Il corvo in Procura

Sergio Mattarella, la "forte irritazione" con Piercamillo Davigo: nessun dossier al Colle

A Sergio Mattarella non è arrivato nulla da parte di Piercamillo Davigo né da altri. Non c'è stata nessuna telefonata, nessuna segnalazione sul caso Amara, sui verbali segreti o sulla loggia Ungheria. Anzi, il presidente della Repubblica, rivela Il Giornale, è fortemente irritato per il tentativo di coinvolgerlo in questa bufera. Mattarella vuole restarne fuori, quindi non smentirà nulla, non dirà niente.

 

 

Niente sui politici coinvolti, sui dossier mandati ai giornali, sulle "rivelazioni" di Amara, sugli scontri all'interno del Csm. Nulla dirà il presidente sul pm di Milano, Paolo Storari, che preoccupato smista il faldone a Davigo perché faccia qualcosa e Davigo che allora è nel Csm che dice di aver riferito tutto al Quirinale. Ma come, non erano atti riservati? Ma davvero, dopo il caso Palamara, funziona ancora così?, si chiede il Giornale. "Nulla di irrituale è stato commesso - si difende adesso l'ex leader di Autonomia e Indipendenza - Ho informato chi di dovere, di che cosa dovrei pentirmi?". Ma "a chi di dovere" non risulta nulla. 

 

 

Quindi al Colle ci si chiede che cosa ci sia dietro, quale sia la regia. Perché si vuole tirare in mezzo il presidente? Perché si deve insinuare che Mattarella sapeva della loggia Ungheria o dei problemi dell'inchiesta e non è intervenuto? Il tutto peraltro dopo le ferite aperte dal caso Palamara. Tant'è, il tentativo di coinvolgere il capo dello Stato sembra destinato a spegnersi sul nascere. "Il problema non si pone neanche", non serve nemmeno una precisazione ufficiale. Niente di niente. Del resto è vero che Mattarella è il capo del Csm ma non ha alcun potere operativo. Forse qualcun altro deve intervenire al suo posto. Come Davide Ermini, vicepresidente dell'organo di autogoverno della magistratura.