in centro).

 

 

Severo il giudizio di un economista come Marco Simoni: «Non è purtroppo uno scherzo - ha scritto su Il Messaggero -, il Comune chiede all'Europa i soldi per la famosa funivia». Morale? «Non è un piano, non è una visione, è una lunga lista dei desideri». Se il treno dei desideri per la Raggi non va nemmeno «all'incontrario» ma è attaccato a una fune sospesa in aria, per il centrodestra non è che la conferma del piano separato dal quale la Raggi ha immaginato di governare Roma. «Questo della funivia è il tipico frutto dell'astrazione ideologica di chi è convinto di governare non la Capitale ma una piccola località montana», spiega a Libero Andrea De Priamo, capogruppo di Fdi in Campidoglio: «La Raggi ha inaugurato il suo mandato con il "no" alle Olimpiadi, ora vuole chiudere col "sì" a un'opera che si avvicina più alle esigenze degli sciatori che dei romani». Sulla stessa linea il capogruppo leghista Maurizio Politi: «Parliamo di una spesa esorbitante per un'opera che non corrisponde alle esigenze dei cittadini: a partire dal numero esiguo di persone che può portare. Va bene per le gite di comitiva...». E se il progetto non passasse la selezione per il Recovery? La Raggi potrebbe prendere il buono della stoccata del ministro Provenzano alla collega De Micheli: dopo la pista ciclabile sullo Stretto - ha ironizzato - «spero che nessuno proponga la funivia o la catapulta». Beh, quest' ultima è ancora più "green" ed economica...

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