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Costruttori? Opportunisti pronti a soccorrere il governo: perché vinceranno i peggiori

Renato Farina
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Salteranno fuori nel numero perfetto. È sicuro. Devono soltanto decidere il momento opportuno. I "costruttori", non nel senso di geometri o muratori, ma di salvatori di Conte e dei giallorossi, si dividono a questo proposito in due categorie. Quelli che ostenteranno amarezza e orgoglio pubblicamente, dando interviste a petto in fuori, prima della conta finale. E coloro che, martedì, alle fatali cinque della sera rese immortali da García Lorca, scivoleranno furtivi da qualche recesso dove erano custoditi dai giannizzeri di Rocco Casalino. È scontato che fino all'ultimo mancherà qualche numero per superare la quota di 161 che garantisce la permanenza a Palazzo Chigi dell'avvocato degli affari suoi. I voti certi dati ieri per sicurissimi erano 147: Movimento 5 Stelle (92 senatori), Pd (35), Leu (5), Autonomie (6) e altri 9 senatori del gruppo Misto (Buccarella, Cario, De Bonis, Di Marzio, Fantetti, Fattori, Lonardo, Merlo, Ruotolo). Ne mancherebbero 14 (11 nell'ipotesi più ottimistica che tutti e 6 i senatori a vita votino come sempre la fiducia). Altri assicurano che ne mancano 6. La Stampa di Torino esagera e assicura che sarebbero già 166 i contiani. Mah. Questo nuoce alla causa delle conversioni. Bisogna far credere che ne mancano di più, vuol dire che il premio per chi si converte sarà più prelibato. È una legge del mercato: la merce rara è più cara.

Merce rara più cara

Girano scommesse. Ci sarà suspense per tenere alta la posta. Così vuole il copione del Titanic. Poi dinanzi alla prospettiva dell'abisso non dell'Italia ma del loro reddito all'ultimo istante balzeranno fuori come conigli dal cilindro. La parola conigli forse non è del tutto rispettosa, ma resta la magia da circo più confortante nella storia non solo della Repubblica ma anche del Regno d'Italia da destra e sinistra. Stavolta più che altro dal centro, e questa sarebbe la novità. Perché confortante? Perché ci pare un ritorno a casa, un rifiuto della globalizzazione, una perfetta scelta identitaria italica alla Alberto Sordi. È l'Italia peggiore, ma siamo pure masochisti noi concittadini di costoro. Fanno pur sempre tenerezza. Suscitano persino invidia. Davvero? Be', sarebbe ora di finirla con questo codazzo parassitario. L'invocazione della necessaria stabilità è il pretesto per immobilizzare per sé prebende immeritate e consegnare il destino del nostro Paese a una ciurma di incompetenti, salvando la loro nave pirata mentre noi anneghiamo. Almeno lo ammettessero. Diremmo: viva la faccia. Leggeranno foglietti preconfezionati sin dall'800, con voce tremante o sulfurea, questo dipende dai consigli di mogli e mariti o amanti, per puro "senso di responsabilità". Per evitare cioè il pandemonio di una pandemia che avanzerebbe nel vuoto del potere, con una campagna elettorale scatenante piazze barbariche, causando voragini nei conti dello Stato provocate da speculazioni dei mercati. Soprattutto - minaccia delle minacce - l'Europa si sdegnerebbe al punto di non versare i quattrini del Recovery Fund. Naturalmente è una serie di gigantesche panzane. Ma far credere che la democrazia sia più pericolosa del virus e dipingerla come una tragedia è il tradizionale appiglio idealistico del gruppo parlamentare più antico della nostra storia, dato che fu fondato due secoli fa, al tempo del premier Agostino Depretis (1883). E con una solida ideologia: vincono sempre. Mai visto trasformisti od opportunisti o responsabili o - stavolta - costruttori che rinfoltiscano le file della minoranza. La motivazione è solida, e realmente attiene a un dramma che bisogna evitare a tutti i costi e che ha motivazioni che pescano persino nel Vangelo: dar da mangiare agli affamati, cioè alla loro famiglia, che qualche volta sono anche due. Rischiare di perdere due anni e mezzo da tredici mila euro netti al mese di conquibus è un lusso che in tempi di Covid è imprudente correre. Si leggano i nomi dei candidati costruttori: chi tra loro avrebbe la possibilità di essere rieletto qualora ci fossero le elezioni, oggi o tra due o tre anni è uguale? Bruno Tabacci è il teorizzatore democristiano di questi spostamenti. Lo fa disinteressatamente, la cosa non lo riguarda, è deputato, e non ha pertanto urgenza di trasloco. Ma regala volentieri ideali alla paghetta: "Trasformismo? No, è nobiltà". Il Conte Max! Naturalmente hai un bello spiegare a costoro che la chiamata alle urne è quanto di più lontano si possa pensare. Nonostante tutti si dicano pronti a sfidare il giudizio del popolo, in realtà sulla sinistra e sui margini del centrodestra in pochissimi sono disponibili a prestarsi alla roulette russa. Il proiettile nel revolver sarebbe per loro.

Come in un bazar

Ieri e l'altro ieri il Senato era quanto di più simile al bazar di Istanbul, che peraltro mentre state leggendo è chiuso per lockdown. Questo non vale per i saldi dei senatori. Per costoro non c'è zona rossa anzi, sono disponibilissimi a ficcarcisi volentieri, visto che Renzi malauguratamente ha lasciato libero il posto con i suoi 18 colleghi di Italia Viva. Qualcuno tra loro forse se ne andrà. Inutile fare dei nomi, sono tutti giusti ma rischi di prenderti una smentita che poi sarà naturalmente a sua volta smentita dalla realtà, perché il gioco è questo, negare fino all'ultimo, mostrare che si è molto sofferto fino al passo decisivo compiuto a piè scalzo su un rotolo di rovi. Ma sì, il piede può sanguinare, l'importante è che le chiappe alla fine si siedano sul burro, che è il recondito scopo di tutta questa spremuta di coscienze. Ieri è stato tutto un corricchiare, esporre la propria nobile riflessione amareggiata nei conciliaboli che si sono visti nei corridoi riposti del Senato, che si presta molto più della Camera, con i suoi tragitti labirintici, alle scorrerie. Analizzando la storia di molti costruttori potenziali o sicuri ci rendiamo conto che il trasformismo è perfettamente coerente con la loro storia che è stata tutto un salto della quaglia. Lo diciamo con il rispetto consueto che dedichiamo a questi simpatici uccelli da fiera. Di certo, tra loro giganteggia la senatrice Sandra Lonardo in Mastella, che con il marito sta intraprendendo una missione eccezionale. È quella di democristianizzare i 5 stelle. Una vaccinazione di doroteismo purissimo: persino il pseudo rivoluzionario Alessandro Di Battista, il Che Guevara di Grillo, pronto ad aprire il suo petto ai colpi della reazione per difendere l'ideale, stavolta si è fatto mastelliano e scudiscia Renzi per il tradimento di Conte. Non tenendo conto che alla fin fine dovrebbe anche lui stare dalla parte di un rivoluzionario matto come il senatore di Scandicci. Invece no, il richiamo del potere ha la forza di trasformare i simpaticissimi Mastella in salvatori del vaffanculo. Moriremo contiani? È la dittatura dei peggiori. Vinceranno loro.

 

 

 

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