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Stefano Bonaccini, la critica a Mario Draghi: "Sanità gestita a Roma? Un clamoroso errore"

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Stefano Bonaccini si toglie qualche sassolino dalla scarpa. "Le riaperture graduali si stanno dimostrando una scelta giusta", ammette difendendo l'operto di Mario Draghi e governo. Il premier, citando il "rischio calcolato", diede un mese fa il via libera a un progressivo ritorno alla normalità. "Se non ci fossimo assunti questo rischio - precisa lo stesso Bonaccini sulle colonne de La Stampa - non guarderemmo con ottimismo ai mesi che abbiamo davanti, così come se avessimo aperto tutto e subito, come chiedeva Salvini, avremmo nuovamente riportato il Paese nei guai".

 

 

Accantonati gli elogi, ecco che dal governatore dell'Emilia-Romagna arrivano le prime critiche sull'operato del presidente del Consiglio: "Le Regioni sono state attori importanti di questo rischio calcolato: i vaccini li stiamo somministrando noi e i protocolli per la ripartenza li abbiamo scritti noi, per fare due esempi. E le Regioni potranno essere un soggetto decisivo anche per investire bene le risorse europee". Per non parlare poi della Sanità: "Io continuo a pensare che un ospedale o un servizio di sanità pubblica di Bologna, Piacenza o Rimini gestito da Roma sarebbe un clamoroso errore".

 

 

Ugualmente perplesso anche sulla deriva della sinistra. Da esponente del Partito democratico, Bonaccini non può fare a meno di riportare sulla retta via i democratici. "Cresce nel mondo occidentale il bisogno di ricomporre le fratture sociali - è il suo ragionamento che suona come un chiaro messaggio a Enrico Letta -. La globalizzazione non governata ha provocato divaricazioni crescenti. E la pandemia ha riaffermato il bisogno di una sanità pubblica che curi tanto il ricco quanto il povero e protegga così anche l'economia". In caso contrario la conseguenza è delle più scontate: "Se i ceti medio-bassi scivolano verso la povertà e quelli medi si riducono, o siamo in grado di ridistribuire con più equità le risorse oppure i cittadini si affidano alla destra sovranista che promette muri e chiusure a protezione".

 

 

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